Rm9sbG93ZXJz: Recensione

Posted by xfilesbluebookfanclub On Marzo 13, 2018 14 COMMENTS

Com’è quel detto? Al peggio non c’è mai fine.

Aspettavo al varco questo episodio, osannato ancor prima di andare in onda per lo stile sperimentale, annunciato come strabiliante e per la presenza scenica di David e Gillian, capaci di reggere 43 minuti con appena 30 battute di dialogo. Ma soprattutto aspettavo l’episodio per saggiare la qualità delle quote rosa tanto invocate dalla Anderson e dalle sue fans femministe, in grado, a loro dire, di offrire quel punto di vista differente, originale e innovativo che solo una donna a questo punto è in grado di proporre, allo scopo di rinfrescare uno show dall’accento (si dice) fortemente maschilista e classico. Beh… ecco… come dire…: Aridatece gli autori maschi brutti, cattivi e puzzolenti della serie storica!

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Difficile recensire un episodio ti tal schifezza senza usare espressioni lessicali colorite, funzionali alla descrizione della schifezza, ma il ruolo impone un certo galateo dialettico  e pertanto cercherò di evidenziare gli aspetti negativi (TUTTI), edulcorando parole e contenuti (Ve possino!).

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Partiamo dall’inizio. Un locale in cui poter mangiare sushi e derivati con un servizio “inumano”, tecnologicamente avanzato? Wow! Una trovata fantastica! E non lo dico con ironia. Se lo trovassi in città mi ci fionderei portando famigliola, amici, colleghi, colleghe, conoscenti e vicini di casa, col rischio di non trovare posto e… ehm certo, come no! Nel locale ci sono solo Mulder e Scully. Nessuna fila fuori. Nessun cliente all’interno. Nessun passante curioso. Nessun Kitten ah pardon, no quello è morto (per fortuna), nessun gattino che dalla finestra si lecca i baffi. Un’innovazione epocale nel campo della ristorazione e non c’è nessun altro? Manco Joe Bastianich???

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Solo Mulder e Scully. E che fanno i due? Limonano in attesa dell’ordinazione? Macchè! Smanettano abilmente al cellulare! Si avete capito bene! Lei, che nella stagione dieci si definiva orgogliosamente Pre-Google e lui che faceva fatica a scattare una foto con uno smartphone, dando la colpa ad un’App difettosa. Mi si dirà che isolare forzatamente Fox e Dana è stato necessario per rappresentare scenicamente quel senso di solitudine ed isolamento che viviamo quotidianamente alle prese con la nostra ossessione tecnologica: connessi col mondo intero, ma distanti fisicamente da tutti, e bla bla morale qua e bla bla etica là. Tuttavia, l’isolamento di cui psicologi e sociologi tanto discutono è quello che raggiunge il suo acme proprio all’interno della massa, in mezzo alla gente, folla composta da zombie semi-pensanti, individui social/asociali, indifferenti alle parole e ai fatti e alla relazione con gli altri. Se proprio si desiderava trattare il tema, questo avrebbe dovuto essere il modo di rappresentarlo, altrimenti, tanto valeva scrivere una storia su Fox che navigava su youporn e su Dana che googolava sulle cellule staminali (pare che questo capitolo della medicina non riesca a comprenderlo, vero IWTB?), ognuno rinchiuso all’interno delle quattro mura di una camera della propria abitazione. Sarebbe stato realistico, cioè, vedere Mulder e Scully, muti, concentrati sui loro cellulari, e sullo sfondo altri clienti nelle medesime condizioni. E invece sembrava che sulla Terra non ci fosse anima viva oltre ai due agenti ipertecnologici dello S.H.I.E.L.D… oops… mi sono confuso, della sezione EX-Files.

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Addirittura arriva nientepopodimenoche … il taxi senza tassista, quello che abbiamo visto in film futuristici come Il Quinto Elemento o in Minority Report. Per carità, Singapore, Stati Uniti sono in questo campo in fase sperimentale, e Uber proverà l’auto intelligente a partire dal 2019, ma sembra comunque eccessivo notare come il livello di servizio sia così altamente avanzato in questo episodio.

A scanso di equivoci, non c’è alcuna ambientazione nel futuro, come qualcuno preferisce pensare per giustificare l’ingiustificabile o in universo parallelo. Siamo nel 2018.

Mulder ordina un pesce che sembra imparentato con Pippo Franco, non gradisce, in quanto non ha mai visto uno spettacolo del Bagaglino, paga, ma senza aggiungere la mancia (che gran spilorcio!) ed è così che inizia l’innovativo episodio di X-Files!!! Tadaaaam. L’intelligenza artificiale, spugna di qualità, limiti ed emozioni dell’essere umano, assorbe ogni aspetto della nostra personalità, estremizzandone i difetti peggiori. E allora succede che anche le macchine s’incazzano e pur di riscuotere la mancetta si trasformano nella versione robotizzata di Jack Torrance (Shining). Assistiamo alla prima rivoluzione armata dell’intelligenza artificiale che si vedrà solo nel futuro ipotizzato da Asimov ne Il Ciclo dei robot.  Gli antesignani della rivolta delle macchine sono cuochi elettronici usciti dalla scuola di Meccanichef, droni colorati della Giochi Preziosi, e versioni nane di At-At di Star wars, dal passo goffo ed incerto che generano in Mulder e Scully una tale tachicardia da far invidia a quella di Massimo Boldi. Che paura! Altro che demoni e mostri orripilanti, altro che serial killer e presenze malefiche.  Gli At-At mignon inducono assunzioni consistenti di Imodium. Ma la vera gemma è il robot dalle fattezze umane che cammina su rotelle nella penultima scena. Eccala là, stavolta Mulder e Scully ci rimettono le ossa. Hanno affrontato ghiacciai sprofondanti, virus alieni, colpi di arma da fuoco, fantasmi, demoni e Willy il Coyote, ed ora è il turno di un Sant’Antonio in metallo dal pugno di ferro, sebbene ridicolo per la sua somiglianza con Bender di Futurama. Il robot sembra pronto a scagliare la sua forza contro le deboli carni dei nostri eroi, e invece si rivela una versione tecnologica di una qualunque segretaria cia cia cia della Pubblica Amministrazione: “Una telefonata per lei”. Mulder, riacquista la sua intelligenza spenta temporaneamente dalla sua anomala fissazione tecnologica, ricorda di essere perspicace e in grado di risolvere casi misteriosi di grande complessità,  e, era ora, capisce che la cosa più saggia da fare è pagare la mancia prima dello scadere del tempo.  Alè! E’ finita la paura. Si torna sani e salvi a casa!

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Già. Casa dolce casa.

In Italia se lavori per il Governo o per le istituzioni hai buone possibilità di arricchirti. In America no. Se lavori per un ente governativo, vedi F.B.I. al massimo ti puoi permettere un mini appartamento con due camere e cucine, un letto ad acqua generosamente donato da un misterioso benefattore, e se ti va bene qualche stanza in più in un condominio anonimo del Maryland. Quindi, se vuoi svoltare, devi lavorare nella Sanità! Le malattie fruttano come i divorzi e i decessi. Lo ha capito bene Dana Scully che benedì il giorno in cui lasciò il Bureau per lavorare in un ospedale cattolico. 14 anni le hanno fruttato un bel gruzzoletto che ha investito per comprare una villetta tecnologica, dove anche la carta igienica chiede una password prima di essere utilizzata.

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Si tratta di un’abitazione moderna che offre tutti i confort, anche quelli… come dire… zezzuali! Eh sì. La nostra emancipata Dana Scully, non paga delle ore di ginnastica da letto passate con il suo ritrovato amante spettrale, allieta le sue ore di noia con un sex toys elettronico (facevo prima a dire vibratore). Povera Scully, quando ti prendono certe voglie, farsi due ore di macchina per raggiungere il tuo partner, è francamente troppo. Quanno ce vò, ce vò. Che dire… Questo elemento narrativo innovativo, proposto da una brillante prospettiva femminile era effettivamente qualcosa di cui avevamo bisogno a questo punto della stagione. Occorreva mostrarci l’autonoma, anche sessualmente, Dana Scully, per affermare il concetto che le donne sono indipendenti e padrone del loro destino: un vibratore nella mano destra, un frustino nella sinistra e il mondo è il loro. Questa “pornografia” dell’intimità viene poi sostanziata da una scena “molto” funzionale alla trama, quella cioè relativa al taglio dei peli del naso, magari umidi a causa del muco o intrisi di caccole essiccate, di un annoiato Mulder. Questa finestra nel privato dei due è affascinante. Ne voglio di più! Quando uno spurgo di catarro o, meglio, un’estrazione di un consistente tappo di cerume? Mancano 3 episodi. C’è speranza.

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La scena finale, osannata, apprezzata con standing ovation dal Fandom shipper, conferma una pericolosa e noiosa deriva che sembra prendere lo show, quella moralista. Il calore umano di un bar/trattoria, non potrà mai essere riprodotto o, peggio, sostituito dalla fredda intelligenza artificiale, e il contatto umano (le mani di Mulder e Scully che si toccano e su cui la telecamera indugia producendo un sussulto nei cuori dei fans) non potrà mai essere superato da like, emoticons e feedback.

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Purtroppo in questo episodio, e in parte in Kitten, X-Files compie ciò che non ha mai fatto prima, si trasforma in qualcosa che non è, tradendo quindi se stesso: tratta il male o ciò che nella società consideriamo essere sbagliato, sottolineandolo apertamente, suggerendo allo spettatore e ai personaggi la retta via da seguire. Si respira la nuova era di politically correct che l’anti Trumpismo ha generato, riportandoci nella società del sogno Americano, quella che dettava regole di comportamento eticamente considerate giuste e universali e costruendo una dimensione utopica e illusoria, sorda alle trasformazioni della società, all’innovazione e al pluralismo. La snaturalizzazione di X-Files, diventato altro da sé, è evidente. Proprio la scena finale sembra scritta da Rod Serling. Pare infatti di essere in una storia di Ai Confini della realtà del 1959, in cui ogni episodio a se stante, realizzava una spietata analisi della società, indagando sul futuro, per concludere con una voce fuoricampo a dettare la morale della storia, una morale perbenista, cristiana e conformista. In Rm9sbG93ZXJzm manca la voce narrante, ma l’effetto e riprodotto efficacemente dalla immagini. Di seguito un fulgido esempio.

E’ parsa, inoltre, una forzatura isolare da tutto e da tutti Mulder e Scully, facendo parlare gli eventi, piuttosto che le bocche dei personaggi. L’idea era quella di proporre un format già usato da Morgan e consorte nella serie Space: Above and Beyond, ma se qui è stato interessante e funzionale, in X-Files è sembrato inadatto, straniante, fuori luogo. Si parla di omaggio al cinema muto. Sì. Ok. Il cinema muto era…muto. Oggi il sonoro ha un ruolo da protagonista e l’interazione fra Fox e Dana fatta di silenzi è eccessivamente forzata, inadatta, ma soprattutto irreale. A meno che i due avessero un problema di alitosi e fossero sprovvisti di mentine, mmm ma direi che non è questo il caso. Potete farvi un’idea più chiara vedendo la puntata 1×13 Who Monitors the Birds di Space: Above and Beyond.

Concludendo, X-Files ha dimostrato di sapersi rinnovare, vedi mitologia e “This”, ma la consapevolezza di essere in grado di stare al passo coi tempi, non deve indurre a spingersi oltre, snaturando lo spirito  e lo stile della serie.

X-Files potrebbe fare tutto, ma non deve fare tutto.

L’utilizzo della robotica si è dimostrata un’arma a doppio taglio, considerando il livello di ingegneria oggi. I robottini, simpatici, per nulla inquietanti, sembravano usciti dal film “Wally”, tanto carucci da volerne adottare uno. Il goffo risultato mi ha fatto rivalutare il tanto disprezzato Ghost in the machine, nel quale l’intelligenza artificiale, sebbene avesse una ridicola riproduzione vocale, rendeva plausibili morti e paure grazie a trappole letali realistiche e per questo spaventose. Per non parlare di Kill Switch, ma in questo caso le menti al lavoro erano quelle dei maestri del cyberpunk, William Gibson e Tom Maddox

La qualità scadente proposta dagli esordienti, con questo episodio e col precedente “Kitten” ha compromesso il livello di questa stagione. Affidare a tirocinanti l’intera seconda metà season si sta rivelando un errore fatale. Chris Carter aveva ragione quando dichiarò che X-Files può essere raccontato bene solo da coloro che lo hanno vissuto intimamente e sviluppato.

Nulla può essere lasciato al caso.

Massimiliano

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RECENSIONE DI SILVANA

Rm9 /Followers o il silenzio che urla.

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Chaplin scelse di girare il suo primo film sonoro ,Tempi moderni,soltanto con effetti sonori e rarissimi dialoghi per non sciupare la poesia del personaggio del Vagabondo, cosi spero abbiano considerato le autrici Kristen Cloke and Shannon Hamblin, quando hanno deciso di scrivere un episodio di TXf ‘muto’ o quasi,per segnalare l’impatto straniante della tecnologia nel mondo umano,scegliendo quindi di far agire Mulder e Scully con pochissimi dialoghi per mettere l’attenzione dello spettatore su quanto rumore,reale e metaforico, faccia la tecnologia.
Il ronzio continuo,le voci artificiali -falsificate nelle intenzioni dimostrate- rendono l’episodio sperimentale e allo stesso tempo minaccioso.
Nell’intenzione delle scrittrici e del regista,Glen Morgan ,l’atmosfera doveva essere inquietante, non a caso ci sono due inquadrature vecchio stile che danno il senso del vecchio film horror: Mulder e l’arrivo dei droni in giardino, qui, per ben due volte è inquadrata la luna lontana nel cielo notturno ,con i rami contorti degli alberi davanti .E non può mancare un rimando a The Birds di Hitchcock, quando i droni più piccoli entrano in casa di Mulder, oppure quando egli ‘invade’ la cucina del sushi bar ,trasportando il blobfish, e viene ‘guardato’ male (??)dai robots inservienti e cuochi.Questi momenti godibilissimi e inquietanti allo stesso tempo, in cui si si avverte una atmosfera thriller , di attesa malsana, di attacco rimandato, di pericolo imminente e inevitabile.
(Complimenti anche al curatore dei brand placement, ben riuscita la pubblicità a svariate case produttrici di smart phone, vibratori e robot.)

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Allarmante è l’atmosfera predominante nel mondo fasullamente ben disposto nei confronti degli umani dei devices .Quanta ipocrisia contenuta nella frase: “Come posso aiutarti?”, emessa da dispositivi che non sono altro che interfaccie di enormi multinazionali che guadagnano con taxi senza autisti, ristoranti senza camerieri , dispositivi domotici che rendono prigionieri in casa propria, soltanto perché la voce (assurdo!) non pronuncia come il dispositivo si aspetta che digiti la data di nascita impostata come pass ? Cosa è più ‘tuo’ nel mondo tecnologico, quando volontariamente si sono immessi i dati più intimi e personali e poi non ci si deve stupire del sopravvento intrusivo che si è ottenuto da parte di un enorme cloud che ci spia, ci scruta, ci ruba i pensieri ,ordina i desideri , trattiene i ricordi.E perché no , immagazzina gli errori e le frustrazioni ,unicamente per raddoppiarli malamente?
E lo straniamento di rivolgersi ad una voce al telefono, al form di una schermata nel pc che non riconosce e non aiuta. Siamo oltre le teorie di Mc Luhan, non più il telefono strumento ‘freddo’ che decentra , la tv (o il pc) che raffredda i ragionamenti e fa considerare solo le reazioni, siamo arrivati a quanto profetizzò l’autore, considerando che i pc sarebbero passati da strumenti per riunire informazioni veloci a mezzi per vendere dati e servizi. Usando e seviziando la vita umana -unicamente per profitti incommensurabili -come fino ad ora era conosciuta e non sarà mai più.
Le autrici hanno dichiarato che le intenzioni di rendere più facile la vita umana attraverso la tecnologia può avere un lato oscuro,e il lato oscuro emerge perché le macchine sono ottuse anche se smart, perché seguono unicamente la logica.
Paradossale e triste questa affermazione ma veritiera….
La logica non ci salva , l’essere umano è diventato estraneo all’ ‘organon ‘ che ha creato , ma l’uomo associa al ragionamento anche l’ irrazionale, procede per tentativi ed errori, spesso è l’intuito che fa andare avanti il mondo,e le macchine non hanno intuito ,non hanno irrazionalità ,AI perfette per ordinare una pizza ma disastrose nell’ afferrare il motivo per cui non voglio darti la mancia o il feedback positivo! L’essere umano può sorprendere, come unica difesa ,con una azione irrazionale, per rompere l’equilibrio di robots e App.
Questo fa Mulder con la mazza da baseball,con la mancata mancia,con il bidone nel magazzino( lanciato contro la stampante 3D che spara pallottole mortali). Spiazza la razionalità. Si difende l’umanità con l’irrazionale,con il gesto non prevedibile,con l’improvvisazione!

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Le macchine DOVREBBERO prevedere un bisogno,ma sono solo programmate da altri uomini nel far nascere un bisogno che prima non c’era neanche.
Scully non vuole ordinare niente con l’e-commerce, eppure le ‘piove dal cielo’ un vacuum senza fili che scatenerà la fine della casa prigione. Buon per lei… Aiutare è vessare: come la scopa dell’apprendista stregone in Fantasia, le macchine sono inarrestabilmente convinte di aver ragione: Il vacuum scorre indipendente in casa Scully e combina solo guai.Fino ad infiammare il perfetto piccolo paradiso(?) di Scully.
E tornando al silenzio, esso è anche metaforico: manca un reale dialogo con le macchine, manca una interazione sincera sul bisogno dell’uomo ‘qui e ora’ ,non mi serve il vacuum perché ho versato sali da bagno per terra, forse li voglio lasciare sul pavimento…E’ questione di libertà mentale!
Quanto la tecnologia sia uno strumento e quanto invece chi ha creato lo strumento deve esserne consapevole eticamente ?
La razionalità dell’uomo che si riversa nei robots e nei devices di ogni ordine e tipo deve tener conto ,e questo c’è nel teaser, di cosa l’uomo sta’ implicitamente ed inconsciamente insegnando alle macchine.
Al di la’ della lezione edulcorata di Asimov, le AI possono anche assorbire- oltre gli algoritmi programmatici – anche le emozioni negative come la vendetta? Non lasciare una mancia scatena la ribellione del mondo digitale contro l’uomo?No, spiazza unicamente chi vuole vendere un servizio A TUTTI I COSTI, anche a quello della sopravvivenza di altri esseri umani,e che quindi scatena contro- come cani rabbiosi- i poveri bots, ancora una volta esecutori e non decisionisti per sè.
La responsabilità è sempre del creatore, MAI della creatura in questo ordine di mondo ….
Mulder si accorge della responsabilità umana di quali contenuti inconsci si insegnano alle macchine, e le autrici -non a caso-scelgono la colonna sonora , ‘Teach your childen’di Crosby, Still, Nash & Young , che nei versi rammenta ai vecchi :” Tu, che sei in viaggio, devi avere un codice con cui vivere. E così diventi te stesso, perché il passato è solo un arrivederci .Insegna bene ai tuoi figli, l’inferno del padre è andato lentamente avanti…”.La generazione che è passata dall’analogico al digitale deve far capire ai nativi digitali che esiste anche un codice di comportamento, che esige rispetto e regole per non ferire o fare del male agli altri esseri- digitali o umani.
Quindi ,sostiene Mulder , forse dobbiamo insegnare ‘meglio’ a queste macchine, forse dobbiamo tramandare ANCHE un codice morale per i futuri fruitori di questi suggestivi strumenti.

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Infine, il rimando al quadro di Hopper , Nighthawsk ,1942 ha bisogno di un approfondimento, che va la di là della mera citazione ,con i personaggi maschili (la donna rimane quella dipinta originariamente) cambiati in bonari robots di una delle inquadrature nel finale dell’episodio, nel diner finalmente pieno di altri esseri umani ,che interagiscono con Mulder e Scully bonariamente e ben disposti.
Nelle intenzioni del pittore, l’immagine doveva suscitare il senso profondo di solitudine dei protagonisti, dell’America urbana all’inizio della seconda guerra mondiale.
Quei personaggi, visti come un acquario umano, sono distanti sia dallo spettatore della tela che tra loro stessi. Lo stesso sentimento di solitudine che coglie Mulder e Scully all’inizio dell’episodio , in attesa dell’ordine , estranei tra di loro, entrambi presi dai loro smartphone, non si confrontano- peggio non si conoscono…
Sono soli anche se seduti accanto. Il calore che Scully (il personaggio femminile che rimane umano nel bar di bots del quadro emulo, doveva sottolineare forse che le donne sanno come recuperare il contatto umano,rimanendo umane molto umane ?) dimostra verso Mulder, nella scena finale, è compensativo, sempre silenzioso, stavolta però il silenzio è diverso, non è il silenzio tra umani e macchine, è tra umano e umano, ed è colmo di consapevolezza muta , si può anche tacere, ma toccarsi e star-ci uno per l’altra è la cosa più importante….
La tecnologia rende soli, imbambolati davanti schermi e tastiere, immersi in un continuo ummmmm alienante .Lo vogliamo davvero?Stà già accadendo…

 

14 Responses so far.

  1. Elisa ha detto:

    Una puntata mooolto particolare ma ben realizzata e organizzata sotto il punto di vista tecnico e attoriale.
    L’incipit conduce tutta la trama: l’intelligenza artificiale impara da noi!
    Io aggiungerei anche che l’AI E’ programmata da noi, e sottolineo programmata perché in quanto singoli individui pensanti ogni programmatore pensa diverso da un altro e può creare sono un ‘x’ numero di risposte a un ‘x’ numero di domande. Ma qui sorge il problema: e se io formulo una domanda la cui risposta non è nel database dell’AI? In sostanza è l’incomprensione che nasce nell’episodio: la ‘mancia non elargita’. Mulder non dà la mancia perché il suo ordine è sbagliato e non trova nessuno, se non i robot, a cui dire dell’inconveniente. È chiaro che c’è stato un piccolo errore nell’ordinazione ma dall’ottica dell’IA non sono stati commessi errori (perché, probabilmente in fase di programmazione, in quel software non è stata messa l’opzione “Conferma che sia quello che hai ordinato”). Quindi ecco che, ordine sbagliato, nessuno al quale dirlo, Mulder non lascia la mancia (ma mi pare anche ovvio!). E quando la macchina non gli rilascia il bancomat lui picchia sul display creando un altro precedente: la violenza contro l’AI. E se è vera la premessa che loro imparano da noi… per ora hanno imparato una sorta di ‘aggressività’ che non tarderà a rivoltarsi contro i nostri eroi. E a questo punto verrebbe da dire ma che c’entra Scully? C’entra. Perché in un mondo dove tutti siamo connessi in internet e i nostri dati sono disponibili per vie telematiche l’AI sa perfettamente che i due sono legati e poi può vederlo tramite le telecamere. Sorgono i primi problemi. Mulder continua a rifiutare di dare la mancia e il gps lo riporta al ristorante. Soluzione? Il buon vecchio stradario!
    Scully è alle prese col taxi impazzito perché non avendo feedback da lei fa tutto tranne quello che gli viene richiesto. Si crea, perciò, una prima piccola spaccatura nel rapporto uomo-macchina che continua ad allargarsi quando Mulder e Scully sono in casa.
    Ora, il discorso case separate: io non ci trovo niente di male, soprattutto perché due persone così indipendenti hanno bisogno, a volte, dei loro spazi. Hanno provato a vivere insieme e non ha funzionato. Che sia questa la soluzione? Si, io la vedo così. Stanno molto bene insieme ma, avendo bisogno dei loro spazi, hanno due case.
    Quindi ogni uno, a casa sua, ha a che fare con la tecnologia che, man mano, diventa sempre più aggressiva e non richiesta. Mulder è alle prese con il centralino telematico della banca che lo lascia in attesa per ore. A Scully suona l’allarme di casa perché il codice non viene riconosciuto e gli addebitano soldi per falso allarme. Lei diventa sospettosa in bagno quando butta via un tubetto di crema e le arriva un sms nel quale gli si dice se voleva comprarne un altro. Nel mentre a Mulder continuano ad arrivare sms chiedendo questa ‘mancia’ che lui, tassativamente, rifiuta di dare. Tutto ciò si riflette negativamente anche su Scully alla quale viene consegnato (senza che lei lo avesse richiesto) un robot aspirapolvere per aver rovesciato dei sali da bagno. Questo robottino, in realtà si rivela essere una specie di “Cavallo di Troia” perché non farà altro che scansionare tutta la casa per dare informazioni all’IA e infettare tutti i dispositivi elettronici. A casa sua Mulder continua a rifiutare la mancia e capisce di essere spiato dall’AI tramite un drone. Cosa fa a questo punto? Prende una mazza da baseball e cerca di abbattere l’intruso volante. Ma ricordiamo l’incipit; le macchine imparano dal nostro comportamento. Così l’AI diventa aggressiva sul serio e lui subirà un’invasione di droni che lo porterà ad andarsene da casa sua per chiedere aiuto a chi di scienza e tecnologia, di solito, se ne intende più di lui: Scully! Ma anche lei sta avendo i suoi bei grattacapi con i gingilli elettronici (che le ricordano anche il compleanno di Skinner XD) La sua colpa è, apparentemente, non dare mai feedback su quello che usa, non permettendo, così, all’AI di migliorare i suoi servizi e spingendola ad agire, di conseguenza, di sua iniziativa. Lui arriva giusto in tempo per portarla via prima che le esploda casa.
    Cercando un rifugio dalla tecnologia impazzita capiscono che sarebbero comunque rintracciati tramite i cellulari e altri apparecchi in loro possesso e decidono così di disfarsene. Intrappolati in una stanza dove vendono prodotti proiettili 3D, Mulder cerca di salvare la situazione prendendo a ‘barilate’ la macchina.
    Sarà un caso che per ovviare alla tecnologia l’inventiva umana riesca sempre a prendere il sopravvento? A questo punto, però accade una cosa che non avrei previsto: un robot riporta il cellulare a Mulder, quasi un ultimatum per riappacificare questo strana lotta uomo-macchina che si è venuta a creare. Ma poi ho ripensato: NO! La macchina, una volta che viene programmata per uno scopo lo esegue fino alla fine. Non è una tregua o una pace, è solo stata programmata per chiedere quella cosa fino alla fine. Non sapremo mai cosa sarebbe successo se Mulder non avesse digitato la casella ‘10%’ ma credo proprio che non avrebbero voluto saperlo neanche loro, dati i precedenti.
    La puntata finisce in una situazione e in un clima diversi dall’inizio.
    Al mattino scelgono di fare colazione alla vecchia maniera! Con una cameriera umana, che saluta e sorride e ha un’anima. A fare da sfondo, persone, calore, UMANITÀ.
    All’inizio della sequenza troviamo anche una bellissima citazione di un quadro di Hopper, “Nigthawks”, ‘I Nottambuli’. Mi sembra un parallelismo piuttosto appropriato visto che i due hanno passato la notte in bianco. Hopper è anche il pittore del neorealismo Americano, di quel sentimento del quale parlava Scully nel ricordare la sua infanzia in “This”. Messo a sottolineare la nostalgia di un passato, anche se in crisi di transizione, ma comunque migliore del presente? Oppure a predire, come sostiene Silvana, il disagio per l’imminente cambiamento? Il quadro originale rappresenta tre uomini ed una donna in un bar che fa angolo separato dalla strada solo da un’immensa vetrata. La luce che si percepisce è quella appena prima dell’alba e da qui il nome del quadro. Divertente è vedere la reinterpretazione di questo, dove al posto dei tre uomini, presenti nell’originale, gli autori abbiano voluto sostituirli con tre robot lasciando, però, la figura della donna inalterata.
    Sarà un caso che la prima dei due ad accorgersi che tutta questa tecnologia li sta schiavizzando è Scully? Nel ricordare di aver smarrito il suo dildo si rende conto di non averne affatto bisogno, avendo il suo uomo di fianco a lei in carne ed ossa. Così gli prende la mano quasi a comunicare: “Mettiamo giù il cellulare e torniamo a guardarci negli occhi, a parlare. Invece di toccare schermi freddi di cellulari, torniamo a toccare la nostra pelle e le nostre anime”.
    Ovviamente, tutto ciò, senza parlare; in quel ‘mood M&S’ che non ha mai avuto bisogno di parole e crea gioia e calore nei cuori dei fans (sta volta sono riuscita a scriverlo come si deve!)
    Una scena totalmente opposta a quella iniziale! Il fatto di essere soli al ristorante giapponese è una bella simbologia che sta a sottolineare che ogni uno è isolato dagli altri individui quando è con un cellulare in mano. I colori scelti infatti sono neon, freddi, perché senza contatti umani non c’è calore. L’assenza di dialogo sottolinea tutto ciò. Loro parlano solo quando esasperati dalla tecnologia (che ricordiamo essere stupida perché non in grado di formulare o dare risposte al di fuori di quelle che gli si auto impongono).
    In tutto l’episodio aleggia un senso di inquietudine dovuto da questa AI che ti spia, ti controlla, che invece di semplificare la vita la complica, che invia una sua soluzione senza che sia esplicitamente richiesta.
    Nel finale, poi, c’è la morale che si sta andando a perdere in questi anni di sfrenata tecnologia: mettete giù i cellulari! I rapporti UMANI vincono sempre!
    Nonostante tutte le critiche questo episodio è la dimostrazione che X-Files ancora insegna come fare serie tv di qualità e lancia messaggi sulla realtà che stiamo vivendo ed il futuro che ci aspetta, ora come all’ora, ben 26 anni fa. Come ci ricorda Silvana, ci sono un sacco di citazioni a film che hanno fatto la storia, come del resto, ci sono sempre state nelle trascorse stagioni. Capisco benissimo che questa 11^ stagione ci sta lasciando con troppi quesiti che, probabilmente non avranno mai risposta, o magari alcune risposte saranno rivelate troppo in fretta ma non si può, a mio parere, cestinare un episodio come questo solo perché non necessario alla “mitologia” o perché non conforme alle regole alle quali fin ora siamo stati abituati.
    Ricordate Villa, “L’opera d’arte è qui e adesso, non ha passato né futuro”? Beh, questo è un chiaro esempio del rovescio della medaglia per quest’affermazione.
    Quindi: puntata necessaria alla ‘storia’? No, non proprio, ma credo che adesso che l’ho vista mi sarebbe mancata.
    Mi ha divertita vedere un po’ di Gillian e David in Scully e Mulder. Secondo me i personaggi ne acquistano in verità perché, come ho scritto ad una mia nuova amica “i diamanti, più facce hanno e più sono brillanti” e io trovo che le personalità dei due, in questo episodio, abbiano davvero brillato. Anche quando sono a cena e si fanno i selfie, quando si annoiano e sono in attesa e si tagliano i peli del naso, quando sono di fronte ai loro “giochini” da letto, i modi di fare di fronte alla tecnologia NON richiesta o necessaria; tutto questo non solo ha dato più carattere ai personaggi ma ha dato qualche informazioni sulle loro abitudini private che li rende, a mio avviso, molto più reali e interessanti. (Le scene nelle quali attendono al telefono e l’operatore computerizzato o non capiva o ricominciava da capo sono veritiere…sembro io quando tento di contattare il mio operatore telefonico!)
    Si è parlato di una Scully fuori dal personaggio per via di quel vibratore ritrovato sotto il letto ma io non la vedo così, è solo un lato privato della sua vita che non abbiamo mai visto. Voglio dire…si è sempre saputo che Mulder si masturbava, ci si gioca dalle prime stagioni; perché lei no?! Il fatto che sia più riservata non significa che non lo facesse. E poi mi si spiegherebbe come fosse riuscita a stare vicino a lui tutti quegli anni e non saltargli addosso.
    Questo ci fa riflettere anche sviluppo del personaggio nell’arco del tempo. Nelle passate stagioni, nell’arco di quasi 10 anni, lei ha allargato la sua mente alle “possibilità estreme” non potrebbe essere accaduto lo stesso dal punto di vista sessuale? Solo perché non ci è stato palesato e non l’abbiamo visto o vissuto non significa che non possa essere accaduto. Questo piccolo espediente racconta un altro lato della personalità di Scully, che lei è indipendente anche riguardo al sesso, ormai. Se c’è Mulder bene, se non c’è o non ce la fa, pazienza, si prende lo stesso il suo piacere. Non dimentichiamo che sono stati insieme e Mulder (sant’uomo) l’avrà abituata bene, da bravo amante del porno, e si sarà dovuta arrangiare quando, poi, si sono separati.
    Adesso che sono tornati insieme tra manette e vibratori io ci vedo una coppia drasticamente più libera e affiatata che sta bene insieme sotto ogni punto di vista, soprattutto prendendosi le proprie libertà anche individuali! E, onestamente, non ci trovo nulla di male.

  2. sergio ha detto:

    Ottimo episodio, che gioca sui silenzi e sugli sguardi nella prima parte, sul ronzio delle macchine nella parte centrale e nella morale nel finale.
    Ho apprezzato un po’tutto, sopratutto la fine, secco monito sulla deriva della società futura, asettica, silenziosa, senza anima, dove si mangia in silenzio, si chatta in silenzio, si gode in silenzio, si muore in silenzio.
    Tutto sembra scritto e diretto con distacco, quasi fosse stato concepito, realizzato e appunto diretto da un computer, elemento ormai imprescindibile che ha rottamato stereo, tv, giochi da tavolo, compagnia e umanità, nel quale tutti siamo stati irrimediabilmente attratti. Puntata senza tempo, potrebbe essere il 2218 o 22222218, volutamente non inseribile in nessuna cronologia per la drammatica visione del futuro prossimo. La carezza finale non è solo quella fra Mulder e Scully ma quella che manca ormai nei rapporti umani, nelle chiacchiere chiassose di un bar o di un ristorante, nel rapporto freddo ma solo in apparenza, fra chi prende un taxi e chi lo guida, in una città deserta dove tutti sono rintanati a casa davanti alla tv o al pc, ormai un orrido mostro bifronte, che svuota i cervelli e annienta l’anima. Inquietante perchè gelido, lontano, come i silenzi di 2001, là carichi di immenso spessore metafisico e religioso, qui privi di qualsiasi sentimento. Come la nostra vita futura. E vi par poca paura ?
    Voto 9

  3. sergio ha detto:

    Ah quand’era Morgan D. a distruggere Mulder ( basta vedere l’orrido Bad Blood ) o quando di facevano vedere Fox che se ne andava ad una maratorna porno, era ironia…qui che fanno vedere che Scully si masturba con un vibratoe, si grida allo scandalo, dimenticandosi che anche nel proprio piacere auto erotico, Dana dimostra una emancipazione ai tabù della bigotta società americana. Detto da uno che non è simpatizzante dei DEM.

  4. xfilesbluebookfanclub ha detto:

    Mi ero ripromesso di non replicare, ma noto di non essere forte. Cerchiamo di smetterla con questo progressismo a tutti i costi. Il vibratore è un dettaglio irrilevante ai fini del personaggio e di X-Files, non ha significati alti di emancipazione, autonomia e parità di genere. E’ semplicemente gratuita come scelta. A chi cazzarola interessa che Scully si tocca il grilletto pensando a Skinner o a Frohike sotto la doccia! Ma dai. E poi paragonare la cosa al porno di Mulder non solo è inappropriato ma si dimostra di non capire manco i contesti. Mulder guardava porno per noia-depressione, né si notavano rigonfiamenti al basso ventre, né qualche mano biricchina.Il dettaglio di Scully svela altro ed ha solo come fine l’equiparare in modo stupido e infantile i due generi. E poi paura da questo episodio? Ma quali sono le vostre paure se questo episodio vi spaventa? Vi terrorizzate con poco. Sorvolando sulla sceneggiatura che è scritta malissimo, questo non è X-Files. Se vi piace questo X-Files, non vi piace più X-Files. Semplice.

  5. Rita ha detto:

    Quoto ogni singola parola dell’ultimo post del Master. Questa discussione è troppo appassionante perchè possa liquidarla con un mio commento raffazzonato per seguire a ruota e rimanere nella tempistica, ogni intervento è meritevole di replica ben ponderata ed a bocce ferme, ma la stanchezza è tanta ed il riposo chiama. Comunque, leggervi tutti è sempre bellissimo. W X-Files. E W noi.

  6. Sergio ha detto:

    Avevo trovato irritante mostrare Mulder che sr ne andava in un cine porno perché offensivo per il personaggio. La depressione e la noia non avevano niente a che fare mi chi si parlava di One Breath. La mia osservazione sul vibratore era volutamente ironica come lo è nella puntata mi pare evidente. Questo episodio non fa paura, X-Files non me ne ha mai fatta. Mi mette inquietudine ed era quello che si prefigge la storia perché il mondo futuro dominato dalla tecnologia è freddo e senza anima. X-Files lo capisco bene o male da solo. Non mi servono guide o tutor. Quoto sul fatto che X-Files non mi piaccia più per ciò che è diventato dalla serie 8 in poi e certo questa è la meno peggio rispetto a altre opere omnia che ci siamo dovuti sorbire per anni. Ma decido comunque di guardarmelo. Posso ?

  7. xfilesbluebookfanclub ha detto:

    Io l’italiano credo di conoscerlo sufficientemente, né soffro di allucinazioni visive. Questo lo hai scritto tu: “Ah quand’era Morgan D. a distruggere Mulder ( basta vedere l’orrido Bad Blood ) o quando di facevano vedere Fox che se ne andava ad una maratorna porno, era ironia…qui che fanno vedere che Scully si masturba con un vibratoe, si grida allo scandalo, dimenticandosi che anche nel proprio piacere auto erotico, Dana dimostra una emancipazione ai tabù della bigotta società americana.” – Ed è questo che rispedisco al mittente. Posso? – Non è un problema di scandalo, ma di utilità. Stupido, forzato dettaglio. Ironico? Non mi ha fatto ridere. Politico, sì forse sarà piaciuta alle femministe. Vogliamo ancora parlare del porno di Mulder? Quando non hai vita sociale, sei da solo e sei uomo ( e un uomo dovrebbe capirlo) il porno è una valvola di sfogo non solo sessuale, ma psicologica. E i continui riferimenti sottolineavano come la sua vita fosse dedicata solo al lavoro, e che i momenti di noia e solitudine li affrontava in quel modo. Il vibratore di Scully è un modo machowoman di dire: io sono donna e sono autonoma e non ho bisogno di niente e nessuno. A che serve questo? Mulder e Scully sono tornati a fare ginnastica da letto i giorni pari e quelli dispari e a cosa serve mostrare quella cosa? Gratuita. Da una donna alla scrittura mi sarei aspettato di meglio.

  8. Sergio ha detto:

    Il porno di Mulder poteva benissimo consumarsi a casa propria. La scena mostrata in Emily era forzata pure nel contesto visto che di fatto Fox non stava nemmeno ad ascoltare Scully al telefono. Nemmeno io amo il politico correct e il vetero femminismo puro ma la scena del sex toys mi ha fatto sorridere. Nulla più. Ribadisco che per me l’ep. Non ha una collocazione cronologica precisa perché mira al messaggio e non al contenuto. È una puntata sperimentale come lo fu a suo tempo Triangle o Dreamland. Non li metto sullo stesso piano qualitativo ma si tratta di esperimenti nella serie. La motivazione futile delle macchine aumenta il messaggio finale: l’uomo è in grado di insegnare correttamente ad una nuova specie o civiltà un messaggio equilibrato e positivo ?

  9. Rita ha detto:

    WsX30Yyr1lSCLie72ie7enc83 ops! scusate, stavo ancora parlando in codice base64… Questo episodio sarebbe una specie de “Il mondo dei robot” versione 3.0? Almeno una cosa ho imparato in tutti questi anni: quando si tratta di X-F, mai fermarsi alla prima impressione, alla prima visione, alle reazioni di pancia. Infatti anche stavolta sono stata attraversata da un turbine emotivo… La prima reazione, quando ho visto l’episodio, è stata: “ommadonnasantissima….”; alla seconda visione, lo sgomento si era tramutato in un “Ma che cos’è sta roba? Chiamate Marcel Marceau!”; alla terza, morbida: “Massì, dai, magari lo segnaliamo alle Giornate del Cinema Muto di Pordenone”. Su tutti i miei pensieri, gravitava l’inconsueto dilemma: “Cui prodest?”. A che pro? A che serve, in realtà? Nella neo-mitologia di XF, nulla. Nella ulteriore sfaccettatura dei personaggi, nada. La storia (?) poteva essere applicata ad altri personaggi di contorno oppure, come giustamente immaginava Massimiliano, il nostro fantastico duo immerso negli smartphone, contornato da altri alienati da bolla autistica nel medesimo locale. Questa sì sarebbe stata una “storia” da cui partire. Il femminile duetto alla scrittura, convinto di aver partorito chissà quale originalità, ha fornito una pallida idea di sceneggiatura, tentando di metterci sull’avviso dei pericoli e disastri della tecnologia che impara da noi. Vien da dire loro: “Ah, ve ne siete accorte? Brave. Meglio tardi che mai.” Mi trova d’accordo l’affermazione di Massimiliano circa il quale lo show sembra prendere una china moralistica. L’ho notato anch’io e, confesso, trovo ciò un tantino fastidioso. X-Files non è questo, non è nato PER questo. X-Files è nato per intrattenerci facendoci pensare, riflettere, tormentare, per instillarci il dubbio, spesso il dubbio di aver compreso o meno l’episodio, non per farci la morale alla TGMentana (tanto per fare un esempio vicino a noi). Silvana intitola l’apertura del suo pezzo: “il silenzio che urla”. Io lo ribalterei, suggerendo: “le urla del silenzio”, perché nell’universo dell’A.I. nessuno può sentirti urlare. E se qualcuno ti sente, non ti ascolta neppure, tutt’al più ti chiude la comunicazione in faccia. Proviamo allora a vedere questo “episodio” sotto un’altra ottica, quella di “Mulder&Scully nel loro quotidiano”; se lo guardiamo esclusivamente attraverso questa prospettiva, allora forse qualcosa ancora si può salvare. Ci eravamo lagnati a sufficienza, nelle trascorse 10 stagioni e, tra fan, negli ultimi 25 anni, che il lato domestico e personale fosse troppo poco presente negli episodi, e difatti il fiorire di migliaia di fan fiction che esploravano questo aspetto era dovuto anche per sopperire a tale mancanza. Se quelli della Fox ci avessero accontentato, però, credo che il minutaggio di ogni puntata non avrebbe potuto scendere al di sotto dei 45-50 minuti, improponibile per la produzione. In questa stagione, invece, il lato domestico sembra un pochino più presente, avendo visto interagire Dana e Fox più volte in casa di lui; ora ci viene presentata anche la casa di lei (che non è la stessa intravista in Babylon, ma non stiamo a sottilizzare, dai…), incorniciandoli in questo modo con un’atmosfera più morbida e familiare. Due case, a suggerire che vivono ancora separati. Mi ricollego al pensiero di Elisa, secondo la quale non ci trova nulla di male se due persone così indipendenti abbisognino ognuno di uno spazio tutto privato. A me invece la cosa disturba parecchio. Perché se fossero ancora al livello sentimentale visto in This, il doppio domicilio ci sta. Ma dopo quanto visto in Plus One, un riavvicinamento ci sarebbe stato tutto e quell’obbrobrio di villetta tecnologica avrebbe potuto ben essere sprangato, almeno temporaneamente. Invece, vederli ancora vivere da separati rafforza l’idea (squallidissima) dei “trombamici”; si va nuovamente d’amore e d’accordo, però ognuno a casa sua. Se questo è l’ideale di coppia che viene suggerito quale fulgido e progressista futuro, allora non lamentiamoci se poi c’è gente che imbraccia un fucile a pompa e va a far stragi in giro. Nella coppia, il campo di battaglia e risoluzione dei conflitti è e rimarrà sempre l’ondaflex, ed è su quel tatami (tanto per restare in ambiente Japan) che va combattuta la lotta quotidiana, assieme, non in due letti separati. E non c’è bisogno di avere due case per crearsi degli spazi personali. Tornando all’aspetto M&S nel loro quotidiano, riandando indietro con la memoria, emergono qua e là sprazzi di ricordi di un giovane Mulder che rimesta la cena in un pentolino, una Dana in vacanza immersa in una spumosa vasca da bagno, un Mulder davanti allo specchio del suo bagno che si lava i denti o che si fa la barba (quest’ultima scena appena in IWTB!), ma poco altro. Perciò, consce dell’esistenza di enormi carenze sotto questo aspetto, ecco che le due praticanti ci propongono, come ottimo passatempo per ingannare i tempi morti dell’attesa, addirittura un Mulder che ci delizia con un originale e creativo uso delle forbici. Allora, per par condicio, care le mie modernissime autrici, dovevate inserire una scena di Scully impegnata nella ceretta, indifferente in che zona del corpo: sarebbe stato carino, no? Mica ci scandalizzeremo, vero? Tanto, ormai, noi x-philes del 2018 siamo rotti a tutto. Pertanto, sotto questo punto di vista, credo che la maggioranza dei fan shipper abbia fatto salti di gioia perché finalmente viene dato corpo ad uno dei tanti desiderata: una normale serata dei due, lontani dal lavoro ed impegni quotidiani, disarmati, vestiti casual e scarpe da ginnastica, trascorsa in un techno-sushi-bar (fantastico! Almeno si scongiura una volta per tutte il rischio di un cameriere frustrato che ti sputa nel riso o di un cuoco malpagato che si vendica urinando nel brodo di tartaruga). Purtroppo, il plot non esplora il lato extra-professionale di Mulder&Scully (come accaduto in All Things, case-file zero, introspezione del personaggio 100), ma pretende di farci la lezioncina sull’alienazione da ipertecnologia usando come pretesto una cenetta dei due. Ma c’era proprio bisogno di usare X-F? Questo episodio avrebbe dovuto scriverlo Darin o anche Glen Morgan, mentre queste due non ne sono all’altezza né per argomento né per intelligenza. Regia e fotografia, tecnicamente, sono ottime, questo bisogna riconoscerlo, con un’atmosfera asettica ed un filino angosciante che però rimanda ad altre opere già viste, (ovvio l’accostamento a Blade Runner: il Giappone, la pioggia costante, la notte, il massimo dell’originalità). David e Gillian sono ancora una volta strepitosi nell’adattarsi ad una recitazione per lo più mimica, dove l’uso della parola tra i due è ridotto all’osso, mentre si dà più spazio ai soliloqui rivolti alla controparte sintetica che, ovviamente, non li considera nemmeno. Un attimo di smarrimento l’ho provato anche nel vedere Dana sfoggiare un taglio di capelli alquanto sbarazzino, tanto che nella sequenza all’interno della sua cucina mi aspettavo che da un momento all’altro si mettesse a cantare “Com’è bello far l’amore da Trieste in giù” con tanto di colpo di cervicale alla Carrà. Taglio di capelli che, in questo episodio, non le sta malissimo, ma è la lunghezza che non va: Gillian non ha un collo da cigno, accorciare il toupet di qualche centimetro sarebbe stato più salutare. Scopriamo che lei vive in una inibente casa hi-tech dove la domotica imperversa, dall’illuminazione asettica e con una cucina che sembra una sala settoria e guai sbagliare password! A fronte di un messaggio che mi comunica di aver 250 dollari in meno sul mio conto in banca solo perché il sistema d’allarme non funziona, non potrei rimanere così graziosamente passiva… suppongo che ognuno di noi avrà immaginato almeno una decina di posti diversi dove far ficcare quei 250 dollari di addebito. Lì dentro non ci abiterei nemmeno se me la regalassero, preferisco la sgarrupata casa di Mulder, il casino organizzato mi tranquillizza e non mi inibisce. Però i droni-mosca li voglio anch’io, se non altro per far impazzire i miei gatti! Ah, segnalo un particolare: per carità del cielo, che qualcuno dica a Gillian che la presa elettrica la si toglie dal muro agguantando la presa stessa, non il filo elettrico, soprattutto se c’è una pozza di liquido tutto attorno… Tra droni spioni e assistenti virtuali che nulla assistono, si arriva così, sofferenti, a metà episodio dove, grazie all’impiccione robottino aspiratutto, veniamo messi a conoscenza che l’irreprensibile agente Scully si diletta con un “massaggiatore personale”. O forse è un contapassi? Se non fosse per lo sconfinato amore e senso del dovere che provo davanti al prodotto X-Files, ormai incistato nella mia vita come un gemello mai nato, sarebbe bastata questa impietosa caduta di stile per farmi spegnere tutto ed andarmene a dormire, dopo aver mandato le suddette sceneggiatrici sempre in una decina di posti diversi. Sia chiaro: qui non c’è niente da obiettare sulle abitudini personali dei nostri due eroi, ma ritengo che certi aspetti debbano rimanere confinati nel limbo delle nostre fantasie (ci sono caterve di infime e zozze fanfic sull’argomento, evidentemente le due sceneggiatrici si saranno fatte ispirare da tale spazzatura). Non è la pratica in sé (suggerita dal ronzante vibratore fucsia) a dar fastidio, quanto l’oggetto ad irritarmi, perché non aggiunge nulla al personaggio, anzi se possibile lo degrada al livello di queste due che, con tutta evidenza, in attesa dell’ispirazione dal parrucchiere, devono essersi sfogliate qualche numero di Cosmopolitan, vista la deriva vetero-femminista assunta dall’episodio. Molti personaggi letterari di grande successo nel passato avevano un lato oscuro, un vizio inconfessabile e/o ineliminabile: Sherlock Holmes faceva uso di morfina; Maigret beveva smodatamente e non riusciva a staccarsi dalla pipa; Philip Marlowe praticamente un alcolizzato. Ma sono stati amati ugualmente. E tutti noi abbiamo sempre saputo che il passionale e solitario agente Fox Mulder aveva una collezione di video porno sparsi tra casa ed ufficio, quasi terapeutici per un uomo “spettrale”, senza relazioni e dedito ossessivamente al suo lavoro, e non credo davvero che conoscerne titoli o protagoniste ci avrebbe cambiato la vita o aggiunto un’informazione in più sul personaggio… ma far spuntare da sotto il letto dell’agente Scully un oggetto che poco lascia all’immaginazione, il tutto solamente per fornire al personaggio una sorta di equilibrio del “vizio” al grido di “la fringuella è mia e me la gestisco io” e posizionarlo perciò allo stesso livello della controparte maschile, beh, a parer mio è una soluzione narrativa perfettamente idiota, dato che equivale a sbatterci in faccia un aspetto della nostra eroina del quale, francamente, credo nessuno ne sentisse la vibrante necessità (sic!). Certi vizi e/o abitudini sono solamente affar loro, non nostro, perché quello che fanno in camera da letto non ci riguarda, punto e basta. Allora, se tanto mi dà, tanto, e se le amabili Shannon&Kristen fossero state un filino più argute ed intelligenti nonché aggiornate sul mondo che le circonda, avrebbero potuto rincarare la dose sul vibro fucsia, per esempio inserendo in sceneggiatura la notizia (vera!) che nel mondo della teledildonica wireless era comparso del tutto inspiegabilmente (toh, vedi che combinazione!) un bug birichino, che registrava sullo smartphone, all’insaputa dei proprietari, godimenti ed orgasmi dell’utilizzatore/trice tramite una falla nell’app della Android, dati che finivano regolarmente nei server delle aziende; ovviamente l’azienda è prontamente corsa ai ripari per garantire l’eliminazione senza se e senza ma del bug impiccione e dei relativi dati sensibili (sèèè, ciao core). Invece, forse per standard etici della Fox o forse per ignoranza (più facile), le due si sono limitate a spargere sospetti solamente sull’aspirapolvere che mappa casa tua per poi spifferare tutto a chi di dovere, dimostrandosi così superficiali e disinformate. Non paghe di ciò, le due cretine dall’intelligenza ad alzo zero insistono sul registro pruriginoso, facendo richiamare Mulder da un numero sconosciuto, all’altro capo del quale scopriamo esserci una suadente e piccante vocina femminile da operatrice di hot line intenta a sistemarsi l’auricolare. Eh, certo, il nostro, a 56 anni suonati, sembra ancora felicemente affezionato alle linee erotiche, come ai tempi di Small Potatoes. Grande imbarazzo, al pari di una Scully quando viene sgamata dal suo compagno mentre getta nella spazzatura il “contapassi”. Roba da chiamare la buoncostume, subito! Non bastassero droni assillanti, molesti come ufficiali giudiziari incaricati del pignoramento mobiliare, ed aspirapolveri spioni, i due incappano, nel loro rocambolesco fuggire dall’hi-tech, persino in una stampante 3D che li prende di mira a suon di proiettili da mitragliatore… alla fine li ritroviamo, la nostra coppia di vecchi lumaconi, teneramente consapevoli della forza e del valore delle relazioni umane (peròòòò!!), nella luminosa e dorata luce mattutina, in una normalissima caffetteria affollata, profumata di cibo e caffè caldi, con piatti e forchette al posto di tavolette e bastoncini, personale umano empatico, pagamento cash. Da segnalare, quale unica finezza in questo deserto narrativo (ma anche tristissimo segno del tempo presente) in apertura di sequenza della caffetteria, il quadro appeso al muro e fuggevolmente accarezzato dalla macchina da presa, variante tristemente attuale (e perversamente hi-tech) dell’opera di Edward Hopper “I nottambuli”. E’ meraviglioso scoprire che tanto Silvana che Elisa, nonché la sottoscritta, abbiamo notato il quadro, e plaudo all’osservazione di Silvana, quando sottolinea che solamente i personaggi di sesso maschile sono diventati dei robot, mentre la donna è rimasta la stessa. “Il futuro è donna” diceva quell’incasellabile di Marco Ferreri. Già, ma a ben guardare, nella reinterpretazione odierna del quadro, è un futuro ben penoso e deprimente quello che ci si para davanti. Il maschio quale uomo-robot, uomo-a-comando della donna, a suo uso e consumo? Fuco palestrato da usare per saltuari ed improvvisi sollazzi, da accendere e spegnere a nostro piacimento, macho a comando ma nel momento in cui ne abbiamo abbastanza “zitto e a cuccia”, mentre nel quotidiano ci trastulliamo con un dildo, al grido di “mi basto sola?” (lo cantava la Mannoia). Bell’emancipazione, ragazze. C’è da andarne fiere, ho le vertigini a fronte di queste vette narrative di luminoso progresso e radioso avvenire. L’agonia della puntata termina quando ci troviamo davanti ad una Scully che mai abbiamo visto così gattina, e confesso che tale atteggiamento non può che farmi piacere, ma unicamente se estrapolato a forza da tutto il ciarpame subìto finora; l’intera sequenza della mano di lei sulla mano di lui fino a fine episodio dura nemmeno mezzo minuto, trenta secondi scarsi che però sono stati sufficienti per tapparmi la bocca già pronta a sputazzare insulti vari ed a mandare in quel posto l’intero baraccone X-Files. Everybody needs somebody to love, cantavano i vecchi fratelli del blues… i dispositivi personali siamo noi stessi, l’uno per l’altra e qui devo replicare ad Elisa: una donna estremamente intelligente ed equilibrata come Scully, di alto rigore morale, di un’educazione religiosa anche se non bacchettona, che è stata segretamente innamorata per sette anni del suo collega, che della solitudine aveva fatto “una scelta” (Milagro), non ha bisogno di un sex-toy per scaricare le sue frustrazioni “zezzuali”, avendo già sublimato il suo amore in una passione totale ed assoluta che va al di là delle esigenze fisiche, proprio in virtù dell’insegnamento avuto e del profondo senso di rispetto di sé stessa, altrimenti sarebbe capitolata molto tempo prima. Le prende il prurito? Ora che il ghiaccio è stato nuovamente rotto, che vuoi che siano, appunto, due ore di macchina sapendo per certo di trovare in quella casetta incasinata non un misero vibratore ma un magnifico esemplare di maschio sconquassatore di femmine pel-di-carota? In sostanza, le due autrici Shannon Hamblin e Kristen Cloke insistono imperterrite coll’impartirci la morale della favola, tutta racchiusa in un messaggio di caloroso rapporto umano fatto di affetto, empatia, contatto fisico, perché è questo che ci salva… altro che smartphone, tablet e “contapassi”. Care signore, aprite gli occhi solo adesso? Se n’era accorto già quel furbastro di Steve Jobs, quando alla domanda su che cosa ne pensassero i suoi figli del neonato tablet, aveva lapidariamente risposto: “Non lo conoscono. Dobbiamo limitare l’uso della tecnologia dentro casa da parte dei nostri bambini”. Così parlò il guru tanto osannato. Chissà come mai?? Da X-Files versione 2017/18 mi attendevo storie di altissima qualità e, per quanto mi riguarda, fino alla 5^ puntata sono stata accontentata, con la 6^ si poteva far meglio. Carter, per non essere tacciato di misoginia, ha arruolato due donne alla scrittura, dando loro carta bianca. Il risultato è una “sceneggiatura” raccapricciante ed obbrobriosa che, come livello culturale, si frappone tra Californication e Sex & The City. Io speravo che si raggiungessero non dico i livelli di un Crichton o un Asimov, ma almeno del duo Gibson&Maddox. Ah, ma che sciocca: sono uomini. Il loro tempo è finito. E assieme a loro, con questa porcheria, pure X-Files.

  10. sergio ha detto:

    Voto 7. Asettico e tecnologico.

  11. Francesca ha detto:

    Salve, condivido pienamente il commento di Rita, ma a me questo episodio è piaciuto. Ad una prima visione la mia reazione è stata quella di Rita, soprattutto sulla faccenda del personal massanger. E quel muoversi così bene all’interno di un mondo senza altri esseri umani…. andiamo Mulder ci avrebbe aperto un X file, come minimo. Ma poi ci ho riflettuto, perché in effetti l’episodio fa riflettere, come si vede anche dai vostri commenti. Forse le autrici volevano dirci qualcosa, volevano mandarci un messaggio ed hanno usato Mulder e Scully per farlo. Li hanno presi in prestito, in un certo senso, perché se vogliamo credere che quelli sono veramente loro, beh, allora il passare del tempo gli ha giocato un brutto scherzo. Quindi la mia visione è questa: attenzione gente, se continuate ad usare l’intelligenza artificiale in questo modo incontrollato, essa avrà il sopravvento sulle vostre vite e diventerà il vostro padrone occulto. Assumendo i vostri comportamenti, violenti, e già qui si mette in evidenza il nostro esserci snaturati come esseri umani, falsamente gentili e violenti, come quei robot, che stanno imparando da noi. Imponendoci la loro presenza (il robot aspirapolvere che gira per casa come il peggiore dei ficcanaso). Violando la nostra intimità, anche quella più privata, che non appartiene comunque a Scully (la nostra Scully? Che ci ha messo sette anni per fare l’amore e sottolineo, fare l’amore con Mulder, andiamo sarebbe surreale se fosse vero). E dulcis in fundo la mancanza totale di comunicazione, in primis tra noi, basta guardarsi intorno in metropolitana o anche nei ristoranti purtroppo, e poi con i dispositivi stessi, che fanno sempre come gli pare e non ci ascoltano proprio, ovviamente. Vi sarà capitato sicuramente di inserire la password e di leggere il messaggio password errata anche se è giusta o di ritrovarvi con abbonamenti succhia soldi che non avete mai richiesto. Quello che queste signore ci hanno fatto vedere, in parte è già realta, e come direbbe Mulder, questo la dice lunga, lunga, lunga…..

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