X-FILES HA FATTO IL SUO TEMPO?

Posted by xfilesbluebookfanclub On Luglio 14, 2018 7 COMMENTS

X-FILES HA FATTO IL SUO TEMPO? (Rita Tiziana)

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 Con questa mia riflessione, e con i quesiti che pongo, vorrei lanciare un sasso nello stagno delle opinioni e capire se davvero “X-Files ha fatto il suo tempo” oppure ha ancora qualcosa da dire, auspicando che le onde concentriche che si propagheranno dal centro di questo stagno possano raggiungere quanti più lettori possibile per un confronto di pareri ed opinioni in merito.

Nel 1992 uscì negli USA un saggio che sarebbe divenuto una pietra miliare della filosofia applicata alla geopolitica, quel “Fine della Storia e l’ultimo uomo” di F. Fukuyama, che usciva nel pieno del dibattito e dell’analisi sulla fine del mondo bipolare come finora lo avevamo conosciuto (cioè comandato e retto dalle due superpotenze USA-URSS), con la definitiva scomparsa del blocco sovietico e dell’ideologia comunista che governava metà dell’emisfero a Nord dell’Equatore, a tutto vantaggio di una globalizzata società dei consumi e del libero mercato (anche televisivo) pronta a conquistare le vergini terre dell’Est Europa e dell’Asia centrale. Abbandonate dunque le utopistiche idee di una comunità di eguali, dove l’ “Impero del male” alla fine venne sconfitto anche a suon di hamburger e famose bibite gassate, passato di moda pure l’edonismo ed il militarismo imperante negli anni ’80, si apriva un nuovo decennio fatto di incertezze sociali, crisi economiche, di stallo nei rapporti diplomatici e primi abbozzi di “esportazioni di democrazie”. Così facendo, però, l’unica Superpotenza rimasta in piedi si era privata del Nemico Storico; perciò, in attesa di raccogliere le idee per crearne un degno sostituto, altrettanto ostile e minaccioso (che sarebbe apparso in pompa magna all’inizio del decennio successivo) e tenendo sempre ben presente che “the show must go on”, alla “Superpotenza necessaria” sembrò naturale riesumare i sempre pittoreschi e simpatici UFO per riempire momentaneamente il vuoto lasciato dal decennale nemico sconfitto dalla Storia.

In questo clima di bassi profili e di ricerca di un baricentro, ecco comparire nel campo dell’intrattenimento televisivo USA, nel settembre del 1993, uno show che a prima vista poteva sembrare simile a tanti altri (lui, lei, dramma procedurale, chiacchiere e distintivo), ma che invece non era simile a null’altro, anzi. Uno show che era riuscito a coniugare le ripescate fantasie ufologiche e un classico evergreen come le teorie cospirative con tutta la gamma delle disfunzioni umane ed ambientali, giungendo a convincerci che non solo di ottimo prodotto commerciale si trattava, ma in aggiunta si palesava quale creazione unica, originale, avvincente e appassionante di un pazzo sognatore, quel Chris Carter che, allora, fu capacissimo di coinvolgerci fin da subito nell’appassionata ricerca della sorella rapita da parte di un eroe per caso, di un povero illuso in buona fede, pronto a sacrificare tutto sé stesso per la ricerca di una verità che trascende le sue stesse motivazioni personali e che lo porterà, attraverso e forse proprio grazie ad una compagna di cammino piovutagli dall’alto, alla scoperta di una Verità assoluta, salvo poi ritrovarsi ad aver speso un decennio delle loro vite a cacciare mostri col retino per lepidotteri per infine ritrovarsi con nulla in mano, o quasi, malinconico fallimento (ma con qualche barlume di speranza) della lotta di due individui accoppiati dal trinomio inscindibile ed indissolubile formato da Fede&Ragione al quale all’Amore totale, puro, assoluto e senza riserve è consacrato il vertice. Un vero unicum nel panorama televisivo USA ed internazionale.

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Con l’avvento del nuovo Millennio, con la comparsa dell’esotico nemico spuntato dalle sabbie quale Male Assoluto ed il debutto delle nuove tecnologie, anche il mondo di X-Files sembra adeguarsi, abbandonando gradualmente la pista aliena per buttarsi nel nuovo corso delle cospirazioni più o meno occulte e sovranazionali. La tecnologia nel frattempo ha proceduto a passi da gigante, invadendo e permeando la vita di chiunque, con l’esplodere dei giganti di Internet e della comunicazione planetaria e della quale sembra ormai impossibile farne a meno. La serie classica di XF è terminata nel 2002: per convenienza cronologica, si fa risalire al gennaio 2003 l’esplosione su larga scala dei giganti del Big Data, cioè Google, Apple (con l’I-phone) e Facebook stravolgendo, 14 anni dopo la caduta del muro di Berlino, nuovamente il mondo come l’avevamo conosciuto fino ad allora. Riflettendoci su: in X-Files, quante scoperte sono giunte grazie al ragionamento ed all’intuito umano e non solo grazie all’aiuto della tecnologia? Se Mulder e Scully, in FTF, ad esempio, nella scena del bivio nel deserto, avessero avuto un navigatore satellitare o, ancora meglio, un drone con telecamera, avrebbero sicuramente perso meno tempo nell’individuare le gigantesche arnie stile “confezioni di pop corn apri e cuoci” e scoprire così un nuovo tassello della cospirazione… ma a quel punto, il mistero, il fascino della scoperta dell’ignoto avrebbero perso gran parte della loro forza di aggancio per far presa sulle nostre fantasie e solleticare in noi la voglia di continuare a guardare il film e saperne di più. La tecnologia sicuramente è venuta loro in soccorso migliaia di volte (il navigatore satellitare che guida Mulder in Antartide, il sofisticato macchinario che restituisce umidità ai fogli bruciati in Il Principio, solo per fare un paio di esempi a caso tra le migliaia che abbiamo visto nella serie), ma le capacità di ragionamento e di astrazione erano sempre intatte perché nate e cresciute senza tecnologia futuristica che prosciuga intuito e fantasia:  vedi l’episodio Apocrypha, dove grazie alla grafite di una banalissima matita Mulder riesce a recuperare un numero telefonico semplicemente impresso sulla soffice superficie di una busta goffrata o, ancora più indietro nel tempo (in Paper Clip) troviamo un magnifico Skinner che sfotte l’Uomo che Fuma (che pretende la consegna di un nastro DAT): “Benvenuto nel mondo della tecnologia avanzata”, sogghigna, mentre fa entrare Albert Hosteen che ha mandato a memoria in lingua Navajo – lui ed altri venti Nativi – tutto il contenuto del DAT…

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Ci si ritrova, un po’ spaesati, nel 2007/08, col film IWTB, con la tecnologia che accompagna sempre i nostri due eroi, anche se con risvolti imbarazzanti (la ricerca sulle cellule staminali in Internet fa cadere le braccia e pure qualcos’altro…). Della mitologia come colonna portante della storyline, non c’è traccia se non un breve accenno a William e quel finale malinconico ed irrisolto ci faceva sperare che che X-Files, Mulder e Scully, avevano ancora qualcosa da dirci. Dovevamo solo aver pazienza.

Si giunge al biennio 2016/18: col Revival 1 e 2 l’hi-tech è ormai fuori discussione, nonostante qualche tenero inciampo (ritroviamo un Mulder poco avvezzo all’uso delle “nuove app”, anche se ambedue i nostri agenti si palesano essere orgogliosamente “pre-Google”), fino all’improvviso “risveglio di coscienza” con quell’obbrobrio di A.I., dove finalmente ci si rende conto che dopo aver lottato per esser liberi da alieni e cospirazioni da fantascienza, sarebbe francamente avvilente e degradante concludere la propria straordinaria esistenza diventando schiavi di un algoritmo.

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A fronte di questa evoluzione della tecnologia che procede a ritmi supersonici, l’odierno fan, da Homo digitalis, giudica ormai come relitti fossili gli strumenti che appena 20-25 anni fa a tutti noi “vecchi” sembravano all’avanguardia: ora ci pare fin impensabile ed incomprensibile stazionare davanti ad un fax ed attendere che il foglio passi nel lettore (episodi dal 1993 ad almeno il 2001), ridicolo e grottesco dover allungare l’antenna di un telefonino, strumento che, allora, serviva solamente per telefonare e basta; si era giunti, addirittura, a rendere protagonisti indispensabili alle vicende finanche i pubblici telefoni a gettone (indimenticabile lo scatto da centometristi dei nostri due eroi verso la cabina telefonica nello splendido “Il Persuasore”). Eppure, il mondo funzionava ugualmente e, noi e loro, ce la siamo cavata lo stesso, anche quando i fax, con un’esasperante lentezza, alla fine ci arrivavano con una bella fascia nera sopra al testo che ci interessava… Alle nuove generazioni tutto ciò non può che far sorridere, un sorrisetto sarcastico, non certo di sorpresa o meraviglia alla scoperta di come si lavorava nel 1993, circondati e sepolti da box di floppy disk e scatoloni di VHS e le ricerche di dati venivano condotte sui libri anziché sul web (vedi un irriducibile Mulder aficionado delle enciclopedie quando fa ricerche sui funghi allucinogeni in Babylon). Ma per chi ci è passato, allora, davanti ad un fax, ad una trillante cabina telefonica, tutto ciò, a rivederlo oggi, suscita una sottile nostalgia.

In quest’ultimo arco temporale, dove il mondo come lo abbiamo conosciuto (grazie ad Internet ed ai social) non esiste più, ritroviamo, con grandissima emozione, i nostri eroi, momentaneamente separati ma sempre uniti da un vincolo invisibile ma indissolubile, nuovamente calati nella singolare lotta suddivisa in quattro capitoli. E proprio in quel capitolo finale, nelle battute conclusive di quel MS4, il titolo del saggio di Fukuyama del 1992 sembra balzare netto alla memoria: siamo davvero alla “Fine della Storia”? X-Files ha ancora posto nella società, a quasi un ventennio ormai dall’inizio del Nuovo Millennio, a 25 anni dalla sua prima messa in onda e calato in una nuova era ormai supertecnologica? Rivolgendo all’indietro uno sguardo impietoso, sembrerebbe che The X-Files sia ormai storia vecchia, ma non per i messaggi universali che portava e porta tutt’ora (rispetto, onestà, abnegazione, ricerca della verità, amore incondizionato, ecc) quanto perché proprio questi valori sembrano essere stati demoliti con chirurgica precisione da quella stessa società che li ha creati (a cominciare dalla società USA dove è nato X-Files). Se nel 1993 Carter era un pazzo sognatore, ora, A.D. 2018, si è trasformato (secondo parecchi fan e qualche dirigente Fox) in un sognatore pazzo. Da emarginare, da inserire nel dimenticatoio dell’oggettistica superata, vintage, anni ’90 appunto, come i capelli phonati ed il cellulare con l’antennina.

Ma a chi si approcciasse oggi ed incominciasse a vedere XF dalla prima puntata, quella lotta, quei valori sarebbero ancora in grado di creare interesse? Esistono ancora eroi, nel concetto classico del termine, capaci di catturare, con le loro avventure e con i loro sacrifici quasi insostenibili, l’immaginazione degli spettatori odierni? Il concetto stesso di sacrificio ha un significato, un valore per i Millennials o giù di lì oppure è troppo faticoso come cammino da intraprendere e si preferisce trovare la pappa pronta, in quanto oggi sembra che tutto ci sia dovuto, pure il supereroe che lavora per te per tutta la durata dell’episodio e quindi non si compie più nemmeno lo “sforzo” di immedesimazione e di immaginazione? La mitologia ed i MOTW che ci lasciavano spesso con più domande che risposte, sono ancora capaci di catturare e coinvolgere un pubblico ormai forse troppo sazio, abulico e smaliziato? Oppure Mulder&Scully, le due facce di una stessa fulgida medaglia, sono ormai troppo distanti mentalmente per poter essere compresi ed assimilati, al pari dei protagonisti dei libri di fiabe dei secoli scorsi, totalmente fuori dal tempo, così lontani da noi da risultare impossibile calarli nella realtà contemporanea?

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Può ancora interessare un agente FBI di nome Fox Mulder che, come un moderno Don Chisciotte, partiva lancia in resta nella sua personale battaglia contro mulini a vento piovuti dallo spazio o plasmati dal Governo, un sognatore ad occhi aperti, ricettivo alle possibilità più estreme senza vergognarsene e senza tema di venir sbeffeggiato sul web (allora agli albori, e di social network sputtananti fortunatamente ancora non ce n’era traccia!), un reietto che ha trovato, una su 5 miliardi (di allora), l’unica persona, una donna, che ha creduto in lui fino in fondo, sprofondando nell’abisso con lui, per lui, per poi risorgere assieme a nuova vita? Noi venti-trentenni di allora (venivamo chiamati: “La generazione X”, forse non del tutto a caso) giudicavamo il personaggio Mulder non solo come un agente governativo dal volto umano ed empatico proiettato nel futuro delle nuove tecnologie, ma anche come un romantico cavaliere spronato dal suo personale motto “voglio crederci” marchiato a fuoco sul suo scudo e costantemente preoccupato di proteggere la sua rossa donzella, quella Scully classica e moderna al tempo stesso: classica in quanto portatrice di femminili peculiarità emozionali, diplomatiche e di cura per l’altro palesatesi fin da subito, facente pure funzione calmierante quando con la sola forza di un suo sguardo e di un sopracciglio alzato raffreddava l’arroganza e l’irruenza del suo compagno di lavoro impedendogli di peggiorare situazioni già difficili, e moderna in quanto non solo si è lasciata salvare dal suo cavaliere, ma che spesse volte si è salvata da sola ed ha pure salvato lei il cavaliere in pericolo, e, pur rimanendo sé stessa nonostante tutte le sue complesse sfaccettature, ci sembrava la partner più azzeccata per questo inusuale agente FBI che davvero pareva la moderna incarnazione di un vero Cavaliere, portatore di valori e codici che rimandavano alla Cavalleria, quali appunto l’onestà, l’onore, la fedeltà, la rettitudine, il coraggio. E ci veniva del tutto naturale immedesimarci e tifare per loro, forse anche perché con questi valori, riconoscibili negli archetipi classici, eravamo stati cresciuti, e con le fiabe, le saghe e le leggende antiche ci eravamo formati; tuttavia, nel mondo contemporaneo la loro battaglia sembra aver perso d’appeal, forse (azzardo) perché ormai nessuno ai sogni in quanto tali ci crede più di tanto, il lato fanciullesco e mulderiano di ognuno di noi è stato demolito nel corso dei decenni (significative ed emblematiche, a tal proposito, le parole di Mulder sul suo problema coi “mostri moderni” in Ghouli: “non c’è coinvolgimento emotivo … trasmettevano pathos…”); quell’infanzia che ci portiamo sempre dentro sotto forma di sogni ed aspirazioni incardinati su valori assoluti ed universali è stata fatta a fettine dal “progresso” che impone ora anche ai ragazzini di essere performanti, cinici, egocentrici, arroganti, materialisti, concentrati unicamente su sé stessi senza guardare in faccia a nessuno, convinti col diploma di 3^ media di avere già la verità in tasca e che l’umiltà di riconoscere i propri errori ormai è roba da baciapile; ad un pubblico così, X-Files può ancora far scattare quella scintilla di curiosità per l’ignoto e fascino per il mistero, ed appassionare com’è stato all’epoca per noi? In aggiunta, mi chiedo se esista ancora, là fuori, un qualche giovane uomo/donna contemporaneo pronto a gettarsi nella mischia, consapevole di rischiare faccia, reputazione, isolamento mediatico, se non fosse sicuro/a di ricevere un proprio tornaconto sotto forma di like o magari di qualche sonante contrattino da New Economy… Perché è questo che ormai sembra prevalere nella logica del Nuovo Millennio, e quanto visto in Ghouli ce lo suggerisce: il sito web col mostro finto acchiappa like e visualizzazioni e magari fare un sacco di soldi spaventando le persone. Non mi muovo se non sono sicuro di ricavarne qualcosa, di guadagnare qualcosa. Lottare per la Verità “aggratis”? Senza nemmeno un like in mondovisione? Ma che scherziamo? Siamo nel 2018, mica nel 1018!  E’ il Web, bellezza! Oggi, a fronte di tutto ciò, dello strapotere della New Economy e dei social network ai quali moltissimi si sono consegnati mani e piedi senza nemmeno lontanamente sospettare di aver regalato, questa sì, “aggratis” l’intera propria intima esistenza ai Mercati ed alle agenzie di Intelligence, ormai anche i sogni ed i sentimenti più puri e sinceri si infrangono davanti alla barriera di un mondo contemporaneo dove la dimensione emozionale prende il sopravvento su tutto il resto, ma le emozioni stesse scivolano via come surgelati sul Teflon senza intaccare più di tanto coscienze poco coscienti, perché la frenesia e l’immediatezza che comandano il mondo virtuale non consentono il lusso di riflettere adeguatamente su quanto vediamo, ascoltiamo, subiamo. “Fine della storia” dunque? The X-Files ha davvero fatto il suo tempo? Siamo proprio giunti al canto del cigno come sembrava volerci suggerire Darin-Neurodeliri-Morgan nell’Effetto Mandela, con quelle parole tra il profetico ed il nostalgico “E’ ora di affrontare la realtà, questa è la fine degli X-Files, ma forse lo scopo non era trovare la verità ma di trovarci l’un l’altro”?

La serie classica toccava, oltre all’affascinante narrazione su cospirazioni aliene e fantascienza della porta accanto, un ampio spettro delle umane miserie, delle patologie psichiatriche e degli scherzi della Natura, e si era creata, anche grazie a coincidenze davvero fortuite (la gravidanza di Gillian, la defezione di David) una possente ed intricatissima mitologia; non bastassero i “mostri della settimana” ed un arco mitologico che si è evoluto in trame sempre più complesse (e qualche volta assurde, purtroppo), è stata l’interazione tra i caratteri così ben delineati ed opposti dei due agenti a creare quel fil rouge che tanto ha contribuito al successo dello show fino al nuovo Millennio.

La stessa serie classica, poi, approfondiva ulteriormente, nel corso delle stagioni, i caratteri di Mulder&Scully, aggiungendo nuovi tasselli che ce li facevano sentire più veri e reali, vicini a noi nelle loro (e nostre) debolezze e paure; i personaggi crescevano e maturavano, e noi con loro. Il Revival crepuscolare 1 e 2 addirittura ha scavato nei sentimenti più reconditi di Dana&Fox, nei loro dubbi e timori riguardanti la loro separazione, la genitorialità mancata, dubbi e timori che inevitabilmente affiorano quando in loro prende piede l’idea di un riavvicinamento a piccoli passi, segno di una maturità (dei personaggi, degli attori e dell’Autore) che non può che far piacere a chi li ha seguiti indefessamente per oltre un decennio, indice che i caratteri si evolvono (parimenti a noi spettatori) pur rimanendo sostanzialmente gli stessi (anche se con qualche deragliamento fin troppo azzardato della Scully del Revival parte 1); e questa, a parer mio, è stata la mossa vincente che acquisterà valore nel tempo, cioè farli andare avanti “purtroppo, o per fortuna” (cfr MS1) con le loro vite: farli rimanere identici o quasi agli anni ’90 avrebbe significato voler condannare i personaggi ad un passato che non passa, incatenandoli ad atteggiamenti e ricordi lontani nel tempo, snaturando in questo modo “l’evoluzione della specie”, quindi fossilizzarli e cristallizzarli al pari di fragilissimi insetti in una goccia d’ambra ad uso e consumo di paleontologi da piccolo schermo. Chi scrive queste righe, guardando indietro, non si accetterebbe più com’era a vent’anni e nemmeno a trenta, trovandosi più in sintonia coi 40, quando si cominciano a far i primi bilanci. Se avessi ritrovato oggi Fox Mulder e Dana Scully invecchiati nel corpo ma con gli stessi slanci e colpi di testa di quando ne avevano 35 o 40, il tutto mi sarebbe risultato ridicolo, grottesco e crudele nei loro confronti. Invece li vediamo sì disillusi, ma anche riflessivi, ponderati e molto maturati ed ipercritici verso sé stessi, in quell’equilibrio che di solito regala l’età di mezzo. Evidentemente, la scelta di Carter ha suscitato del malcontento in una parte del fandom storico, mentre nel pubblico odierno, più giovane, mestamente si riscontra che non basterebbe un batimetro per comprendere in profondità che cosa vuol dire crescere, evolvere, maturare, e soprattutto mettersi e rimettersi in discussione.  Purtroppo (o per fortuna) non solo i caratteri si sono evoluti, ma si è avuta una sterzata pure nel ritmo del girato: la narrazione piuttosto lenta (com’era in voga all’epoca della serie classica), è stata abbandonata nel Revival, dove i ritmi sono più frenetici per adeguarsi allo stile contemporaneo, a tutto discapito della natura intima dello show, cioè la profondità di pensiero e di dialoghi (mi riferisco ai già vituperati Kitten ed A.I.). E sempre a proposito di “lentezza”, Chris Carter, allergico a qualsiasi coinvolgimento emozionale ed amoroso tra i due, ha tergiversato più di un lustro prima di mollare i pappafichi, arrendersi all’evidenza e lasciar veleggiare i due fino al primo bacio, ed ha impiegato ben 16 episodi (quindi, tutti) del Revival per far ricongiungere definitivamente Mulder&Scully come nel finale di The Truth, anche stavolta senza l’ombra di un bacio accontenta-shipper (superfluo e voyeuristico, a dirla tutta). Il grande successo di X-Files sta non solo nell’incredibile alchimia instauratasi tra i due attori protagonisti e che ha fin del miracoloso, ma anche nella magia di due personaggi che nel corso delle stagioni sembravano davvero aver cominciato a vivere di vita propria, ad intrecciare i propri destini nonostante il parere contrario del loro creatore, un destino inevitabile al quale era inutile sfuggire pena l’abbandono di una fetta consistente dei fan shipper e rischiando con ciò il probabile fallimento del sogno carteriano.

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La fretta odierna con la quale tutto deve essere goduto, consumato, assimilato, poco si adatta all’evoluzione di mitologia e personaggi che avevamo apprezzato nella serie classica, ed i personaggi stessi (Mulder, soprattutto) sembrano non trovarsi propriamente a loro agio in un’epoca dove l’immediato ed il tecnologico possono essere sì validi supporti ma altrettanto molesti quando intaccano i meccanismi stessi della psiche umana, in quanto la tecnologia si muove a velocità sconosciute ai nostri ritmi vitali

Fox Mulder e Dana Scully, “nati” e cresciuti negli anni ’90, sembrano ormai distanti dalle nuove generazioni, a tutto interessate fuorchè alla faticosa coltivazione di rapporti umani veri e tangibili e soprattutto restie a comprendere appieno concetti quali altruismo, sacrificio, aiuto spassionato; si pensi alla figura di Skinner, relegato da decenni alla qualifica secondaria di vicedirettore, punito dai superiori perché mai ha voluto abbandonare i suoi pupilli al loro destino, un auto sabotaggio della carriera che sicuramente non solo non troverebbe spazio nel tempo presente, ma addirittura non verrebbe nemmeno preso in considerazione da chi vuol porsi al centro nella società avendo come unico scopo l’affermazione di sé stesso avulso dalla collettività reale ma non da quella virtuale, come la “zoocietà” attuale, nuovamente più edonista ed ego riferita grazie ai social, sembra pretendere da ognuno. Restando in tema di sacrificio, vogliamo ricordare con tutti gli onori del caso quei  “tre guitti” di Byers, Langly e Frohike che hanno sacrificato addirittura le loro vite per evitare un contagio mortale e conquistandosi così la fama di “eroi del nostro tempo” (di allora)?

Quanto possono interessare ancora temi universali quali Fede, Ragione, Scienza, fede nella Scienza e fede nella Fede?

Quanto possono essere ancora attuali, in una odierna società “liquida” i caratteri ben distinti di maschile e femminile, incentrati su una tensione sessuale che rimanda alla tensione amorosa medievale, il trattenersi, il non darsi (subito), il pudore nei sentimenti (contrapposto alla odierna messa in piazza dei fattacci nostri via social), il saper guardarsi negli occhi e comunicare un mondo di emozioni a suon di sguardi e non di emoticon, in uno dei rapporti platonici più meravigliosi di tutti i tempi?

Quanto inconcepibile nonché fuori dal mondo può apparire alle nuove generazioni una frase come quella pronunciata da Scully, donna moderna ed emancipatissima, in Milagro, (“la solitudine è una scelta”), dove per solitudine non si intendeva una misantropia tout-court, quanto un rinunciare al sesso puro e semplice ed alla sua meccanicità (salvo un ipotetico deragliamento ne “Il tatuaggio”) in favore di una sublimazione delle pulsioni carnali che, anno dopo anno, sono state invece appagate da uno sguardo, una carezza, da un fugace intrecciar di dita, da ogni singola sensazione vissuta e ricevuta assieme al suo partner? E che dire del suddetto partner, dedito all’autoerotismo elevato a livelli professionistici (cfr Per Manum), che a parte un fugace randez-vous con una sospettata (3-Giochi di sangue) e, nonostante fosse un giovane ed esuberante maschio a piede libero, è stato capacissimo di mantenersi corretto e fedele (non era obbligato da nessun vincolo o patto civile) a quella giovane donna divenuta il completamento della sua esistenza (cfr Fight The Future, osservazione di Strughold: “… non ci rimane che privarlo di quanto ha di più caro. Qualcosa che ami più della sua stessa vita”) e sublimando anch’egli le proprie pulsioni in una eroica contenzione di sacrosanti istinti copulatori (ogni riferimento alla sequenza finale di Innatural è puramente casuale), incanalando le suddette pulsioni in delicatissimi baci a fior di labbra elargiti in zone franche, consapevole che tale rinuncia sarebbe stata ricompensata da un Amore totale ed assoluto, proprio in virtù di un’astinenza fisica che avrebbe conferito al loro esclusivo rapporto, stagione dopo stagione, una profondità ed un’eternità leggendarie in quanto per lungo tempo quel rapporto, quella passione, erano stati mondati dalla carnalità fine a sé stessa?

Quanto è distante il romanticismo, la dedizione all’altro, l’abnegazione assoluta, la fiducia incrollabile ed incondizionata l’uno nell’altra senza pretendere un tornaconto, il rispetto per le idee dell’altro che caratterizzava i nostri eroi, dal cinismo, dall’egoismo, dalla superficialità, dalla fretta di concludere tra i rapporti interpersonali che non lasciano spazio al tempo per la mutua comprensione, per la riflessione, per la maturazione di caratteri e rispettive conoscenze senza chiedere un immediato trasferimento e mandarsi a quel paese dopo i primi conflitti (“Ora basta con le stronzate, Mulder!” episodio Pilota)? Sei anni per dichiararsi (“… tu sei la mia costante, la mia pietra di paragone / e tu la mia”) e sette per arrivare ad un castissimo bacio erano già una cosa esagerata allora, addirittura inaudita oggi dove tutto dev’essere consumato nell’arco cronologico che si impiega per cliccare un like o inviare un post.

Quanto può essere difficile da accettare e comprendere, in un’epoca di precariato sentimentale, nichilismo galoppante e di egoistiche rivendicazioni personali, la rappresentazione di una “tenuta” del rapporto di coppia che, tra alti e bassi, dura da 26 anni, rapporto così profondo ed immenso che alla fine viene ricompensato con l’avvento miracoloso ed inaspettato di una nuova vita portatrice di speranza in un mondo guasto mentre, nell’odierna realtà, a persone molto più giovani di Mulder&Scully, tutto ciò può significare una scocciatura se non addirittura una vera e propria sciagura?

Aggiungiamoci poi una mitologia davvero complessa e stratificata che impone allo spettatore notevoli sforzi di memoria per ricordare e riagganciarsi a precedenti episodi, fatti ed avvenimenti e che oggi, più che mai, richiede una fedeltà alla serie classica davvero notevole, stanti i parecchi lustri trascorsi dai vari episodi (i primi dei quali risalenti addirittura ad una generazione fa, se proprio si è così pigri da far fede solo ai propri ricordi e non ricorrere ai DVD), ed ecco che, probabilmente, avremo un quadro completo sul perché X-F sembra aver perso quell’appeal che tanto ha contribuito al suo successo.

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Col Revival, anche il nemico è cambiato, dagli alieni (diversivo degli anni ’90, in assenza del mostro sovietico) si è giunti (dopo l’11 settembre) alle più attuali cospirazioni internazionali, più o meno terroristiche, dove la fantapolitica (pur non disprezzabile, anzi) ha soppiantato omini grigi, verdi, galassie reticolari, supersoldati, olio nero ecc, in un tentativo di attualizzare la narrazione e calando perciò X-Files nelle rogne contemporanee. Ma se dagli alieni ci si può, in qualche modo, (o più o meno) difendere, dalle cospirazioni del nuovo Millennio sembra addirittura impossibile, dato che sono proprio le oligarchie finanziarie (e non più le Superpotenze) più o meno occulte, ognuna supportata da “quinte colonne”, a detenere il Potere Assoluto, oligarchie in grado di scatenare guerre e di sedarle, sradicare popoli, insediare governi ed amministrazioni compiacenti, e magari innescare pandemie giusto per vedere l’effetto che fa. La riprova? Ce l’abbiamo sotto gli occhi: tutti i tentativi posti in atto da Fox e Dana per arginare lo strapotere dei governi occulti sono naufragati miseramente, come ben si evince dal ritrovare un pimpante Kersh nuovamente al posto di comando, un CGB Spender risorto a nuova vita, un Governo Ombra (Mister Y ed Erika Price) che fa ombra al Governo Ombra (Spender & co.)… peccato però che per strada ci si è dimenticati tutta la mitologia relativa ai supersoldati, mitologia che poteva essere ulteriormente sviluppata proprio col Revival. Come ho già avuto modo di esporre, a mio modesto parere è stato un grave errore considerare tutto il discorso “alieni” come agée e concentrarsi quasi esclusivamente sulle cospirazioni e trame di governi occulti, facendo passare l’idea che tutta la storia degli “alieni” fosse soltanto un bluff, una colossale menzogna per coprire porcate di poteri sovranazionali ben più pericolose e terrificanti di un’invasione di marziani; fortunatamente, si è mantenuto un altissimo livello di dialoghi e congetture che hanno contraddistinto il “prodotto” X-Files nel panorama TV, inducendo lo spettatore, come nella serie classica, a pensare, a ragionare, a riflettere, a farsi venire dei dubbi di aver o meno compreso quello o quel tal altro discorso, con finali aperti a molteplici interpretazioni tutte a carico dello spettatore, mentre negli altri show sembra preferirsi la distinzione netta tra bene e male, con la banalizzazione del pensiero, con spiegazioni semplicistiche che ci illustrino, kindergarten-style, che quello è bianco e l’altro è nero, dove i grigi sono mal visti e le sfumature troppo complesse da comprendere e metabolizzare, non costringendo lo spettatore a pensare più del dovuto o del necessario, preferendo il puro intrattenimento fine a se stesso.

A guardarsi attorno, sembrerebbe che ormai gli unici argomenti che  “tirano” maggiormente nel mondo dello showbiz siano racchiusi nella quaterna Sesso-Soldi-Sangue-Potere, eppure X-Files, stranamente, è riuscito a far Tombola, ieri come oggi, con un solo ambo: Potere-Sangue: il Potere, in tutte le sue variegate forme (politico, economico, militare, ecc) l’abbiamo visto splendidamente incarnato nella magnifica figura di CGB Spender, del Consorzio (e marginalmente in Mister Y ed Erika Price), e di Sangue ne abbiamo visto di tutti i colori, con mostri, alieni e schizoidi vari sparsi sul tabellone al posto dei fagioli; di Soldi nemmeno parlarne (addirittura Palazzo Hoover che stringe i cordoni della borsa in Requiem, la Premiata Ditta Pistoleri Solitari miseramente ridotta in braghe di tela in Jump the Shark) e di Sesso… ahahaha!! una risata ci seppellirà. Eppure, nonostante le presunte carenze di cui sopra, Chris Carter c’è perfettamente riuscito ed ha centrato il Bingo della sua vita… e della nostra.

Tuttavia, il pubblico del nuovo Millennio sembra essere troppo pigro da catturare ancora con dialoghi e monologhi intensi, profondi e strapieni di parole, parole, parole, ma che oggi possono apparire prolissi se non addirittura sfiancanti (solo qualche esempio tra i tanti: l’incipit di Little Green Men, “il discorso della roccia” in Quagmire, l’inizio della Sesta Estinzione, il monologo di Mulder in Essence e quello di Scully in TrustNo1, le dissertazioni scientifiche in MS3, gli episodi “filosofici” scritti da Darin Morgan, che metterebbero a dura prova anche la pazienza biblica di un Giobbe qualsiasi); col Revival (a parte la scarsità di episodi mitologici che ha azzoppato uno dei pilastri portanti dello show) si è avuta l’impressione che ormai tutto fosse già stato visto, detto, fatto e raccontato nella serie classica perciò Carter, pur di non rinnegare sé stesso, ha pensato di resettare tutto e scommettere e rilanciare ancora, ma stavolta puntando su un pubblico selezionato, di nicchia, capace di “vedere” ed “ascoltare”; ed a parer mio, anche se faticosamente, ha vinto (i quattro capitoli della Mitologia a parte) con una manciata di episodi (segnatamente l’ambizioso Babylon, il triste Founder Mutation, il toccante Home again, lo scioccante Ghouli, i due assoluti capolavori This e Plus One) e, relativamente alla sola love story tra Fox e Dana, lo struggente Nothing Lasts Forever, riuscendo a calarli perfettamente nel contesto contemporaneo, mantenendo le angoscianti atmosfere della serie classica ma farcendole di temi altamente complessi quali etica, responsabilità, dominio di coscienze, vita eterna, genitorialità e spietate autocritiche: ma questi temi esistenziali di profondo peso e spessore (e senza tempo…) sono in grado di vincere la sfida tra show e di interessare un pubblico eterogeneo, coccolando sì i fans storici ma cercando al contempo di catturare i neofiti? Tirando le somme, pare di no. Si aggiunga pure la comparsa di numerose piattaforme d’intrattenimento tra TV e web, dove  la concorrenza tra show è spietata e lo share è sempre la spada di Damocle appesa sulle teste di autori e sceneggiatori: tutto ciò deve aver convinto la FOX a non spendersi più in promozione di un prodotto che, tra alti e bassi, si è sempre dimostrato una gallina dalle uova d’oro, reputando (secondo i responsabili marketing) il pubblico contemporaneo ormai troppo smaliziato e disincantato per bersi nuovamente storie di alieni, esperimenti, pandemie, poco paziente per sorbirsi ancora dialoghi serrati infarciti di tecnicismi e battute mai banali, nonostante la presenza costante dei due attori protagonisti, sempre affascinanti e superbi nelle rispettive interpretazioni, ma forse ormai troppo lontani dai gusti di un pubblico che preferisce protagonisti spregiudicati e machiavellici, battute d’effetto, show autoconclusivi composti da una manciata di puntate e soprattutto che non faccia sforzare troppo il cervello col dittico Fede&Ragione, in aggiunta a slanci filosofici, abnegazione totale ed amori che durano al di là del tempo e dello spazio, tanto… “nothing lasts forever”. Roba superata, come a dire: bravi, ma basta.

Si aggiunga poi, non si sa quanto casuale, la polemica sessista e le dichiarazioni al limite dell’idiozia dell’attrice principale addirittura in corso di lavorazione del Revival parte 2, e la demolizione del sogno X-Files si è compiuta. Alla fine, sembra a tutti gli effetti una lotta inutile contro i mulini a vento.

Anno Domini 2018: Dio è morto, X-Files pure ed anch’io non mi sento troppo bene. Ma ne siamo proprio sicuri? O invece ne abbiamo ancora bisogno, oggi più che mai, ieri come oggi, di pazzi sognatori come Chris Carter, i fratelli Morgan, di Wong, e magari di Gilligan e Spotnitz, che coi loro deliri e le loro paranoie sono stati capaci di aprirci gli occhi, di farci riflettere, ragionare, arrabbiare ma, soprattutto, di farci appassionare a quella che sembrava una banalissima coppia di agenti federali “solo chiacchiere e distintivo” e che, dopo un quarto di secolo, invece ancora resiste nei cuori che vogliono crederci? Mi rifiuto di pensare che anche per Mulder&Scully così come li abbiamo conosciuti fino ad oggi valga la regola dell’obsolescenza programmata come un aspirapolvere qualsiasi. Mi rifiuto di credere che tutto ciò sia passato invano, che tutto questo sforzo non sia servito a nulla. X-Files è entrato nella storia, in quella di tutti noi: e voglio credere che sopravvivrà fintanto che qualcuno ne perpetuerà il ricordo.

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Per quanto mi riguarda, X-Files avrà sempre qualcosa da dire, indipendentemente se la serie proseguirà con una 12^ stagione o meno; X-Files fa parte di me, è dentro di me, introiettato come una droga senza che me ne rendessi conto in virtù di quei meccanismi narrativi che affondano le radici nei valori assoluti ed immortali. Ed essendo parte di me, è come se mi dicessi da sola che “ho fatto il mio tempo”. Nessuno di noi “ha fatto il suo tempo”, in quanto siamo in continua evoluzione. Pertanto, a mio modesto avviso, X-Files non potrà mai aver fatto “il suo tempo”, non solo perché anch’esso è stato ed è uno show in continua evoluzione, ma anche in quanto portatore di messaggi che sono essi stessi “senza tempo”. Indipendentemente da come la si voglia pensare, X-Files sopravviverà sempre a sé stesso, destinato a chi, come Carter, è ancora capace di sognare.

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X-FILES HA FATTO IL SUO TEMPO? (Elisa)

 

La domanda da 5 bilioni di dollari…

Ripercorrendo a ritroso questi 25 anni le domande che mi pongo sono tante.

Cosa mi ha catturata la prima volta che ho visto la prima puntata? Cosa mi ha tenuta ancorata a questa serie dall’inizio alla fine? Cosa c’era in ogni episodio che mi ha portato a rivederlo più e più volte? Qual’è stata la ricetta che ha fatto sì che questa serie durasse 9 stagioni ininterrotte con una media di 20 puntate ciascuna?

Io credo che sia un mix di molti ingredienti insieme.

Prima di tutto c’è una storia coinvolgente alla base di tutto, una storia che non da risposte ma ti lascia con altre domande. L’eterno quesito dell’uomo e la ormai inflazionata domanda: siamo soli nello spazio?

Per me questa è stata una metafora per l’universale condizione di ogni uomo, cioè la perenne ricerca di condividere l’esistenza con qualcuno che ne faccia da testimone.

Questo quesito individuale, “sono solo ad affrontare la vita?”, si ripercuote a livello universale e diventa il quesito riportato su un piano filosofico-scientifico, “possibile che solo il pianeta terra custodisca il mistero della vita?”

Questo grande dilemma è stato inframezzato con storie che raccontano l’occulto e la più affascinate caratteristica umana: la voglia di scoprire quello che accade intorno a lui.

Questa perenne ricerca della verità non è solo volta a scoprire cospirazioni ma anche a svelare arcani e misteri che di governativo non hanno nulla. Credo che questo abbia catturato lo spettatore desideroso di sapere, o almeno di avere un’altra ottica rispetto a quella usuale.

In ogni episodio c’era tutto ciò. Dalle prime puntate noi abbiamo seguito i nostri eroi spingersi oltre ogni limite per pura sete di conoscenza. Dei moderni Ulisse che non prendono la scorciatoia per risolvere i casi ma la strada più pericolosa perché sanno che la ricompensa di quel pericolo è il sapere, o almeno così si augurano, e anche quando non riescono a svelare il mistero il loro animo ne esce rafforzato anche solo per aver tentato.

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Alla base c’è questo, fuso con un altro elemento fondamentale e del quale si è parlato più volte: l’amore che provano i due protagonisti l’uno per l’altra. Questo amore non ha bisogni di effusioni o dichiarazioni, è bastato uno sguardo. La mente umana però è complicata e spesso non si riesce a riconoscere quello che abbiamo sotto gli occhi. Quella perenne ricerca di qualcuno con il quale condividere il nostro viaggio e il nostro perenne senso di inadeguatezza e solitudine ci porta a razionalizzare troppo, e quello che accade ai nostri protagonisti è che le loro anime si sono fuse tra loro anche se il loro cervello suggeriva il contrario.

Anche questo ha tenuto incollato gli spettatori per così tanto tempo. Cogliere ogni minima sfumatura o sguardo che poteva far crollare, finalmente, quel muro di razionalità che impediva ai nostri di vedersi davvero l’una dentro l’altro.

Registicamente tutti i registi hanno fatto un lavoro eccellente con inquadrature e fotografia. Scene girate quasi in assenza di luce o con luci di taglio che riportavano, a volte ad atmosfere angosciose o paurose, anche di tensione perché percepivi delle ombre ma non capivi cosa e dove fosse il mostro o il cattivo di turno. Tutto sembrava reale, senza uso di grandi effetti speciali che potevano portarti fuori dalla narrazione e con qualche citazione anche dai grandi maestri di Hollywood.

La sceneggiatura, poi, ha tenuto botta per più di nove anni con dialoghi sempre giocati su fatti e situazioni verosimili. L’episodio pilota ha dato il via ad un viaggio che i nostri protagonisti hanno affrontato con coraggio e determinazione. Riporto parte di un mio commento che ho fatto sul sito:

“…E proprio per quanto riguarda la sceneggiatura del viaggio di formazione, lo sceneggiatore Christopher Volger ha individuato una costante in dodici punti, raggruppati in tre momenti, nei quali l’eroe (nel nostro caso gli eroi, sempre per il solito discorso che sono complementari e perciò considerati come un’unica entità) si trova a dover affrontare prove e situazioni che contribuiranno alla sua metamorfosi. Sintetizzo in breve il libro di Volges:
Partenza
1. Mondo ordinario – l’eroe si trova in una situazione di normalità in cui, però, non si sente a proprio agio.
2. Chiamata all’avventura – l’eroe riceve un invito a fare qualcosa per modificare la situazione
3. Rifiuto del richiamo – l’eroe percepisce il rischio che il cambiamento comporta.
4. Superamento di esitazioni e paure – avviene attraverso il sostegno di un mentore.
5. Superamento della prima soglia – l’eroe accetta la sfida: siamo nel punto di non ritorno.
Discesa o iniziazione
6. Si mettono alla prova alleati e nemici – alla scoperta della nuova condizione.
7. L’approccio – l’eroe si è ambientato e si prepara ad affrontare una sfida.
8. La terribile prova – l’eroe affronta direttamente la minaccia.
9. Ricompensa – se l’eroe sopravvive avrà un premio.
Ritorno
10. Via del ritorno – l’eroe raccoglie le sue risorse e completa l’opera.

11. Resurrezione – è la sfida definitiva che mette alla prova ciò che ha imparato.
12. Ritorno con l’elisir – l’eroe torna nel suo mondo ordinario ma porta con sé un dono a beneficio di tutti.
Se seguiamo questo schema possiamo vedere come l’episodio pilota segue esattamente questo schema per permettere ad una fresca e novella Scully di entrare nel mondo degli X-Files. Una sorta di “Alice nel paese delle meraviglie”, permettetemi l’analogia, dove incontrerà il suo “Cappellaio Matto” ma che matto non è, anzi…troverà un uomo un po’ folle e appassionato e talmente leale e giusto dal quale non può che rimanere affascinata. Dal canto suo, Mulder ha trovato la sua piccola guerriera, fiera e piena di integrità intellettuale ma soprattutto provvista anche lei di quella lealtà che lui tanto anela in un alleato e grazie alla quale ha, finalmente, i mezzi e il coraggio di attraversare lo specchio e sfidare la “Regina di Cuori”, nel loro caso, la verità.
Infatti, nell’episodio pilota, il ritorno con l’elisir è simboleggiato dall’unica prova che non è andata perduta nell’incendio grazie alla quale gli X-Files possono effettivamente cominciare ad esistere. Da quel momento nasce una collaborazione senza eguali che porterà lui a confessare a lei che lo completa, che lo mantiene onesto e che lei è la sua pietra di paragone. La cosa meravigliosa è che anche lei prova le stesse cose, non glielo dice a parole, ma glielo dimostra ogni volta”

La stessa cosa può essere rapportata anche al film FTF, dove al loro ritorno i nostri eroi hanno riportato ben due elisir: Mulder ha riportato Scully e Scully ha riportato l’ape grazie alla quale si avevano le prove per riaprire gli X-Files. La bastardissima ape che è stata la causa del bacio mancato ha permesso a noi fan di avere ancora quattro stagioni della nostra serie preferita.

Notiamo anche come il personaggio di Scully sia “la chiave che apre il forziere degli X-Files”. È sempre lei che esibisce la prova che nel pilota darà il via al lavoro vero e proprio e che nel film farà riaprire la divisione investigativa.

Abbiamo visto come tutto ciò si sia svolto in sette stagioni e come i protagonisti man mano siano diventati due facce della stessa medaglia riuscendo ad abbattere quel muro di razionalità che gli impediva di vedere in fondo alle loro anime e alla fine hanno riconosciuto quello che c’è stato dal primo episodio: loro erano destinati a trovarsi, erano la loro metà mancante.

Questo è l’elemento che probabilmente ha permesso che l’ottava e la nona andassero avanti anche senza Mulder, perché ormai erano una sola persona. In ogni gesto e in ogni parola di Scully ormai noi vediamo anche Mulder.

Il secondo film, IWTB, è un classico case file di due ore dove, però, sono accennati i trascorsi dei protagonisti per quello che riguarda rapporti personali e il loro figlio. Quindi questo film ha attirato l’attenzione del pubblico che smaniava per sapere che cosa sarebbe successo dalla fine della nona stagione. Non c’è stata una risposta alla storia per quanto riguarda la “mitologia”, come la chiamano, ma la sensazione è che, anche se fosse finita così, il tutto non sarebbe stato da biasimare.

X-Files_-_Voglio_crederci_-_Trailer

L’arrivo della decima stagione ha segnato una forte eccitazione da parte dei fan, soprattutto quelli storici (vecchi non mi piace come aggettivo) e di quei temerari che sono diventati le nuove reclute. Scrivo temerari non a caso, perché per capire bene la stagione dieci devi vederti tutte le nove stagioni passate (218 episodi, mi pare) e i due film.

Un salto di quattordici anni durante i quali i target televisivi sono cambiati e di non poco. Sono stati molto furbi a far durare la decima molto poco (solo sei puntate) ed averla lasciata appesa ad un filo, per far si che i fan, storici e nuovi, facessero pressioni sul network affinché ne producesse un’altra con un finale degno di essere chiamato tale.

Ed ecco arrivare l’undicesima. Tra polemiche ed approvazioni questa stagione ha avuto vari compiti: ha dato delle risposte ad alcune domande, ha posto altri quesiti e, per chi ha saputo leggere tra le righe, ha dichiarato perché la serie X-Files in generale, come la conoscevamo, non può più essere quel format a livello mondiale che era un tempo.

Glen Morgan, uno degli sceneggiatori e registi storici e uno dei più capaci per la serie, lo spiega perfettamente facendo esprimere il suo pensiero tra le righe in una battuta che ha Skinner nell’episodio “This”, il secondo della stagione.

“Il mondo è cambiato, Mulder. Quando eravamo all’inizio, c’eravamo solo noi, forze oscure nel governo e la Russia non esisteva quasi più. Ora ci sono 17 agenzie di intellingence statunitensi, più FSB russe, AMSS cinese, ISIS, Al Quaeda. Le quote. Le compagnie private sono in corsa per la stazione spaziale, tutte quante fanno affari tra di loro e tutte quante tentano di sterminarsi a vicenda e questo include anche noi.”

Se sostituiamo i nomi delle organizzazioni con quelle dei vari network televisivi ecco che parte della risposta arriva chiara. La FOX non ha più il primato che aveva un tempo e deve competere con gli altri network.  Ma in che modo? Ed ecco una seconda spiegazione, sempre rivelataci tramite Skinner.

“Eravate spariti e i file erano troppo importanti per lasciarli in un seminterrato a prendere polvere. E quello che contengono appartiene a tutti, è il loro scopo. Una volta riaperti il controllo degli X-Files è tornato all’FBI”

Anche qui proviamo a sostituire gli X-Files con i fan ed ecco che anche quest’altro quesito si risolve. Ma come succede nell’episodio alcuni file sono spariti, altri cancellati per metà. L’assenza della serie per un periodo così vasto ha fatto si che alcuni fan l’abbandonassero e altri trasportassero il loro gusto ad altre serie tv. Ma ora che la serie è tornata la maggior parte dei fan è ritornata a guardarla ma con un’ottica malinconica.

Ed ecco entrare in gioco un altro episodio di uno sceneggiatore e regista che è stato importante per la serie quanto Glen Morgan, il fratello Darin.

L’episodio in questione è “The lost art of forehead sweat” nel quale troviamo uno stano tizio, Reggie Something, (il cui file appare per mezzo secondo nell’episodio di Glen quando Mulder e Scully sono da Skinner) che dichiara che in un universo parallelo era il collega di Mulder e Scully. Tralasciando tutto quello che concerne il messaggio sottointeso nel discorso dell’alieno perché ci sarebbe da aprire una parentesi di pagine e pagine, possiamo notare complessivamente quanto Reggi rappresenti tutti i fan! Alla fine si intuisce che lui sa così tanto dei nostri eroi perché li ha “spiati” telefonicamente…e in fondo non è quello che tutti i fan hanno fatto con la serie? Guardare ogni mossa dei due protagonisti così tanto da avere l’illusione di essere presenti e lì con loro durante ogni indagine. Ed ecco l’ottica malinconica di ogni fan storico che vede e ricorda ogni cosa ma con sfumature differenti. Il “voglio ricordare tutto esattamente com’era” di Scully a fine episodio è indicativo di come ognuno di noi ricorda determinate cose piuttosto che altre. Non mangiando la gelatina di frutta, che potrebbe rivelare che il ricordo è diverso dalla realtà, tutela e culla il proprio ricordo di quello che è stato e che, nel suo cuore, sempre sarà.

Anche l’ambulanza che appare a fine episodio e che porterà via Reggie ha le sue note di malinconia. Riconosciamo la vettura classica dei film “Ghostbusters” la quale reca sul retro la scritta Spotnitz Sanatory.

In questi due episodi, probabilmente, è racchiuso il messaggio di addio agli X-Files come li conoscevamo noi, guardia storica.

Un ultimo regalo ce l’ha lasciato il caro, vecchio Chris, con Plus One. Questo è un episodio totalmente degno di essere ricordato come uno dei più belli dell’undicesima stagione. Ci sono racchiusi tutti gli ingredienti che hanno caratterizzato la serie: omicidi inspiegabili, situazioni inspiegabili, un mistero inspiegabile da risolvere che rimarrà tale (perché si sveleranno i colpevoli, si capirà come facciano ad uccidere ma non si può provare scientificamente), chimica tra i protagonisti che porterà tramite scambi di battute personali a superare la soglia della tensione sessuale, azione, tensione… insomma un regalo bellissimo ai fan, storici e non.

Per attirare di più l’attenzione di questi avrebbe dovuto produrre più episodi come questo. Si potevano comunque salvare le tematiche degli altri episodi ma lo svolgimento, a mio avviso, avrebbero dovuto essere più sulla scia di un Plus One, che non di “Intelligenza artificiale” (dal titolo improponibile).

Mentre, volendo uniformare la serie ad altre serie più note, si è incappato in alcuni casi nell’incidente di tramutarla in qualcosa che non è ne’ carne ne’ pesce. Vedi l’episodio “Intelligenza artificiale”, appunto.

Intendiamoci, con questo non è mia intenzione dichiarare che non dovevano esistere perché la serie in toto mi è piaciuta e molto, vorrei solo sottolineare che in una stagione di soli 10 episodi non si può perdere tempo a fare esperimenti. Se gli episodi fossero stati una ventina, come in passato, avrebbe arricchito la serie, ma visto che così non era non avrebbero dovuto perdere tempo a scopiazzare a destra e manca, dovevano tenere gli occhi sugli obbiettivi X-Files, Scully e Mulder, “mitologia” per creare più episodi come Plus One o Ghouli.

Con l’esempio di questi bellissimi episodi posso affermare che X-Files non ha fatto il suo tempo, ha fatto la storia.

A sostegno di questo c’è il fatto che sulle orme di X-Files si sono susseguite molte serie tv con argomenti soprannaturali (Supernatural, Grimm), enigmi e oscure forze governative (Fringe). E per quanto riguarda un amore incondizionato con alchimia tra i due protagonisti, fiducia e gioco di squadra tutto mescolato con indagini di omicidi non si può non citare Bones, che vanta l’aver nominato per ben due volte la serie X-Files (nel primo episodio della prima stagione e nell’ultimo dell’ultima), un episodio a tema X-Files e vede il nostro DD alla regia di uno degli episodi.

Un ragazzo di oggi che guarda X-Files per la prima volta non so come potrebbe reagire, credo dipenda molto del ragazzo in sé e dalla sua intelligenza e sensibilità nel cogliere determinati messaggi.

Certo che la pazienza non è il punto forte di queste generazioni che vogliono tutto e subito. Noi siamo passati attraverso 9 stagioni con una media di 22/23 episodi ciascuna. Con paziente dedizione e accettazione abbiamo seguito le briciole che Chris lasciava lungo il cammino. Ora non potrebbe più essere così soprattutto per via dei social e di internet. Hai tutto a portata di click, tutto e subito.

Non c’è più la pazienza e l’educazione all’attesa e all’ascolto. Come nella musica, del resto.

Per rimanere in tema X-Files voglio citare i Brandeburghesi di Bach. Sono in tutto sei e di rado venivano eseguiti insieme ma comunque ognuno ha una durata di circa un quarto d’ora, dieci minuti. Immaginate voi quanta attenzione all’ascolto poteva avere il pubblico all’epoca e quanta attenzione all’ascolto abbiamo adesso che se il brano supera i 3/4 minuti stacchiamo la spina e ci perdiamo sfumature e modulazioni. A meno che tu non sia un amatore, allora anche una sonata di 20 minuti riesci tranquillamente ad apprezzarla interamente.

Sarà così anche per X-Files? Diventerà una serie per “intenditori” e “amatori”? Capisco da me che paragonare X-Files ai Brandeburghesi è un po’ troppo azzardato, ma magari sono riuscita a far capire il concetto che per apprezzare la serie la devi vedere per intero, devi avere la pazienza dell’attesa e devi essere in grado di cogliere le sfumature.

Si può vedere un futuro nella serie? Non posso rispondere alla domanda, non voglio. Parte di me canta un “sì” a squarciagola, mentre l’altra parte gli spara senza pietà. Non ho ancora chiara la mia posizione al riguardo. Non so se ho voglia di seguire le avventure di un Jackson teenager perché per me, X-Files è, e sempre sarà, Mulder e Scully. Mi piacerebbe vedere quei due finalmente felici… ma capisco anche che questa diventerebbe un’altra serie. Posso solo pazientare. Se tutto è finito così, va bene e mi basta. Se vorranno continuare sono sicura che una possibilità mi sento in dovere di dargliela, se non altro in memoria di tutto ciò che la serie è stata per me.

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 X-FILES HA FATTO IL SUO TEMPO? (Francesca)

LA VERITÀ È RIMASTA LÀ FUORI

“Ci tengo a congratularmi con voi, avete raggiunto l’obiettivo che molti prima di voi hanno mancato. Un proiettile in mezzo agli occhi sarebbe stato mille volte più onorevole. Mi avete insegnato parecchio in questi lunghi nove anni, a tenermi per me le mie vittorie visto che nessuno segnava i punteggi, ad  intuire che i falsi non temono la verità se sono circondati da falsi, che il diavolo è un uomo con un progetto diabolico ma il male, quello vero, nasce dal collaborazionismo degli uomini, come oggi avete ampiamente dimostrato. Sapete quale è stata la mia vera colpa? Credere che la verità non si potesse nascondere, che dovesse venire a galla, che le menzogne non avessero vita lunga. Il punto è che ci credo ancora. Per quanto continuiate ad insabbiarla la verità è dietro l’angolo e se ne infischia dei vostri giochetti, vuole uscire allo scoperto, ve ne accorgerete tutti. Busserà alla vostra porta come ha bussato alla mia accecante come un lampo di luce. Avete presente quelle emicranie che strangolano il cervello? Ero questo per voi ma mi avete sconfitto tagliandovi la testa”

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Con questo discorso, che rimanda ad antichi concetti raccontati nella letteratura Russa da Dostoevskij e Tolstoj o in quella Inglese da Stevenson e Dickens senza nulla togliere alla nostra letteratura dove Manzoni e Dante hanno ampiamente trattato l’argomento ‘male e collaborazionismo’, Fox Mulder accusa coloro che l’hanno processato di aver chiuso gli occhi davanti alla verità e che pur di non ascoltarla hanno preferito tagliarsi la testa. Lo dice dopo essere stato condannato a morte nel finale di The Truth II

Mai battuta è stata più premonitrice di quello che è poi accaduto alla serie più vista e più amata della storia della televisione a livello mondiale. Pur di portare avanti una serie che trattava argomenti che oramai non hanno più attinenza con la società attuale, coloro che l’hanno creata e prodotta hanno fatto in modo di trasformarla per adattarla alle moderne aspettative del pubblico, sordi alle voci che ne mettevano in dubbio la credibilità.

La stagione 11 di X-Files si è conclusa lasciandoci con un finale aperto e troppe domande che, molto probabilmente, non avranno risposta.

Una premessa a queste mie considerazioni è d’obbligo. Non voglio buttare via tutto quello che è stato fatto nelle stagioni 10 e 11 di X-Files, ci sono stati momenti sublimi di cui tutti noi abbiamo parlato, piccoli cammei che resteranno nella nostra memoria come desideri realizzati, ma che rimangono estrapolati dal complesso generale delle due serie. Lo dico come una fan per la quale X-Files è stato un amore lungo 24 anni, e che, con assoluta certezza, può affermare che questo amore durerà per sempre.

Quello che vorrei fare quì è di provare ad ipotizzare le motivazioni che hanno fatto si che il film del 2008 e le stagioni 10 e 11 non abbiano avuto il successo delle stagioni precedenti e, vista anche la caduta degli ascolti, abbiano portato alla chiusura della serie.

Che genere di telefilm era X-Files. Principalmente una serie di fantascienza, con incursioni nell’horror e casi inspiegabili tanto strani e terrificanti da togliere il sonno. Chi ha dormito la notte in cui è andato in onda l’episodio “Home”?

Nel corso degli anni si divide in due filoni, quello relativo alla cosiddetta mitologia, puramente fantascientifico, dove si tratta il rapimento e la ricerca di Samantha da parte del fratello Fox Mulder che è convinto sia stata rapita dagli alieni e il filone cosiddetto del mostro della settimana, dove si trattano argomenti di un solo episodio che riguardano appunto i mostri, esseri con poteri sovrannaturali, mutanti e ogni genere di casi inspiegabili.

Credo che se vogliamo capire perché X-Files non ha avuto lo stesso impatto di 24 anni fa, dobbiamo chiederci cosa è cambiato nel mondo e anche nel mondo della fiction dal 2002 ai giorni nostri.

Oggi  la fantascienza è diventata realtà. Tutto ciò che avevamo visto ed amato in serie come Spazio 1999 e Star Trek o nei romanzi di Asimov è diventato pane quotidiano. Intelligenze artificiali, cure mediche avveniristiche, basi spaziali che orbitano intorno al pianeta, computer che facilitano la nostra vita, robot che lavorano per noi. E’ tutto reale. La fantascienza non esiste più e neppure gli alieni. Dopo lo sdoganamento dei fascicoli Top Secret relativi all’area 51, la maggior parte della gente ha perso interesse per quella parte di storia misteriosa che riguarda l’umanità. Le fiction odierne sono tutte calate nella realtà. Anche la fantascienza più spinta viene vista sempre con l’occhio al plausibile. Nulla viene lasciato alla fantasia, tutto sembra possibile.

Nel Pilot di X-Files Mulder dice alla giovane Agente Dana Scully ‘partiamo per il plausibile Stato dell’Oregon’ sottintendendo che nella sua visione del mondo di plausibile c’era solo quello.

X-Files non è plausibile, per dirla con Mulder non può essere ‘ipersemplificato, involgarito, spiegato ai poveri, banalizzato’ come accade nell’episodio Hollywood AD dove un film presenta la parodia della serie ridicolizzandola e dove lui afferma ‘E’ un mondo fatto di plastica, privo di qualsiasi valore come questa stupida coppa di Lazzaro appunto’.

Ecco, a mio avviso, oggi le fiction vivono in un mondo fatto di plastica privo di qualsiasi valore.

Credo che negli anni ’90 ci si potesse ancora appassionare ad una serie di fantascienza in cui i protagonisti combattevano contro gli alieni, contro uomini senza scrupoli e contro una probabile e terrificante invasione della Terra e che, attraverso questo obiettivo parlava di purezza, d’amore, di ideali, di verità, perché allora noi umani ci credevamo a quei valori. I tempi sono cambiati, tutti quei valori sono finiti nel dimenticatoio, non sono stati eliminati, sono stati gradualmente sostituiti da disvalori con l’alibi di voler far vedere ciò che è vero, e oggi sembra che sia vero soltanto il lato oscuro della realtà fatta solo di cinismo, ipocrisie, bugie, crudeltà, odio, avidità, una realtà dove bene e male convivono nella stessa persona e anche gli eroi possiedono un discutibile lato oscuro, una realtà appositamente creata per l’umanità del 21° secolo per far credere che non esista il bene puro.

La nona stagione di X-Files è finita nel 2002, ancora carica di valori, come ben ci fa capire la battuta con cui ho aperto questa riflessione e ci ha lasciato con una domanda sospesa, riusciranno i nostri eroi a salvare il pianeta Terra dall’invasione aliena programmata per il 22 dicembre 2012 e a ritrovare il loro figlio?

Tutti noi abbiamo aspettato quella risposta per sei anni e nel 2008 siamo andati al cinema con la speranza di averla, di vedere un film epico, indimenticabile come il primo film ‘Fight the future’ del 1998.

Ma il film del 2008 era soltanto un mega episodio con il mostro della settimana. Non aveva nulla a che fare con la fantascienza. Degli alieni, del consorzio, dei super soldati, del 22 dicembre 2012, dei fantasmi che avevano aiutato Mulder non c’era più alcuna traccia. Il film è deludente, le aspettative disattese portano ad un flop. Viene persa l’unica occasione di concludere la mitologia.

Il 22 dicembre 2012 è passato da ben tre anni quando nel 2016 arriva la stagione evento. In apparenza sembra che tutto sia come prima, i case file, le storie assurde tipo l’uomo lucertola e i funghetti magici. Lo stesso vale per l’undicesima stagione del 2018. Streghe, universi paralleli, intelligenze artificiali arroganti, desiderio di eterna giovinezza. Ma poi ti accorgi che manca qualcosa, manca l’essenza di XF, manca la passione. Mulder e Scully non sono più appassionati del loro lavoro, lo svolgono con competenza e attaccamento ma senza passione. Quella passione sopra le righe che lo rendeva unico. E non finisce qui, nel nuovo X-Files non c’è più la sorpresa, il non detto, le storie parlano di cose plausibili che provocano reazioni apparentemente inspiegabili. Non ci sono più gli alieni ma un uomo che fuma redivivo e solo, che nella sua follia minaccia di distruggere il mondo attraverso un virus, contrapposto ad un piccolo gruppo di strani personaggi che asseriscono di voler salvare l’umanità regalandole una vita virtuale su una base stellare fuori dal pianeta.

Arrivano scelte narrative incoerenti, tipo resuscitare l’uomo che fuma appunto, tipo trasformare Monica Reyes, colei che credeva nelle percezioni e imitava il canto delle balene, in un’apparente alleata di CGB Spender, tipo infarcire i dialoghi di riferimenti politici per criticare l’attuale amministrazione statunitense (ma XF non ha mai avuto a che fare con la politica reale!). Tipo togliere a Mulder la paternità di William per darla all’Uomo che fuma (neanche fosse Beautiful!!!!!!) dando una versione contorta dell’episodio En Amì.

E, come ciligiena sulla torta, c’è William, il figlio perduto, su cui si basa tutta l’ultima stagione. Un neonato dagli occhi azzurri e dai capelli biondo rossicci, con un piccolo volto paffuto ed un’espressione da cherubino che ci viene restituito come un ragazzo inquietante, dagli occhi cupi, capelli scuri ed espressione indecifrabile. Disattendendo completamente gli episodi Provenance e Providence, William viene trasformato in un piccolo delinquente incapace di controllare dei poteri terrificanti che non erano quelli che avevamo immaginato (non dimentichiamo che il manufatto che si era fermato sopra la sua testa quando era ancora nella culla faceva parte di un’astronave su cui c’erano incise le parole di tutti gli scritti spirituali del pianeta). Ce lo propongono come un ragazzo senza cuore ed immorale. Da salvatore del mondo, secondo le profezie dell’ottava e della nona stagione, ad anticristo!!! Un ragazzo che non ha nulla che ci ricordi Mulder e Scully, un ragazzo terrifico che manipola le percezioni altrui e invece di salvare gli esseri umani li uccide con la sola forza del pensiero ed in modo francamente rivoltante, come se nella realtà odierna un messia potesse essere ridicolo, come se nella realtà odierna fosse più credibile ed accettabile un essere crudele che un essere amorevole, quando invece abbiamo veramente bisogno di quest’ultimo.

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Amorevole verso questo figlio rimane colui che crede di essere suo padre. Colui che pur avendolo visto solo per poche ore lo ama da sempre e da sempre si sente padre pur non essendo stato tale. Nota saliente l’amore incondizionato di questo genitore che nonostante sia stato testimone del modo in cui suo figlio è capace di uccidere, rimane convinto di poterlo aiutare e salvare.

E a questo punto c’è da considerare il rapporto fra Mulder e Scully. La loro relazione, quel legame che qualcuno ha definito ‘sacro’, che, piaccia o no, è stato la spina dorsale delle prime nove stagioni. La loro storia d’amore era unica, inimitabile e irripetibile. Un amore che supera ogni ostacolo, che rimane saldo di fronte a tutte le difficoltà, fondato su una solida amicizia e su un altrettanto solida lealtà, l’unica certezza in un mare di incertezze. E’ per questo che quella crisi e quella separazione fra loro due lascia sconcertati. Mulder e Scully dopo il film si sono separati, nella decima stagione tornano a lavorare insieme ma non sono più una coppia. E infine nella stagione undici sembra quasi che l’unica cosa che li tenga insieme sia solo la ricerca di quel figlio perduto, tanto da spingere Mulder a chiedersi ‘Cosa sono adesso se non sono un padre?’ Come se l’amore fra Mulder e Scully potesse continuare ad esistere solo in nome di quel figlio o di quello che nascerà.

Sicuramente nel nostro mondo tutte le coppie hanno momenti di crisi, e le storie finiscono o si trasformano in rapporti maturi in cui la passione e la tenerezza rimangono lontani ricordi. Le fiction o i film di questo nuovo millennio ci fanno vedere storie d’amore che di anno in anno si deteriorano, portano a tradimenti, a nuovi incontri, come succede nella realtà.

Mulder e Scully sono due creature partorite dalla fantasia di Chris Carter e plasmate nel corso degli anni dalla personalità di David Duchovny e Gillian Anderson. Mulder e Scully sono state due creature extra ordinarie, capitate, per chissà quale caso del destino, nel nostro universo, non appartengono al nostro mondo, alla nostra umanità, loro sono unici, non si possono classificare, tanto meno si possono rendere ordinari. Cercare di renderli ordinari li ha resi poco credibili. Mulder che non si accorge che Scully ha tagliato i capelli, come un qualsiasi marito, ci appare in una dimensione terrena che non gli appartiene. La relazione fra Mulder e Scully era singolare, perché ridurla alla banalità, peggio perché ridurre alla banalità due personaggi così unici, perché intraprendere questa scelta narrativa stravolgendo il carattere di entrambi? Solo per renderla attinente alle mode odierne? Solo per renderli più simili a noi umani? A queste domande non c’è risposta. Questo mistero rimane forse l’ultimo X-File.

Immagino che Chris Carter abbia voluto ibridare ciò che accadeva in X-Files degli anni ’90 con quanto accade in questi anni incerti e bui, per renderlo appetibile al pubblico di questo inizio millennio. Ma questo non è piaciuto a molti di noi fan della prima ora che abbiamo visto snaturare, rendendolo incoerente, il nostro X-Files e non è piaciuto ai nuovi spettatori abituati a fiction più coerenti al presente anche se discutibili. Secondo me CC avrebbe dovuto fare un atto di coraggio e continuare per la sua strada, lasciando ad X-Files il suo spirito iniziale, mostrando al pubblico odierno un’alternativa a ciò che gli viene ammannito quotidianamente, forse sarebbe piaciuto, forse no, ma non avrebbe deluso. In questo ibrido ha trasformato Mulder in una caricatura, una sorta di Don Chisciotte che continua a credere sempre e comunque, che continua a combattere per i valori di cui si è nutrito per tutta la sua vita in netta contrapposizione ad una realtà aliena al suo carattere, mettendo al suo fianco una Scully indecisa che non sa a quali valori continuare a credere, spezzando e separando lo Yin dallo Yang.

Quando parli di politica reale, di pedofilia, di vecchiaia, di terrorismo islamico, di eterna giovinezza, di esperimenti genetici, di intelligenza artificiale, di gemelli empatici, di armi chimiche, di drammi familiari, quando infarcisci il tutto con la solitudine, il sesso, l’alcool, la follia, la mancanza di scrupoli, cosa hai scritto e mostrato di diverso dal mondo in cui siamo immersi? Dov’è lo straordinario?

Forse tutti coloro che hanno contribuito alla creazione di questa serie avrebbero dovuto capire che X-Files era interessante quando le cose che raccontava erano inconsuete. Sarebbe stato più onorevole chiuderlo nel 2008 concludendo la mitologia, lasciandogli fare il suo corso, consacrandolo al mondo dell’immortalità. Hanno voluto continuare ad ogni costo, non hanno voluto tener conto che ci sono pensieri, opere, creature che rimangono immortali solo se lasciate nella loro essenza. Non hanno ascoltato la verità che era là fuori, si sono tagliati la testa pur di non ascoltarla, e lei per dirla con Mulder ‘ha bussato alla loro porta accecante come un lampo di luce’.

Per come la vedo io negare quell’essenza, trasportare quell’opera nell’epoca odierna è stata la scelta peggiore. Io so che da questa realtà non si ricava serenità, gioia, speranza. Io so che questa epoca non stimola la fantasia e non fa sognare. Io, quando leggo un libro o guardo una fiction voglio sognare, voglio vedere trionfare il bene, voglio vedere storie d’amore eterno. Ma forse anche io ho fatto il mio tempo….. come X-Files!

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X-FILES HA FATTO IL SUO TEMPO? (Silvana)

Per me no,  TXF non ha fatto il suo tempo,anzi , potrebbe avere come  ha avuto incisivi scripts (poi messi in scena da far pena) strepitosi nelle ultime stagioni!Ha fatto il suo tempo  invece il suo creatore, e lo dico con il massimo rispetto ma a partire da IWTB (e non mi dilungo perché sappiamo tutti come è quel secondo film)Cc non ha ‘saputo’ riconoscere i suoi personaggi,li ha traditi.

Ebbe invece  un impatto forte FTF, un film perfetto,che portava avanti tematiche mai abbandonate fino ad allora, la mancanza di relazione extra lavorativa tra i protagonisti, la cospirazione metapolitica e l’elemento extraterrestre,le colpe dei padri , il predominio delle bugie,la lotta di Mulder e Scully per la verità.Quindi  cosa di non  più attuale rappresenta questa lotta, in un mondo 2.0, che falsifica tutto: corpi, opinioni, idee, amori.La lotta ha sempre un senso,anche contro i mulini a vento,la lotta rende partecipi,la lotta rende vivi,la lotta anche inane ha il suo peso evocativo,soprattutto in personaggi così ben ideati.Oggi si lotta ancora,il senso delle lotte rimane immutato,le finalità della lotta cambia così come le sue motivazioni,ma ci sarà sempre qualcosa per cui lottare.

Due personaggi così, come impostati e come sono cresciuti, emotivamente ed affettivamente, possono essere ancora attuali? Si si si , sono cresciuti, maturati …Fino alla 10S però! Non conoscendo se la 12S esisterà, la stagione più deludente per me è stata la 11s. Anche qui sono stata delusa da come CC li ha ‘scritti ‘ e portati avanti,non erano più M&S,erano altri personaggi.

Nella 10, ho scorto i ritratti maturati di Mulder e Scully,ma questo è dovuto alla portata in scena dei due attori principali,purtroppo Scully -come ha riconosciuto Francesca nel suo saggio- è cambiata,cambiando il personaggio in base ai comportamenti recitativi e non ,è andata alla deriva.

All’inizio della 10 abbiamo visto una Scully dura,lontana da Mulder e da come era stata in IWTB, discreta, battagliera, commossa, preoccupata.

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CC ci ha propinato nei suoi stessi dialoghi ,attraverso Sveta,che the darkness di IWTB era stata pesante per Scully e aveva mollato…quando mai Scully ha mollato?Impostata malissimo Scully ,flirt addicted nella 10 ,ma peggio nella 11S. Qui davvero tranne poche eccezioni, in ’Plus One’ on field e non certo a letto,in ‘This’ intensa, dimenticabile totalmente nel resto degli episodi. Emotivamente unidirezionale: mamma mamma mamma.W la mamma che tutto può!CHE PALLE!!!! Che mondo ancora orribilmente maschilista e patriarcale vuole farmi digerire Chris Carter?????

Scully sentimentalmente condensabile in una unica frase:”Uff… Mulder spostati che mi dai fastidio.”.

Arrivo a Mulder…STREPITOSO DD per come lo ha fatto crescere e invecchiare,nella 10 era scanzonato,il Mulder che conosco ed amo dalla 7a,smarrito quasi in “Mulder and Scully Meet the Were-Monster”,pietoso e comprensivo in “Babylon”,certo di sé ,maturo in “My Struggle” eppure malinconico nei dialoghi con Scully.

Nella 11s, che considero fatta unicamente dei seguenti ep: “This”, “Rm9sbG93ZXJz”,”Familiar” e “Kitten” e il capolavoro ,”The Lost Art of Forehead Sweat”,Mulder -come noterete- per me ,salta a piedi pari ,ripeto unicamente -per me- la mitologia,mi conoscete,sapete benissimo che per me non esiste William,quindi ragiono soltanto su Mulder agente e uomo non mai come  padre, certo o incerto che sia!La lealtà dimostrata  in Kitten al suo capo di sempre,un gigantesco Skinner/Pileggi.This , ovvero le reali amicizie non muoiono mai,Mulder si preoccupa della collega e di un virtuale Langley, sinceramente. Familiar il vero agente FBI con le complicazioni familiari che ancora che lo turbano….E il migliore RM9, Mulder che vive nel mondo tecnologico e ci vive da ultra cinquantenne, più attuale di così non saprei trovare.Le sue corde comiche in Lost Art e ammetto…In My struggle IV il suo dolore è dirompente,ma un uomo come Mulder riesce a stare in piedi ,ammaccato,invecchiato,diventato più realista .In This che io trovo uno degli ep più shipper in confronto a Plus One che davvero ho odiato per svariati motivi,primo fra tutti una Scully in charge che davvero non mi piace,il discorso a letto è fuorviante,smemorato e FASULLO! Lo ammetto,le donne a volte parlano come fa lei ,ma gli uomini,i loro partner non rispondono come risponde Mulder, per me le risposte di Mulder sono passabili di alto tradimento vs un personaggio meraviglioso contorto dolce presente e forte. Attuali si , attualizzati malissimo dagli autori SEMPRE!

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Diffidando delle mode culturali, posso dire che lo show ha interpretato dei moods latenti degli anni ‘90,la Verità non ‘andava di moda’ negli anni del presidente Bush Sr.(fine della Guerra Fredda)e poi di Clinton,anzi…l’Onestà veniva intaccata da processi farsa (O.J.Simpsons),Scienza e Fede erano poco considerati,andando di moda la New Age, parlare di scienza era davvero  rivoluzionario!Quindi i valori che lo show portava avanti coraggiosamente erano degli ’off valori’. Erano indistintamente all’orizzonte e proprio TXF li ha resi emergenti e duraturi,riconoscibili e appetitosi(molti ragazzi che erano ventenni negli anni ‘90 dichiararono che entrare nell’FBI era stato il loro sogno dopo aver visto TXF),quindi le idee di CC e le interpretazioni di DD e GA hanno forgiato una generazione senza esagerare. La generazione di CC aveva vissuto come trauma sociale della morte di grandi uomini libertari (due Kennedy,il reverendo King).In una sorta di ricorso storico quindi la società americana si ritrovava a vivere in un clima di sospetto sia in politica estera che interna similmente a quanto accaduto negli anni ‘60 che diventano il riferimento culturale e sociale di TXF anni ’90,mediante il suo creatore CC , figlio di quell’epoca di grandi sogni infranti.La recessione economica dei ’90 spaventò il variegato tessuto sociale e l’esplodere dell’AIDS ridusse i poveri statunitensi a vivere nella paura.

Amore perenne e assoluto:questo tipo di sentimento può provarlo solo chi crede in se stesso,nelle proprie lotte di vita ,anche se Mulder a volte ha vacillato,ha sempre amato la Verità.Il trentenne Fox Mulder porta in sé i traumi della perdita di un’affetto,della mancanza di stima di un padre assente,della non esistenza riconosciutagli da una madre resa distante dal forte dolore.Si ritrova accanto una collega che lo punzecchia, lo sfida,lo spia e invece ooppss ad un certo punto (4S in poi)lo sostiene!LO SOSTIENE???E lui che cosa può provare per lei se non amore incondizionato?Lei gli restituisce fiducia,in un mondo malfidabile, gli restituisce ascolto ma non appoggio(rendendolo così fiero di se stesso per perseguire le proprie opinioni senza schiacciarlo o ridicolizzarlo) alle teorie sovrannaturali ed è un ascolto ancora più prezioso di una Fowley qualsiasi, Scully è una scienziata, dona a Mulder i crismi per credere o meno.Amandolo come amica prima,un amico è davvero un appoggio prezioso.Amandolo fisicamente (troppo tardi per i nostri gusti),coprendo così ogni esigenza umana di esser amati …incondizionatamente.E sempre la paura verso il sesso come veicolo di malattia e morte ha attanagliato la società già puritana, quindi vedere due innamorati che non consumano ha reso Mulder e Scully due icone perfette per quel momento storico.Non dimentico che i media all’epoca erano ancora giornali , TV e cinema,non essendo la Rete così presente e pressante.In una era che ci appare lontana non si consumava la propria vita nei circoli social, si viveva nel mondo reale rappresentato così bene da TXF. L’amore al tempo di TXF posso dire,era un amore così convinto,cresceva di episodio in episodio con la fiducia,la dedizione al proprio lavoro,la dedizione ad una causa più alta.Sembrava di guardare una specie di lotta partigiana , Mulder e Scully erano soli contro il blocco di ex nazisti,cospiratori orientali,doppiogiochisti russi e alieni.Alieni che erano poi la raffigurazione simbolica di altri da sé,non dimentico che all’epoca iniziava l’immigrazione massiccia dal Messico verso gli USA,e non c’era un clima favorevole nemmeno per immigrati di altri continenti(paura razzista che culminerà dopo il 2001…).Facile innamorarsi l’uno dell’altra,non facile finire a letto e spassarsela.

Il sacrificio è sempre eroico, anche nei piccoli gesti o non  quotidiani.Ancora oggi penso che Mulder o Scully come martiri siano validi.Più che martiri essi sono eroi, l’eroe ritorna sempre dal suo sacrificio, perché deve raccontarlo,per educare gli altri uomini. Scully e Mulder non erano nemmeno visibili o tanto meno esempi da additare,eppure i sacrifici che hanno sopportato li hanno resi più forti.Sono adesso,oggi in tempi attuali ‘fatti’ dai loro sacrifici.E lo stesso tono mantengo sui sacrifici di Skinner, dei Lone Gunmen. Comprimari mai inferiori che hanno valorizzato con i propri sacrifici i nostri eroi.Il senso di sacrificio  campeggia nel motto FBI, ma Mulder e Scully potevano anche non lavorare per il governo(questo li ha resi ancora più partigiani),sarebbero stati comunque dalla parte della Verità.

Rimpiango eccome gli omini grigi!Ci hanno dato una sfumatura densissima di mistero,timore e speranza.Poteva la razza umana soccombere o liberarsi?Erano nostri nemici o amici?CC aveva pensato benissimo a due tipi di alieni ,i Ribelli e i Colonizzatori,chi altro poteva aver rapito Samantha?E chi ha rapito Scully? Ce lo domanderemo per sempre.Non avrei avuto un Mulder legato e sofferente,impazzito di dolore e schiacciato dai sensi di colpa,il vero uomo nuovo.L’uomo che piange,l’uomo che combatte, l’uomo che è alla pari della sua collega.Non la sopraffà mai,la rispetta,la ascolta.La caccia agli alieni,la sua motivazione mi hanno regalato un uomo ideale,un uomo reale che combatte ,che ci rimette,ma ci prova sempre.Non un volgare opportunista,ma  un uomo con valori,un uomo con un cuore,un uomo di una intelligenza pura, superiore che lo rende umile servitore dell’umanità. Non mi stupisce che DD lo abbia dipinto negli episodi scritti da lui come una sorta di salvator mundi.La virata verso la fantapolitica è contemporanea,dipinge come il mondo si è trasformato,non c’è più posto per gli idealisti, tutto è fango, interesse, speculazione, prevaricazione. Mulder e Scully sono stati l’ultimo tipo di eroe ordinario ,senza super poteri, che mi ha commosso,mi ha sconvolto,mi ha aiutato a vivere .

Le donne di oggi che stanno crescendo vedranno la Scully delle stagioni 1-7 come simbolo della donna che non si arrende, la donna che ha coraggio, che lotta ancora e sempre in un mondo di ‘uomini’,perché ancora siamo a questo, in ogni Paese mondiale, c’è bisogno di donne decise, con la forza che esser donna ha sempre significato,ovvero la caparbietà di perseguire un obiettivo, la volontà di difendere le vittime di ogni tipo, la piacevole abitudine al sostegno,quando loro stesse non sono sostenute.C’è bisogno di donne (e non userò l’aggettivo intelligenti perché tutte le donne lo sono,con o senza cultura, con o senza titolo di studio)che sappiano dire no ad altri essere umani(non dirò  di nuovo uomini perché l’altro genere non è assolutamente un nemico,ma anzi una risorsa )prevaricatori, che dicano si ai cuccioli umani,che sappiano che amare è l’unica forza che si ha , di non essere schiacciate dalla vanità degli altri,di poter scegliere con chi accompagnarsi,di poter continuare ad essere vive anche nei momenti tremendi che la vita pone innanzi.Questa è Dana Scully, la mia Scully. Che non esiste più, se non nel mio ricordo .

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X-FILES HA FATTO IL SUO TEMPO? (Massimiliano)

Il tema proposto da Rita ha dato il via ad una serie di interessanti riflessioni in cui i differenti punti di vista si sono scontrati fino a giungere ad una conclusione che probabilmente mette d’accordo tutti. Rita con la sua analisi sociologica, storica e scientifica, Francesca e Silvana con il loro approfondimento critico sul genere narrativo e sulla caratterizzazione dei personaggi, ed Elisa con la sua critica generazionale, finiscono col convergere sul medesimo punto: ad aver fatto il loro tempo sono i nostri cari Fox e Dana.

Essi sembrano ormai fuori contesto, non tanto per ciò che rappresentano o per gli ideali di cui si fanno (o facevano) portatori, sempre validi in ogni epoca dell’umanità, ma per due fattori che s’intrecciano inesorabilmente: esistenza e tempo.

Tempo.

Mulder e Scully sono figli degli anni 90 e per quanto si voglia rendere più fashion il loro guardaroba, sono indissolubilmente legati ad un modo di raccontare le vite di uomini e di donne, ad uno stile narrativo oggi decisamente superati. Il loro profondo amore celato fino al parossismo e la scoperta basata sull’intuito o sull’istinto, non affrancata sempre e necessariamente dalla scienza, la quale spiega tutto mortificando il piacere del mistero, quest’ultimo visto come un errore di sistema, un vuoto della conoscenza che deve essere colmato per evitare il rischio di compromettere la logica consapevolezza del tutto, sono lontani dalle abitudini e dai gusti dell’odierno spettatore telefilmico che si approccia alla visione di un prodotto seriale con aspettative e modalità di fruizione soffocate dalla bulimica necessità di apprendere e metabolizzare qualunque informazione nell’immediato.

X-Files, durante il Revival ha dovuto mutare da sé dal punto di visto visivo e stilistico per calarsi nella nuova era, dimostrando di cavarsela bene, ma palesando un cambiamento che il suo rigido formalismo nello sviluppare i singoli atti di un episodio, paradossalmente, ha acuito in maniera marcata. Ancora più chiaramente, chi non è riuscito ad adattarsi al nuovo tempo è Chris Carter, non per le tematiche sviluppate, ma piuttosto per il modo vecchio, ma per noi fans storici, affascinante, sempre, di raccontarci Mulder e Scully, i cui processi mentali sembrano procedere su binari paralleli rispetto a quelli degli altri protagonisti seriali di oggi. I dialoghi spesso prosaici, appaiono alle nuove generazioni noiosi, spiccatamente teatrali rispetto alla moderna semplicità e all’immediatezza verbale di oggi e, ancora, i silenzi colmi di significato, sembrano vuoti narrativi che rallentano il ritmo del racconto.

Esistenza.

X-Files, concettualmente, non ha fatto il suo tempo in quanto lo show si fonda su elementi che sono intimamente connessi alla natura umana, quali la volontà di scoperta, la necessità di superare i limiti posti dai condizionamenti culturali, il fascino dell’ignoto e il conforto del conosciuto, l’amore e l’amicizia, il senso di giustizia, l’attrazione verso la modernità e quindi verso la tecnologia, ma anche la fanciullesca fascinazione per l’impossibile che oggi associamo al fantastico o alla fantascienza. Se non fosse così, non considereremmo attuali, sebbene assai datate, serie come Ai confini della Realtà. La mente umana è attratta da ciò che è sconosciuto, poiché il significato della mente stessa è sconosciuto. L’uomo si interroga da quando accese i lumi della ragione e smetterà di farlo quando cesserà in sé quel senso di meraviglia che accompagna ricerca e scoperta. Il sense of wonder è un tema dominante di questa mia riflessione che condiziona anche il mio giudizio, invece, negativo sul futuro di Mulder e Scully, ingabbiati in un momento dell’esistenza durato troppo tempo. Infatti, mentre X-Files potrebbe proseguire su presupposti differenti, ma essendo, stavolta, fedele alle sue caratteristiche, Fox e Dana sembrano giunti ormai alla fine del loro percorso narrativo.

Molti identificano X-Files con i due agenti e pensare alla serie senza uno di loro od entrambi significherebbe non solo tradire la storia, ma anche snaturarla. Essi sono entrati nel nostro immaginario grazie alla forza delle loro rispettive nature, ai loro caratteri e al loro vissuto in grado di ridurre la distanza fra noi, comuni e razionali mortali, e l’eccitante mondo dell’ignoto, dell’imponderabile. La loro umanità ha umanizzato l’innaturale, il loro modo di interpretare il male ha permesso di spiegarlo andando al di là del banale manicheismo, mostrandoci anzi quelle sfumature che i dogmi religiosi tendono a celare, e che ci consentono invece, non di giustificarlo, ma di comprenderlo. Ma mentre la scoperta è incessante, la vita umana ha limiti biologici e motivazionali e nemmeno Mulder e Scully si sottraggono al conto alla rovescia. Essi sono stati lo strumento per raccontare passato, presente e futuro e gli strumenti si rinnovano, dato che ciò che conta per un autore è raccontare storie, sollevando interrogativi e stimolando la riflessione. La serie, difatti, s’intitola “X-Files”, non “Le avventure di Mulder e Scully”. E’ un titolo che contiene in sé l’assenza di confini temporali e materiali, ha ambiti di validità enormi, nei quali le vite delle persone danno significato a brevi, ma intensi momenti della sconfinata indagine. L’intero Revival ha confermato questa mia interpretazione. Sebbene nella stagione 11, con gli episodi “This” e “Plus One” abbiamo assistito a brillanti scatti di orgoglio che ci hanno illuso spingendoci a credere ad un’imminente vigorosa rinascita, il dopo è stato caratterizzato da un irrefrenabile calo di idee e di qualità, ma soprattutto di entusiasmo che è coinciso (solo un caso?) con l’annuncio dell’addio alla serie di Gillian Anderson. Da quel momento in poi ogni autore ha scritto (apportando magari modifiche in zona Cesarini) come se fosse l’ultima volta e le battute di Mulder e Scully sono state dominate dalla stanchezza, dalle riflessioni sul tempo che passa e sul logorio fisico e mentale, tanto da sfibrare gli stessi spettatori. Per non parlare del messaggio di addio aggiunto in post produzione da Carter alla fine dell’episodio 1, quando ormai non si faceva altro che parlare dell’ultimo saluto della Anderson.

Il lavoro all’FBI è diventato il classico stillicidio che attanaglia i lavoratori vicini all’agognata pensione. Mulder dopo “Plus One” ha perso totalmente il suo spirito di ricerca e di scoperta, ha perduto la sua capacità di stupirsi, annoiato dagli eventi e dalla banalità delle sue conclusioni. Entrambi distratti dalle loro vite personali, hanno vissuto la loro giornata lavorativa come un peso, un intralcio che acquisiva senso solo se strettamente funzionale a William. Ed è proprio questo che ha snaturato la serie. Le vite dei personaggi hanno preso il sopravvento rispetto agli X-Files. Il loro rapporto di coppia, la loro comunicazione verbale e non, la loro genitorialità hanno spodestato il mistero. Nella serie classica l’X-File aveva fagocitato le esistenze di Mulder e Scully rendendo i due elementi un tutt’uno, producendo un arco narrativo armonico e unitario e per questo intrigante. Nel Revival è accaduto l’esatto opposto. Per Fox e Dana ciò che contava era William, non era quindi rilevante comprendere quale fossero i piani dei cospiratori, il grande disegno o il grande bluff e così ogni singolo episodio ha faticosamente seguito la sua strada resa impraticabile dall’apatia che ha contraddistinto i due personaggi, ormai sempre meno psicologicamente coinvolti nello schema classico della serie: Mistero-Indagine-Risoluzione.

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Il Revival ha mostrato i suoi ossimori e gli ingenui e sprovveduti, sebbene entusiasti nuovi autori, non hanno fatto altro che rimarcarli. C’è chi ha tentato di proporre qualcosa di nuovo, magari sbirciando o scopiazzando altrove come in AI o chi ha pensato di proporre il passato nell’era moderna come in Familiar. Tutti però si sono trovati di fronte qualcosa che hanno colpevolmente sottovalutato: l’assenza di Mulder e Scully. Personaggi ormai finiti, nel senso di definiti nel loro percorso esistenziale, incapaci di trascinare le indagini, al contrario, rassegnati al destino di farsi trascinare. Un format come X-Files necessita di personaggi in evoluzione, dal libro della vita ancora da completare. Capire il mistero soprannaturale, significa capire anche noi stessi, e di Mulder e Scully, loro e noi spettatori, sappiamo ormai tutto. Il mistero va indagato con entusiasmo e passione, fattori che lo spettatore neofita ricerca e che invece fatica ad apprezzare se distratto dalla sindrome da Bradipo dei protagonisti.

In Mulder e Scully tutto ha avuto una risoluzione. Esaurita la tanto famosa tensione sessuale, anche il loro rapporto di coppia si è evoluto, per non parlare delle perdite familiari rispetto alle quali sono state individuate cause e responsabilità. Palpabile l’incapacità dei due nostri amati eroi di offrire qualcosa in più alla serie. Sembravano attrezzi meccanici di una catena di montaggio in cui prevedibilità, monotonia e apatia rubavano la scena. Mancava solo l’ultimo grande tassello, quello di William che ha però condizionato pesantemente la nuova serie. Non che ritenga che il tema William sia stato un errore, anzi, era uno dei grandi motivi che mi hanno spinto a seguire le stagioni 10 e 11. Il difetto è stato, però, quello di incentrare quasi l’intero Revival sulla figura del figlio prodigio che ha tolto centralità agli X-Files, ormai banale pretesto per il raggiungimento di interessi personali. Una volta Mulder e Scully erano motivati da ideali universali quali la giustizia,la verità, la difesa dei deboli. Il ritorno in tv invece ci ha mostrato Fox e Dana spinti solo dalla necessità di appagare il loro bisogno di madre e padre. Ma ciò che ha contribuito al deperimento degli X-Files di “Mulder e Scully” è stato il mancato coraggio di sviluppare una via nuova dal punto di vista stilistico, già in realtà tracciata nel criticato e criticabile film I want to believe. Una via nuova che avrebbe invece accolto meglio il capitolo William. L’ennesima riapertura degli X-Files avvenuta durante la decima stagione, è stata dal punto di vista della logica narrativa insensata, immotivata, efficace solo per celare l’incapacità di Carter di raccontare X-Files attraverso filtri diversi, un’incapacità camuffata dall’azzeramento degli eventi, espediente che non è, come qualcuno vorrebbe far notare, indice di genialità, ma semmai di limitatezza creativa. Era sufficiente fidarsi del tempo, dello sviluppo degli eventi per poter procedere in modo altrettanto credibile, seppur diversamente.

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In IWTB si erano create nuove condizioni per una possibile evoluzione della serie (cinematografica o televisiva, all’epoca non era ancora chiaro) in cui Mulder e Scully avevano raggiunto ruoli difformi, conseguenza delle proprie divergenti aspettative, ma connessi dall’amore reciproco e dalla voglia di aiutarsi e non deludere l’altro. Mulder quale novello indagatore dell’incubo, un po’ alla Dylan Dog e Scully fidata consulente scientifica avrebbero potuto e dovuto dettare i criteri del cambiamento. Questo nuovo modello avrebbe permesso, in modo sicuramente più plausibile, a Mulder e Scully di concentrarsi unicamente sul ritrovamento di William, ultimo segmento di verità rimasto da svelare e a cui sembravano unicamente, ma legittimamente, interessati. Invece Carter ha preferito riproporci Fox e Dana colleghi, non più amanti, ancora inseriti nel Bureau con quello schema antico, piuttosto rigido, che lascia assai poco spazio alle esigenze evolutive dei personaggi. Carter è ancorato ad una visione dello sviluppo della scena eterna, immodificabile se non per effetto dei radicali liberi che senza pietà infestano il corpo dei suoi eroi, legato cioè ad un’idea più consona all’universo narrativo dei fumetti, in cui i protagonisti indossano gli stessi abiti, non invecchiano mai e vivono le loro avventure senza tempo. Invece a non avere tempo sono gli X-Files, le paure che cambiano nel corso delle generazioni e che condizionano la nostra esistenza.

Carter senza rendersene forse conto ha creato qualcosa di simile a Star Trek. La space opera racconta il viaggio interstellare attraverso mondi diversi, in cui i protagonisti di turno, pur diventando vere icone televisive per la buona scrittura e l’interpretazione attoriale, restano comunque dei passeggeri. Stessa cosa accade per X-Files con la differenza che quest’ultimo narra storie di viaggi all’interno dei microcosmi della nostra natura: superstizione, scienza e fantascienza, orrore, politica e antipolitica, ma anche in questo caso i personaggi sono strumentali allo scopo. Il problema è che Carter sembra non sia più in grado di raccontare qualcosa senza uscire dalla sua confort zone. Se la cava a tratti in assenza di uno dei due, ma non di entrambi, anzi lo ritiene inaccettabile. Non ci prova nemmeno. L’addio di Gillian, l’ennesima cacciata dall’FBI dei due agenti e il nuovo figlio del miracolo sembrano offrire nuovamente questa opportunità, l’opportunità di proseguire il viaggio a patto che mutino i viaggiatori, con un Mulder non centrale all’interno dell’arco narrativo, ma valido elemento di supporto ad una next generation, sempre nell’ipotesi in cui il modello narrativo resti prevalentemente lo stand-alone.

Se si vuole proporre qualcosa di vecchio a nuovi spettatori occorre rinnovare il vecchio, altrimenti il pubblico cambia canale (i bassi ascolti del Revival sono un fulgido esempio).

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Chiudo con un’osservazione sulla Fantascienza, mio primo amore. Non condivido l’idea secondo la quale essa in X-Files e non solo, annoi, in quanto superato è il fascino dell’extraterrestre e quindi la Sci-Fi sia sempre meno fantascientifica e più scientifica. La fantascienza morirà quando le persone avranno smesso di immaginare, di fantasticare, di pensare al futuro perchè non ci sarà più alcun futuro a cui pensare. Alla fine si tratta solo di qualità di scrittura. Ci sono film che trattano dell’argomento ancora in modo seducente, come ha fatto Arrival, ad esempio. La fantascienza è solo un contenitore di emozioni umane. Tratta di uomini e donne inseriti in uno scenario futuristico o altamente tecnologico. Il tanto e giustamente lodato Interstellar lo ricordiamo sì per i paradossi temporali di fisica quantistica, o per finalmente, il silenzio assordante dello spazio che sbugiarda la stupida riproduzione dei suoni di astronavi roboanti dei film precedenti, ma lo ricordiamo soprattutto per la carica di umanità che i personaggi hanno trasmesso senza ricorrere ad effetti speciali, ma limitandosi alla semplice manifestazione di emozioni. La scena in cui il protagonista, dopo aver perduto due decenni di vita a causa della relatività, rivede piangendo in modo straziante, attraverso un videomessaggio, sua figlia cresciuta e cambiata nell’aspetto vale tutto il film. Così come pure di Blade Runner, film futuristico e altamente tecnologico ricordiamo il momento di umanità che trova spazio nel cuore e nella mente del replicante, manifestatosi attraverso quel breve monologo finale in cui le lacrime si confondono con la pioggia.

Alla fine si tratta solo di storie di donne e uomini.

Nient’altro che donne e uomini.

In conclusione…

X-Files ha saputo calarsi bene nella nuova era come sottolineato da Rita per i motivi che ho spiegato prima. Secondo la criticata teoria del Lamarckismo che possiamo applicare al caso in questione, le influenze ambientali iscrivono nuovi caratteri nella memoria cellulare da permettere a qualunque organismo di inserirsi in contesti antitetici rispetto a quelli originari. La paura, il mistero, la Fede, la ragione, la curiosità, la giustizia rimangono tali qualunque sia l’ambiente. Il Revival in questo non ha fallito. Dove ha fallito è nella proposizione della fantapolitica che se funzionava negli anni 90 efficacemente, oggi risulta anacronistica per via dei casi Snowden e Assange. Ciò che è dimostrato, ciò che viene svelato e comprovato non è più “Fanta” e nemmeno “Coca Cola”, ma semplicemente cronaca e la cronaca non attira quanto l’immaginazione.

Un altro difetto del Revival si ravvisa nel desiderio commerciale di offrirlo ai neofiti, aspetto evidenziato da Elisa nel suo intervento. Risibile è stata l’idea di offrire al nuovo spettatore il modello schematico di episodio autoconclusivo attraverso l’indagine formale dell’FBI con personaggi in possesso di un background di oltre venti anni. Lo spettatore ama scoprire i personaggi pian piano, episodio dopo episodio, ama vederli crescere, maturare col passare del tempo, capire le loro motivazioni e le loro aspirazioni, non desidera seguire le vicende di gente imbolsita, stanca con un vissuto che può essere metabolizzato solo attraverso una mega maratona televisiva di oltre 200 episodi e due film. L’undicesima stagione ha segnato un cambio di tendenza, nel concentrarsi solo e unicamente sulla risoluzione degli eventi, strizzando gli occhi ai fan della prima era e infischiandosene finalmente dei neofiti, ma il prezzo è stato un calo brusco degli ascolti che un cult come X-Files non avrebbe meritato di subire. Un calo a cui ha contribuito l’atmosfera di nostalgia e di fine della festa che ha pervaso tutti i dieci episodi.

 La festa è finita. Gli amici se ne vanno. Per sempre?

Ai posteri…

 

 

7 Responses so far.

  1. sergio ha detto:

    Si XF ha fatto il suo tempo ! E lo ha fatto per due motivi, su tutti.
    Primo: la confusione totale, imperdonabile, irriguardosa, nella quale ci ha trascinati CC con la sua mitologia sciatta, confusionaria, sciocca, irrealistica nel senso più vero del termine. Dal sublime trittico Getshamane Redux I e Redux II con una leggera ripresa nei Biogenesis e La Sesta Estinzione sembrano passati secoli. Le immonde puntate riproposte come finale, il modo cialtrone, infantile, ridicolo della gestione del rapimento di Samantha, la sciatteria che ha segnato a fuoco tutta la gravidanza di Scully sino alla conclusione ( ? ) dell’affaire William, Dogget e l’inqualificabile Monica Reyes ( come dimenticare il suo “potere” finito nel dimenticatoio alla svelta…) sino alla nuova “mitologia”…tutto proprio tutto sembrava costruito per farmi detestare quello che non era, per me, un semplice serial ma un motivo di vita.
    Secondo: le pretese da romanzo Harmony delle fans su Mulder e Scully. Per le quali non bastava più sottintendere, ammiccare, far appena capire. NO ! Occorreva lo sbaciucchiamento alla Beverly Hills, alla Buffy, fra i due. E queste pretese, condite da orde di lettere, email, petizioni, suicidi isterici collettivi, hanno rotto del tutto il fine equilibrio fra M&S rendendolo piatto, banale, di melassa.
    Una storia d’amore inverosimile, ridicola, non diversa dalla tragica mitologia, della quale guarda caso è legata, che ha affossato una serie magnifica, unica.
    Un delitto nel quale Smoking Man sarebbe onorato per via delle ripercussioni ridicole ( M&S che amanti, si chiamano ancora per cognome..una gravidanza lunga 13 mesi, un figlio che nel 2002 manco si capisce di chi sia e se sia sano o meno…) cialtrone in cui ha gettato lo show. Fine e che non ci sia un futuro. Per carità !

  2. Francesca ha detto:

    Assolutamente d’accordo con Sergio. Il voyerismo dei fan shipper-melassa, che anche Rita sottolinea, è assolutamente fuori luogo. E bisogna ammettere che CC ha evitato sempre di deliziarci con simili smancerie, per fortuna.
    Leggere le riflessioni e i quesiti di Rita invece mi ha dato un’improvvisa illuminazione. Il suo excursus storico su ciò che era la nostra società prima degli anni ’90 e quindi prima della caduta del muro di Berlino, e ciò che è diventata dopo quell’evento di enorme portata, mi ha fatto capire che la società in cui viviamo è una società che non ha radici storiche. Viviamo in un mondo dove le premesse costruite fino al ‘900 sono cadute insieme a quel muro e tutto quello che sta accadendo sta accadendo ex novo. Sono finiti i corsi e ricorsi storici. É finita la storia come saggiamente ci racconta la nostra amica. A tentoni stiamo cercando di costruirci una nuova identità. Ci troviamo spaesati e spaventati, non sappiamo dove andare e cosa aspettarci. Sembra quasi di essere finiti in un universo parallelo che ha avuto radici storiche completamente diverse e sconosciute. Inevitabilmente tutto questo ricade anche sulla letteratura e sull’arte, sul cinema e sulla televisione, specchio fedele della società. I cambiamenti veloci, troppo veloci della tecnologia ci spiazzano e disorientano, e, ahi noi, hanno creato una voragine fra le nuove generazioni e le precedenti. Come dice Rita oggi è tutto mordi e fuggi, non c’è tempo per la riflessione, per cercare di capire fotogramma per fotogramma, pagina per pagina ciò che fa cultura. Anche la cultura deve adeguarsi al cotto e mangiato e chi se ne importa se non sento più il sapore, se non colgo più le sfumature e i sentimenti.
    Cosa c’entra tutto questo con X-Files? C’entra eccome perché anche X-Files è figlio del suo tempo. E’ nato sulle radici del vecchio mondo, occupandosi di Ufo, come ci fa notare Rita, il nuovo nemico da combattere in mancanza della dualità Usa Urss, e si è concluso nel 2002 alla fine dello smantellamento definitivo delle vecchie radici, riapparendo nel 2008 e successivamente nel 2016 e nel 2018 con una nuova veste adatta a questo mondo in cerca di radici e di nemici. E’ ritornato spaesato e spaventato come siamo noi, alla ricerca di una nuova identità. Da dove arrivano “Il Cavaliere e la rossa donzella”? Due personaggi che potrebbero essere descritti in modo impeccabile dalla battuta finale di “Pretty Woman” dove Richard Gere sale le scale e chiede alla sua donzella “e che succede dopo che lui ha scalato la torre e ha salvato lei?” e la risposta spiazzante e moderna di Julia Roberts “Che lei salva lui”
    Questi sono Mulder e Scully nati da premesse storiche antiche, che ci ricordano i cavalieri medievali, i paladini dell’Orlando Furioso e dell’amor cortese. E anche i due protagonisti di Rinaldo in Campo dove la giovane Angelica, come Scully, riesce a trasformare un brigante in un cavaliere che parte per combattere al fianco di Garibaldi per l’unità d’Italia dove Rinaldo/Fox confessa ad Angelica/Scully la sua trasformazione con questa bellissima battuta: “L’onestà l’ho imparata da te. Mi hai fatto diventare adulto, io ti devo tutto quello che sono, invece tu a me non devi niente”.
    Il nuovo X-Files è totalmente nuovo. Mulder e Scully si sono visti proiettare in un universo dove tutto è diverso da ciò che era.
    Dal film del 2008 il suo creatore ha voluto, purtroppo o per fortuna, fondare le sue storie sul nostro presente. Infatti ci parla di un prete pedofilo e di un uomo che usa i corpi delle donne per trasformarsi in ciò che desidera essere.
    Anche nelle due nuove stagioni gli argomenti esposti rimangono ben saldi su questo principio di realtà e vengono trattati sempre con una certa ironia e con lo sguardo fisso alla fine, alla conclusione. La vita che scorre, gli anni che passano, le cose che cambiano e che lasciano senza certezze.
    L’unica cosa che rimane senza senso è lo sviluppo imprevisto della relazione d’amore fra Mulder e Scully, quel rapporto che Rita definisce uno dei rapporti platonici più meravigliosi di tutti i tempi. Dove è finito l’Amore totale ed assoluto, sempre per citare Rita? Questa crisi, questi dubbi, su quali radici poggiano? Non è credibile, è traballante. Come dice Massimiliano, Carter ha preferito riproporci Fox e Dana colleghi, non più amanti in uno schema rigido senza evoluzione. Io penso che questo sia stato come tornare indietro ante All Things e cristallizzarli nuovamente in quella situazione sospesa ma che oggi, alla loro età e con i loro trascorsi, non era più credibile. Grandioso Massimiliano che sottolinea come CC sia legato ad una visione di una “scena eterna immodificabile se non per effetto dei radicali liberi che senza pietà infestano il corpo dei suoi eroi” e questa mi ha fatto ridere di gusto.
    Certamente quello che è accaduto dal 2008 in poi non può collegarsi con le premesse della serie classica che così romanticamente e meravigliosamente ci descrive Rita. C’è una scena in “La sesta estinzione II” Scully entra nella sala dove Mulder giace svenuto e crocifisso, gli si avvicina e lo chiama pregandolo di svegliarsi, e poi una lacrima appare fra le sue ciglia e va a cadere sull’occhio di Mulder svegliandolo. La principessa ha svegliato il principe con una lacrima, come il principe sveglia la bella addormentata con il bacio del vero amore che compie miracoli. E quell’amore che cosa ha a che vedere con il rapporto fra Mulder e Scully da IWTB alle ultime due stagioni? Maturo, sicuramente, adulto e ponderato, nulla da eccepire, ma non affonda le sue radici in quella lacrima. Affonda le sue radici in quella lacrima invece la dichiarazione d’amore che Mulder fa a Scully in quella chiesa e in quel simbolico matrimonio fra due anime sole che si avviano all’ultima parte delle loro vite e vogliono farlo insieme. Quella scena rimane estrapolata da tutto ciò che è accaduto nel film e nelle ultime due stagioni.
    Questo X-Files ha un senso solo se calato profondamente in questo tempo, dove tutti noi siamo spaesati e spaventati quanto Mulder e Scully e cerchiamo, come loro, nuove radici, nuove visioni, nuove certezze che ci possano aiutare a traghettarci nel nuovo mondo che verrà. Solo così ha senso il legame fra due anime affini che cercano il coraggio di andare avanti e di affrontare il futuro contando l’uno sull’altro. Con questa visione possiamo dirci tutti soddisfatti, pure gli shipper più intransigenti come me.
    Avrebbe senso a questo punto andare avanti per raccontare la vita normale di una coppia normale che affrontano il loro futuro di genitori anziani? Avrebbe senso continuare a farli lavorare come risolutori di storie estreme in un contesto dove le storie estreme non hanno più spazio? Preferisco immaginarli genitori felici e tenerli stretti stretti nei miei ricordi senza che nessuno più osi dividerli o maltrattarli solo per andare avanti ad ogni costo. Sarebbe accanimento terapeutico!!!

  3. Rita ha detto:

    Non sono del tutto d’accordo, cara Francesca: le radici storiche le avevamo, ma ce le hanno demolite… Semplicemente non ce ne siamo accorti solo perché, da 25 anni a questa parte, eravamo incollati allo schermo a guardare X-Files e leggere e scrivere fanfic. 😉
    Quando ho proposto questa riflessione, non credevo che avrei “scatenato l’inferno” di questa tal portata! Un “brain storming” fantastico, strepitoso nei risultati ed entusiasmante nella lettura e per la difformità di vedute, ed è stato semplicemente travolgente scoprire come, nonostante ognuna di noi avesse scritto il proprio pezzo “al buio”, ci siamo alla fine trovate concordi su certi aspetti e addirittura ci siamo date una risposta reciproca. Brain stormig davvero fantastico ma che, come giustamente osserva Massimiliano, ci ha fatto giungere ad una amarissima constatazione che, per quanto mi riguarda, è dolorosamente vera: ad aver fatto il loro tempo sono proprio i nostri amatissimi Mulder&Scully. A leggere i nostalgici, passionali e battaglieri interventi di Francesca e Silvana, la sensazione che ho provato è stata quella di “non si esce vivi dagli anni ‘90”, in Elisa ho colto l’occhio clinico di una “addetta ai lavori” e la freschezza di uno sguardo attuale su come le serie tv vengono vissute dai giovani contemporanei, mentre Massimiliano, ancora una volta, con il suo lucidissimo intervento di precisione chirurgica, mi ha impietosamente ma sacrosantamente agguantata per una caviglia, riportata bruscamente a terra e messa di fronte ad una verità che ho faticosamente tentato di non affrontare: il pensionamento dei nostri due eroi. E’ estremamente difficile, per me, separare X-Files da Mulder e Scully, ma non posso che trovarmi d’accordo con la sua analisi amara, impietosa, veritiera e cristallina: se avesse voluto davvero dare un futuro dignitoso e duraturo alla serie, Carter non avrebbe dovuto riaprire gli X-Files, ma avrebbe dovuto lasciar i nostri eroi a continuare la ricerca della Verità e di William in un’altra forma: Fox quale “novello indagatore dell’incubo”, Dana “fidata consulente scientifica”, coppia di lotta e d’amore, e magari coadiuvati proprio dagli ex colleghi Monica, John e Skinner, ripescando la mitologia dimenticata (Supersoldati) e ovviamente non dimenticandosi del più meraviglioso dei villain, CGB Spender. Purtroppo, così non è stato: lo show in sé non ha fatto il suo tempo, Mulder e Scully nuovamente agenti senior dell’FBI sì, risultando distaccati e poco entusiasti dell’ennesimo arruolamento perché proiettati con la mente ed il cuore solamente al pensiero di ritrovare prima o poi il “loro” ragazzo. Perché è qui che il buon Chris voleva arrivare, affrontare l’ultimo tassello della Mitologia prima di chiudere per sempre questa magnifica avventura, ed il messaggio di addio in coda a MS3 non lascia dubbi in proposito: questo è per voi, per noi fan che da 25 anni tifiamo, sbaviamo, piangiamo e ci arrabbiamo dietro a lui, a David, a Gillian ed a tutta la crew. Esattamente diciotto anni dopo Samantha, concluso e risolto (?) anche il discorso William, Chris ci ha lasciati con un’ennesima tabula rasa, col Cattivo per antonomasia fatto fuori (si spera) definitivamente, Monica freddata, uno Skinner ridotto a sottiletta, un ragazzo prodigio dai natali incerti che ancora non sa quale sarà il suo futuro ed una nuova vita pronta a sbocciare tra le erbacce dell’età. Al momento attuale, se ci sarà un futuro per questi due disgraziatissimi genitori attempati, l’unica prospettiva nella quale potrei vederli ed immaginarli sarebbe solamente in chiave apocalittica: il mondo sconvolto dall’Armageddon, loro due in fuga col pancione (sulla falsariga di una storiella avvenuta poco più di 2000 anni fa) e l’aiuto sovrannaturale di William (to’, ho nuovamente fornito gratis il teaser per una nuova fanfic, almeno mi si offra una birretta per cessione di copyright); uno spin-off con William dubito che riuscirei a reggerlo, se non altro per l’antipatia che l’interprete mi suscita ogni qual volta lo vedo. E’ palese che siamo arrivati a fine corsa, ed il finale di MS4 l’ho accolto con sollievo e l’ho accettato quale migliore finale possibile.
    Altro non potrei aggiungere a quanto, davvero magistralmente, siamo riusciti a sviscerare in questo mega saggio collettivo. Non mi resta che ringraziare di tutto cuore Silvana, Francesca ed Elisa (siete fortissime, ragazze!) per aver partecipato con appassionato e fecondo entusiasmo a questo mio piccolo esperimento e Massimiliano per aver messo il suo pregevolissimo “cappello” ai nostri rutilanti ragionamenti. Grazie Max, lo sapevo che anche stavolta mi avresti insegnato a vedere al di là delle emozioni. 😀
    Un fortissimo abbraccio a tutti voi e, per chi la sopporta, una felicissima estate.

  4. Francesca ha detto:

    È quello che intendevo Rita, siamo d’accordo. Le nostre radici storiche, quelle che ci hanno sostenuto fino alla caduta del muro, sono state demolite negli anni successivi ed il nuovo X-Files poggia sul nulla. Non so se ce ne saremmo accorti se non fossimo stati impegnati ad analizzare X-Files e a scrivere e leggere fan fiction, forse la storia non la si capisce mentre la si vive, ma decenni dopo, quando cominciano a vedersi le conseguenze degli eventi. E il nuovo X-Files, è una chiara conseguenza di quegli eventi. E voglio esagerare, forse cominciamo a comprendere quelle conseguenze proprio grazie ad X-Files che, come sempre, ci spinge a riflettere e a farci domande. Chissà, magari fra qualche decennio troveremo anche le risposte.
    Abbraccio tutti voi e grazie per questa magnifica avventura!

  5. xfilesbluebookfanclub ha detto:

    Grazie a voi tutti per il confronto. Pensare a qualcosa di nuovo da dire su X-Files è difficile, in quanto la serie è stata analizzata a fondo in questi lunghi anni, ma grazie alla vostra curiosità e al vostro desiderio di ricerca e approfondimento ci siamo riusciti. W i Fans. W X-Files. Sempre!

    • Rita ha detto:

      Perchè QUESTI fans ce li ha solo X-Files Blue Book. A questo punto, mi sembra doveroso avanzare richiesta alla Camera di Commercio di Hollywood perchè ci assegni una stella collettiva sulla Walk of Fame. Credo sia davvero il minimo… W noi, W XF, sempre e ovunque!

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