Crea sito

L’EFFETTO MANDELA: RECENSIONE

Posted by xfilesbluebookfanclub On Febbraio 25, 2018 15 COMMENTS

 

72102

L’Effetto Mandela rappresenta la summa teologica del credo xfiliano nella verità, ma la difesa apologetica, ben presto, si frantuma dinanzi alla consistenza delle falsificazioni teoretiche, troppo spesse per scalfirle attraverso l’ostinazione della natura umana, l’empirismo della scienza o la Fede. E allora non resta che aggrapparsi al ricordo di quella sfuggente dimensione veridica che ha segnato l’esistenza di chi l’ha difesa strenuamente pur di non essere manipolata e brutalmente infangata, ormai troppo lontana per essere materialmente recuperata, ma accessibile attraverso la memoria, che, sebbene la deformi a causa del tempo e del sentimento, resiste alla bugia più della verità stessa.

The-X-Files-11x04-Recensione-Review-Dr-They

Dimenticato è il modo in cui X-Files guardava alla verità, celata  agli occhi degli onesti da una spessa coltre di fumo, ma pur sempre tangibile, una volta disvelata, e soprattutto potente, capace prima o poi di bussare alle porte di chi la cerca e di chi la evita, accecante come un lampo di luce. Oggi ciò che è vero, se non muore perché dimenticato, si deforma, plasmato dalle mille false verità che riescono a penetrare nella coscienza psicologica collettiva grazie ai crismi dell’ufficialità dettati, non dall’autorevolezza di coloro che le elaborano, ma dallo strumento che le divulga, immediato, accessibile, per questo credibile rispetto, invece, all’approfondimento e alla ricerca, intesi come sfacciati tentativi di mistificazione. 

Ma se ognuno credesse nella propria verità (o altrui menzogna) a cosa varrebbero lo studio, la conoscenza, la competenza, la comprovazione dei fatti? A nulla! Meglio affidarsi ad un libro delle risposte scritto da qualcun altro: non si fa fatica, si guadagna tempo e la salute ne giova.

x9

Darin Morgan chiude il capitolo sul significato della verità, aperto durante la terza stagione con l’episodio “Dov’è la verità” delineando un percorso inizialmente caratterizzato dall’orgoglioso senso di responsabilità di chi crede che la salvezza possa essere garantita solo attraverso l’abbattimento delle falsità,  veritas vos liberat, per poi infrangersi contro il muro della confusione, della manipolazione, dell’alterazione. Il quadro finale che se ne delinea è intriso di rassegnazione, sconfitta e il pessimismo dominante sul futuro e sulle capacità dell’uomo è mitigato dalla nostalgia prodotta dalle reminiscenze.

Fox Mulder è un esempio di onestà, lealtà che ha fallito il suo scopo primario, quello di rivelare a tutti ciò che si nasconde dietro il velo tessuto dal mendace.

Deep Throat un tempo diceva che una bugia si nasconde meglio fra due verità. Oggi la verità, che è una, è sepolta da interessi molteplici, fandonie varie o da versioni alterate, in quanto soggettive, di ciò che è stato. A Mulder e Scully, non resta, allora, che una sola strada: non più quella di rendere pubblica la cospirazione, ma di impedirne gli scopi. E’ la strada degli eroi silenziosi, delle unità minime senza nome e senza volto, come diceva Tolstoj, che entrano nella scena della storia e la cambiano.

x7_jpg_750x400_crop_q85 (1)

La teoria dell’Effetto Mandela”, in questo episodio trattata, si sposa perfettamente con quanto sinora scritto, alimentando il discorso della deformazione della realtà con ulteriori spunti di riflessione. A tutti, almeno una volta, sarà capitato di essere talmente convinti di un fatto in realtà prodotto da un falso ricordo, generato, cioè, da un’informazione errata, o alterato dall’emotività derivata da un’esperienza particolarmente significativa per la nostra esistenza. Quel falso ricordo è talmente impresso nella nostra memoria da indurci a rifiutare la possibilità che non sia vero. Morgan, rappresentando il ricordo di Mulder baby con il viso da adulto, riesce nell’intento di tradurre visivamente il pensiero: “lo ricordo come se fosse oggi e quindi mi rifiuto di credere che non sia vero“.

x-files-11x04-they

Stavolta il tema profondo è più penetrante della comicità dell’autore, che sembra dissonante per quanto sia spinta al massimo, sebbene sempre esilarante. Le grasse risate, però, sembrano sgonfiarsi di fronte al quel saluto costante che si ricava da ogni secondo di girato. Darin Morgan, infatti, sembra condurci per mano verso l’ultimo miglio verde della serie, se non un saluto definitivo dello show, può intendersi come un addio dell’autore dettato dal suo modo di concepire lo svolgimento naturale di X-Files: non c’è più nulla da scoprire, le verità o pseudo tali si trovano sul web e il mestiere di indagatore del mistero può essere svolto da chiunque sia connesso alla rete.

Meglio, allora, ricordarci ciò che è stato piuttosto che evolversi marciando verso una nuova direzione. Sembra quasi il manifesto dei critici fans legati agli anni 90, che anziché accettare il fatto che il tempo passi e che tutto cambia, compresi noi, preferiscono vedersi allo specchio con gli occhi di 25 anni fa, considerando sacrilego rinnovarsi, proporre qualcosa di differente.

x2

La puntata è ricca di omaggi e situazioni in cui il fan può vedere se stesso. Mulder incarna noi tutti con la sua ossessione per la sua serie preferita. Le vhs e le guide varie sembrano oggetti di scena presi dalle nostre stanze dei ricordi. Niente è inserito per caso. Ogni minimo dettaglio è funzionale. Costante in questa stagione, è l’attacco all’amministrazione Trump, e la scena finale non si sottrae a questo scopo.

Con L’Effetto Mandela” Darin omaggia la serie che l’ha reso famoso. Siamo di fronte ad “un’opera omnia” che comprende le più potenti e straordinarie caratteristiche di X-Files. Esasperante nei toni comici e surreali, non può che dividere i fans fra chi lo reputa un capolavoro, chi lo giudica un insulto alla natura dello show, e chi come il sottoscritto, tiepidamente lo apprezza, a causa del suo inserimento in una stagione ancora scarna di episodi, che toglie, inevitabilmente, spazio alle trame principali.

Ma se questa è la fine, è un bel modo di salutarsi.

Massimiliano

——————————————

 RECENSIONE DI SILVANA

x8

L’episodio The Lost Art oh Forehead Sweat  si apre con immagini in bianco e nero  suggerendo  la chiave con cui leggere questa fatica di D.Morgan.

Ricorrere alla tv anni 50 e  a come veniva considerata la sci-fi in quegli anni da pionieri è una abile mossa, ma totalmente inutile. L’autore di Josè Chung’s conosce bene questo ambito, così come anche i fan di vecchia data.

Riproporre quindi un alieno idiota qui è servito non come omaggio al passato stilistico e tematico di una categoria letteraria, ma come critica al presente mondo politico statunitense , perché l’alieno in questione risulta ridicolo perché deve essere la personificazione dell’idiozia, nel finale dell’episodio infatti con voce stentorea riproduce il discorso di Donald l Trump sul muro per il confine messicano.

Il sarcasmo da sempre critica il mondo politico, ma serviva questo in un episodio di TXF?

Credo di no.

Manca lo scatto a far sorridere.

xfiles-reggie-qualcosa

E manca per tutto l’episodio, Reggie è un novello Forrest Gump per TXF, compare di forza in vecchi filmati e non smuove NULLA sui suddetti o sui loro sviluppi, diversamente da Forrest, quindi perché farlo interagire con in classici di TXF (solo una volta Reggie cambia un accadimento, ovvero per il frammento tratto da Small Potatoes, dove uccide Darin Morgan/Mulder, autocitazione stancante e inutile, che non ha nulla di estetica post moderna ).

E fosse soltanto questo….L’errore clamoroso  è rappresentato dalla sigla ricantata da Reggie, con i nomi Mulder e Scully invece che Duchovny e Anderson…Errore perché Reggie vive nel mondo di M&S e loro LI’ non hanno una sigla!!!!

The-X-Files-11x04-The-Lost-Art-of-Forehead-Sweat-recensione-review

Il tema della memoria alterata continua ad essere una critica al potere, non avere memoria collettiva permette ai tiranni di compiere gli stessi errori storici,non a caso Reggie distorce il nome di Mandela con quelle di Mengele(noto medico nazista macellaio).

D’accordo Reggie soffre di esaurimento nervoso ma allora perché Mulder incontra Dott.They? Chi è?

Costui lo insulta e dice di aver progettato sito di fasulle fake news…E con questo? E’ forse un pazzo compagno di sventura di Reggie nello Spotniz Sanatorium? O ne è il direttore come nella novella di E.A.Poe (Il sistema del dott. Catrame e del prof. Piuma)??

Finalmente Scully ci aiuta a capire chi sia davvero Reggie, e Mulder, pietosamente come è sempre stato con le vittime dei loro casi,  chiede a Reggie di raccontargli il loro ultimo caso insieme, come ad assecondare il pazzo ed anche perchè ci si sente simile (nut fellow , si autodefinisce Mulder ,mentre discutono).

Nel racconto folle, abbiamo già evidenziato il trump/alieno, ma c’è un altro elemento che delude chi crede nell’esplorazione spaziale : il Voyager caduto, in frantumi, come i sogni di Reggie di vedere l’America condottiera di verità e giustizia…Eppure Reggie voleva credere! Ed ha creduto di far parte dell’unico team che ancora persegue verità e democrazia (citando ancora Mulder).Quindi gli americani sono divenuti dei bugiardi infrequentabili al livello interstellare, non i terrestri!

E Mulder non accetta il libro ‘Tutte le risposte” , non può accettarlo, ne fa una tragedia comica (Duchovny ha delle corde comiche inarrivabili!!)

E qui io vedo Reggie che lo consola con carezze e parole ( dice infatti :almeno abbiamo i ricordi, almeno ci siamo conosciuti) come il simbolo di noi fans vecchia guardia, ovvero, le sue parole sono quelle che si rincorrono nei forum, nel blog nei siti dedicati a TXF! Implicitamente anche noi vecchi fans siamo matti….

Screenshot-2018-01-25-20.53.21 (1)

 

La crudeltà dei due agenti FBI nel seminterrato contro Mulder poi è davvero gratuita e affatto divertente!!!I giovani contro il vecchio? Così come prima,  il Dott.They si scaglia contro l’inutilità di una figura come Mulder, ma davvero Mulder e ciò che persegue è così agèè, vecchio stampo, superato?

Siamo noi fans che subiamo un effetto Mandela ora che la serie va in nuove direzioni, e ci consoliamo ripensando al passato, credo che lo sbirciare nel fandom abbia suggerito questo anche a Darin Morgan!

Quindi la memoria addolcisce tutto, eppure la scettica Scully, la buona Scully,per non dimenticare e lasciare i ricordi inalterati non mangia ,come  una Anti-Eva con la mela , la rossa  gelatina perché vuole rimanere intatta verso  i vecchi ricordi, non ha desiderio di  riattivarli o sovraesporli, sono ricordi di amore, america e famiglia(non a caso lei prima cita il 4 Luglio festa nazionale US),così lei e Mulder possono  rimanere  nel loro Eden ,ovvero negli  TXF ,senza perderlo a causa  del frutto rosso della conoscenza post-moderna di esistere in un mondo parallelo, che sarebbe stato preferibile come plot, al posto di questo pasticcio retrò.

Scully al solito fa bene,  Reggie ,per aver ritrovato i ricordi di infanzia , dopo la morte della madre,è diventato matto.Egli  sembra essersi  costruito una verità mandeliana : spesso con un trauma simile,  l’ emergere di antichi ricordi sepolti- che tali dovrebbero rimanere -per non renderli minacciosi, si legano alla minaccia di ricordare , esattamente o meno, si noti a tal proposito  che  fine fa fare Reggie al   padrone del negozio che colleziona ricordi che altri  non vogliono più!!!

La morale è : se ricordi, ricordi male, però ti può consolare. Lascia tutto come è stato.

Fan, lascia TXF come è stato….E vai avanti con la nuova stagione….Fine!

Ps.Il titolo dell’ep presumibilmente cita la canzone The Lost Art of Keeping a Secret dei Queens of Stone’s Age del 2000, e chi nell’episodio parla infatti dell’impossibilità ormai nel mondo 2.0 di mantenere un segreto?

15 Responses so far.

  1. Rita ha detto:

    Darin Morgan, basta il nome e subito si viene colti da irrefrenabile desiderio di telefonare alla neurodeliri. Rieccolo, con la sua sagra dell’assurdo, sempre sul filo della dissacrazione, non immediatamente comprensibile se non si è addentro alla storia degli USA che si intreccia con l’assunto della percezione dei ricordi di ognuno, un po’ come se noi italiani tirassimo fuori il Ciao Crem o lo sceneggiato Sandokan. Denuncia politica del trumpismo frammischiata alla mitologia di X-Files che a sua volta affonda le proprie radici nella storia stessa della politica USA. Darin Morgan o si ama o si odia, non c’è via di mezzo. Ci spiazza, sempre, e non basterebbe una giornata per commentare tutto il materiale che ci ha messo dentro. L’episodio mi è piaciuto quando ha dissacrato il Mito (che sia il mito americano o il mito X Files), meno per il resto; poi, essendo Darin Morgan, nel finale ci si attende una sorta di “morale della favola” (stile “M&S meets the Monster”), che pure c’è, ma ci sono anche a due diverse chiavi di lettura, dove Darin sembra sbatterci davanti una verità che nessuno di noi fan vorrebbe vedere; Darin Morgan parla A noi, parla DI noi; la verità fa male, molto male, a volte…

    COMMENTO ALLA STORIA
    Dal lato tecnico, anche stavolta ci si trova davanti ad una cura delle scenografie, della psicologia dei personaggi ed un’attenzione al dettaglio fin maniacale; una tra le tante: la pianta sulla scrivania di Reggie, che vediamo apparire sotto forma di teneri germogli ad inizio carriera per poi trasformarsi in una rigogliosa Dieffenbachia man mano che la carriera impiegatizia di Reggie sale di livello, fino a deperire e vederla ridursi a quattro stecchi marci (bella metafora, Darin!) proprio mentre il nostro smemorato sottopone un prigioniero Guantanamo-style al waterboarding (tecnica estorsiva ormai ridotta a semplice prassi d’ufficio) oppure mentre manovra un drone armato di bombe sopra ad una festa nuziale di un qualche Stato centrasiatico (il riferimento alle porcherie emerse dalla “confessione” dei tre manovratori di droni che “casualmente” bombardavano bambini e banchetti nuziali direttamente dagli USA è puramente casuale, e, per inciso, stiamo parlando di amministrazioni Bush e Obama, quest’ultimo premio Nobel per la Pace, sic), pianta che poi verrà del tutto sostituita con un più pratico – ma altrettanto simbolico – cactus irto di spine quando il nostro uomo entra a far parte dei S.S. (Servizi, poco Segreti, molto Spinosi). Ed il parco con le statue di quel folle di Yue Minjun? Darin Morgan non poteva scegliere location migliore per far incontrare Mulder col dott. Loro (Lui, nella brutta versione italiana), grotteschi individui sghignazzanti che con le loro bocche spalancate in una sgangherata e muta risata sembrano prendere per i fondelli tutti quanti noi; la pazzia stessa di Reggie, che si manifesta sotto forma di storpiamento della realtà, non soltanto nei nomi delle persone, ma addirittura capovolgendo i concetti, come il gioco da giardino dove, secondo il poveretto, bisogna lanciare un giavellotto all’interno di un cerchio sul prato e non viceversa… altra metafora che richiama al rutilante mondo dell’informazione odierna, dove le notizie stesse sono ribaltate e capovolte. E’ simpatico l’uso di due attori già visti nei precedenti lavori di Darin, Alex Diacun (l’alieno in bianco e nero) e Bill Dow (il rigattiere) quasi a sottolineare l’affetto per la crew che tanto ha contribuito alla riuscita dei suoi lavori, e poi l’autoambulanza vintage dello Spotnitz Sanitarium, altro gustoso ed affettuoso omaggio ad uno dei migliori sceneggiatori dello show, fino all’assurdo apparire di un preoccupato Skinner che chiede dove stanno portando Reggie! La recitazione di tutti è travolgente, a cominciare proprio da Brian Huskey-Reggie Qualcosa, perfetto per dar corpo e voce allo schizzato di turno, un uomo qualunque dalla fragile personalità travolto dagli eventi, come potrebbe accadere con qualsiasi altro al mondo, a noi tutti; perfetto pure il dott. Loro/Lui (Stuart Margolin), con occhiaie-ematoma, emblema di un perturbante insisto in ciascuno di noi, e perfetti, ovvio, David e Gillian, inusuali spalle comiche dello squinternato Reggie; il riavvicinamento tra Dana e Fox sembra procedere nel solco di una rinnovata intesa sentimentale e domestica, fra una tenera telefonata, mormoranti ammiccamenti in ufficio e convivialità in una casa rimessa in ordine, con lei che, con chirurgica perfezione, amorevolmente prepara la gelatina per il suo uomo. Ma allora, cos’è che non torna?

    LA DOPPIA CHIAVE DI LETTURA
    Sono d’accordo con le osservazioni di Massimiliano e le critiche mosse da Silvana circa la critica al trumpismo: nemmeno a me è piaciuta l’idea di dover usare XF per mettere alla berlina l’attuale amministrazione Trump (l’alieno cretino che pontifica usando le stesse parole di “The Donald” in campagna elettorale riferendosi ai clandestini messicani); ne abbiamo già discusso in passato: scherza coi fanti, ma lascia stare i santi… Se Darin Morgan voleva dire la sua in proposito, perché usare X-F? Non aveva altri canali nel quale esternare la sua antipatia per il commander in chief? In un’intervista aveva dichiarato che il creatore di Twilight Zone, non potendo all’epoca esprimere chiaramente i suoi pensieri politici, avesse usato come pretesto proprio lo show TZ per far arrivare certi messaggi al pubblico; lo stesso Darin ha poi confermato di essersi ispirato proprio a Rod Serling per portare un suo messaggio, anche se in maniera più maldestra. Lodevole intento, ma considerando la vastità di mezzi d’espressione e comunicazione esistenti oggigiorno, capaci di raggiungere chiunque, perché usare proprio X-Files che verrà seguito da una minoranza della popolazione statunitense e, in scala ridotta, mondiale? Affinchè il suo messaggio rimanga ai posteri nei secula seculorum? Sono d’accordo anche quanto scrive la stessa Silvana circa l’assonanza Scully-Anti Eva con la rossa gelatina; non perseguiamo nella conoscenza, lasciamo stare i ricordi, così come stanno, fanno meno male. Darin poi insiste nelle sue dissertazioni socio-politiche, col riferimento ai sogni perduti (o infranti) rappresentati dal Voyager caduto e dal disco d’oro ormai deformato, l’alieno col mantellino alla Elvis, il dott. “Loro-Lui” che non identifica una persona fisica, bensì proprio “loro/egli”, cioè quell’occulta elite di individui che agisce di concerto in un non meglio specificato governo sovranazionale, e non è un caso che il giorno dell’insediamento del presidente Trump il dott. “Loro-Lui” si sia posizionato esattamente in cima all’obelisco del Campidoglio, sopra tutto, sopra tutti, quell’obelisco che, tradizionalmente, viene associato proprio alla massoneria che da più parti viene accusata di tirare intenzionalmente i fili della politica e del potere internazionale e sovranazionale e che ha nella capitale Washington uno dei suoi vertici. Il monologo – questo sì, davvero prezioso – del dott. Loro/Lui sulla creazione di “false notizie finte”, ormai in un delirio di disinformacija che tocca qualsiasi livello della società, in ogni campo, in tutto il mondo, secondo quel famoso detto “racconta una bugia una, cento, mille volte e diventerà verità”; la babele nella quale siamo immersi, in un marasma di sovra-informazione, ha il potere di confonderci più di un tempo e nella marea sovrumana di notizie annaspiamo freneticamente senza essere più capaci di distinguere il vero dal falso, ed è questo il vero potere, non tanto manipolare il passato per controllare il futuro; “la gente non è più in grado di riconoscere la verità”, dice il dott. Loro/Lui. Vero: perché nel corso dei decenni “loro” ci hanno tolto man mano tutte le chiavi di lettura, demolendo la nostra capacità critica, abbattendo ogni ragionamento circostanziato; ci hanno dato la grandissima libertà di credere in qualsiasi cosa… e va bene così, perché non importa quello in cui crediamo, l’importante è che crediamo in qualsiasi cosa provenga da “loro/lui”.
    Pertanto, tutto ciò fa di questo episodio una vera chicca, una gemma… ma è una gemma oscura, vigliaccamente ombrosa: perché io, quella frase: “Non piacciamo a nessuno?” non l’ho letta solamente come un’autocritica profonda riferita alla politica ed al popolo USA, che dovunque sia andato ad “esportare democrazia” (nella Terra o nello Spazio) ha portato solo danni, ma (forse è solo una mia paranoia) quella frase “Non piacciamo a nessuno”, aggiunta a “Ci saranno sempre altri X-Files” “E’ ora di affrontare la realtà, questa è la fine degli X-F, ma forse lo scopo non era trovare la verità ma di trovarci l’un l’altro” mi sembrano tanto, troppo, un canto del cigno, maggiormente amplificato dalle parole riferite alla gelatina: “Voglio ricordarmela così com’era.. voglio ricordare così com’era ogni cosa”. Reggie/Darin parla a tutti noi, si rivolge al fandom: anche noi vogliamo ricordarceli così com’erano, ogni loro cosa. Nessuno potrà toccarci i nostri ricordi di XF, che saranno solo nostri e di nessun altro, soprattutto se riferiti a quella parte di pubblico che con XF ci è cresciuta, ci è maturata. Sembra tanto il de profundis alla serie, forse memore dei poco gratificanti ascolti della 10 stagione? Chissà…. Ma anche noi vogliamo ricordarceli così com’erano, ogni loro cosa. E guai a chi ci intacca il ricordo. Perciò, io l’ho letta in questo senso: chiudiamola qui, con l’11^, ce li ricorderemo così com’erano, come ci ricordiamo dei momenti dell’infanzia, dell’adolescenza, magari imperfetti, ma nostri, amati ricordi, imperfetti come magari sono i nostri ricordi di particolari episodi proprio di X-F. E forse quel messaggio criptico di Chris Carter in coda a MS3 assume un altro significato, quasi un avvallo, un “imprimatur” alla cervellotica sceneggiatura di Darin. Darin Morgan è sempre stato una scheggia impazzita, ma stavolta, davvero, mi senso scissa in due: “L’effetto Mandela” mi è piaciuto ma anche no: trovate spiritose, anche divertenti ed agrodolci prima di un addio, netto, definitivo. Resta il fatto che, ai titoli di coda, l’episodio mi ha intristito parecchio e non era mai successo che una puntata di X-F riuscisse a turbarmi fino a questo punto. E’ come se Darin ci avesse messi tutti sull’avviso: questo è tutto, gente, siamo arrivati a fine corsa. La musica è finita, gli amici se ne vanno. E’ stata una bella avventura, grazie di tutto ragazzi, e addio. Consolatevi con quanto vedrete nell’11^ stagione, ci abbiamo messo tutto noi stessi, abbiamo dato il meglio per voi, ve la ricorderete come una delle migliori mai prodotte. Godetevela, perché non ce ne saranno altre. E ci lascia così, sbigottiti, frastornati e col cucchiaino in mano. Un messaggio di saluto agrodolce che si trasforma in un addio dal retrogusto amarotico… del quale, sinceramete, avrei fatto a meno. Darin, ti odio… ma ti voglio bene lo stesso.

    • xfilesbluebookfanclub ha detto:

      Sono d’accordo con te sul canto del cigno che si ode nell’episodio. Dissonante però rispetto alle intenzioni di DD e CC. Credo che Darin abbia voluto forse prendere le distanze dall’idea di proseguire, o almeno di proseguire guardando al passato. Lo capiremo un domani. Bella l’osservazione sulla pianta che cambia nell’ufficio di Reggie, il mio occhio maschile non lo aveva notato. E sì, sono d’accordo oltre che sul resto, anche sul disco rotto riguardo a Trump. Basta, condivido le loro posizioni, ma basta.

      • rita ha detto:

        😀 Non credo si tratti di occhio maschile o femminile, è soltanto spirito di osservazione, come nel Kim di Kipling 😉 Sì, forse è solo Darin che ci dice addio, ma io spero tanto di no perchè c’è ancora bisogno del suo sguardo acuto ed impietoso, feroce ed appassionato come un amante. Per questo lo odio… perchè lo amo.

  2. Elisa ha detto:

    Cari miei! che dire? la mente e le percezioni delle persone variano a seconda del momento, lo stato d’animo e della sensibilità individuale.
    Un film di inestimabile bellezza per me può essere devastante per qualcun’altro. E così sono i ricordi.
    Nuovi fun, vecchi fun? non so… Io sono d’accordo con quello che diceva Emilio Villa: “L’opera d’arte non si può estrarre dal tempo in cui è nata, non può essere paragonata al passato né, tanto meno, essere rivolta al futuro. E’ qui e ora”.
    Quindi spero mi perdoneranno, i nuovi fun, se affermo che se non hai vissuto la serie al tempo in cui è stata trasmessa non puoi comprenderla a pieno. Non è un rimprovero, anzi, è un’esortazione ad essere più elastici per la consapevolezza di essere carenti di contesto vissuto in quegli anni. E’ ovvio che i fun storici colgano sfumature che i nuovi possono ignorare, perchè, dal mio punto di vista entrano in gioco non solo i ricordi e rimandi di puntate precedenti, ma anche le emozioni e suggestioni che quelle hanno creato in ogni uno in quel preciso momento. Ma, siccome non siamo tutti uguali (età, carattere, studi, interessi, ecc…diversi), dal mio punto di vista ecco una componente dell’effetto Mandela. Ogni uno ha un suo ricordo personale di una data scena di un dato episodio.
    Prendiamo il mio caso ad esempio:
    Io ho seguito la serie dalla prima puntata, quando è uscita, ma ero piccolina, avevo 9 anni. Ora una bimba di 9 anni cosa può cogliere in una serie come XF? Può cogliere le gli insegnamenti fondamentali: onestà, verità, perseveranza, amore. Un imprintig particolare.
    Quindi è normale che guardando la serie io andassi alla ricerca di questi elementi, che sono in tutti gli episodi, non riuscendo ad approfondire il discorso di trame ed intrighi.
    Crescendo, poi, tutto si è fatto più chiaro perché più consapevole io degli argomenti ma anche perché con quell’atmosfera ero cresciuta, ma i ricordi degli episodi precedenti spostavano la mia attenzione sempre alla ricerca di quegli elementi, tralasciandone altri alla prima visione.
    Per questo, quando mi si chiede di che parla XF, la prima cosa che rispondo è: “Parla della più bella storia d’amore mai raccontata!”. Il tutto accompagnato da occhi a cuoricino!
    Ora qualcuno, giustamente, potrebbe controbattere che non c’ho capito niente, che il tutto va molto oltre, che quello è solo la superficie…
    Ma che volete? questo è il MIO effetto Mandela!

    • Elisa ha detto:

      Ma in tutto ciò… come ho scritto “Fans”? ho scritto “Fun”!
      che capra… potrei giustificarmi e scrivere che fa tutto parte dell’effetto Mandela, ma la verità è che mi sono sbagliata XD

    • Elisa ha detto:

      Mi hanno fatto notare, giustamente, che non si capisce se l’epiodio mi è piaciuto o meno…l’ho ADORATO!

      • rita ha detto:

        Nonostante il profondo turbamento provato alla fine, credo che questo sia l’episodio più bello, maturo e profondo mai scritto da Darin Morgan. 😉 Darin, ti odio… e già lo so che mi mancherai.

    • xfilesbluebookfanclub ha detto:

      Vero, l’esperienza dipende dal momento e dal contesto in cui la viviamo e ancora, dal nostro essere in quel preciso tempo. Bella e pienamente funzionale alla puntata, la citazione iniziale. I nuovi fans forse sono più esigenti perchè abituati ad una vasta scelta telefilmica di alta qualità e che ha sviscerato già in mille modi ogni aspetto della realtà o della fantascienza. Noi venivamo da Derrick, Hunter, Cuore batticuore. Poi arrivarono Twin Peaks e X-Files che ci aprirono un mondo che non conoscevamo, almeno in TV. X-Files è come la nostra mamma, ci ha cresciuti e accompagnati in una dimensione narrativa che non sapevamo esistesse. Oggi i fan sono mattoni pesanti, ipercritici, tuttologi e scrittori mancati, solo per il fatto di aver guardato tanta TV e quindi, per questo, pretendono di sapere come si faccia la buona televisione. Io alla loro età giocavo a pallone per la strada…

      • rita ha detto:

        Verissimo, concordo anche con quanto esposto da Elisa. La differenza tra noi fan della vecchia guardia ed i nuovi fan sta nel fatto che noi ormai abbiamo alle spalle una certa esperienza di vita che si può davvero riassumere nell’aver “giocato a pallone per strada” e non al chiuso sulla playstation. Le nostre esperienze ci hanno plasmato rendendoci sì ipercritici ma in modo malleabile e costruttivo; è proprio l’esperienza “sulla strada” che ci contraddistingue dai più giovani, viziati, esigenti e schizzinosi, in quanto la vita in strada, al largo dei bastioni di Orione, ci ha fornito di numerosissime chiavi di lettura per la comprensione della realtà circostante, dei rapporti umani, affettivi. Ne abbiamo viste di cose, che voi Millennials non potreste nemmeno immaginarvi…

  3. sergio ha detto:

    Ultimo e perciò ignorato commento alla puntata di Darin Morgan…
    Vabbè DM o lo si ama o lo si odia. Difficile che le sue scritture passino inosservate e ciò lo chiarisco subito, è un merito.
    Io non amavo per nulla il DM di Bad Blood o di Prometeo PostModerno, poco quello esageratamente sopra la righe di Lucertola Mannara, moltissimo quello insuperabile di Strane Ferite o del sublime Dov’è la verità. Molto e tanto qui.
    E non per il messaggio politico, che quoto, è sopra le righe, inutile e ripetitivo, quanto per la struttura, le battute, la recitazione di tutti i protagonisti. Episodio bellissimo, che fa riflettere fra una risata e l’altra, e anche fra una lacrimuccia e l’altra. Ah, io avevo visto l’ep. de Ai Confini della Realtà, cui Morgan fa riferimento…epocale.
    Noto che non tutti, o forse non l’ho letto io, hanno colto la bella presa per i fondelli riferita a Fringe, circa l’insistenza di Mulder nel tirare in ballo universi paralleli.
    Voto 9. Da incastonare nella serie classica senza dubbio.
    TrustNo1 !

    • sergio ha detto:

      L’errore clamoroso è rappresentato dalla sigla ricantata da Reggie, con i nomi Mulder e Scully invece che Duchovny e Anderson…Errore perché Reggie vive nel mondo di M&S e loro LI’ non hanno una sigla!!!!

      O magari viene da un universo parallelo dove Mulder e Scully sono solo due personaggi di una serie tv di successo con tanto di sigla, ove egli vorrebbe realmente essere !!

      • Rita ha detto:

        Sì, il discorso della sigla l’aveva sottolineato pure Silvana, ma nonostante la pecca, Darin Morgan sa sempre come farci sorridere, arrabbiare, riflettere. Per questo so che ci mancherà davvero tanto. E ci mette davvero tanto di quel materiale, da onnisciente, quasi, che non tutti possono cogliere tutto, infatti il discorso Fringe mi è totalmente sconosciuto…

  4. sergio ha detto:

    https://www.youtube.com/watch?v=YhQq9YVtxYE

    x chi vuol vedere la fine dell’originale…

  5. sergio ha detto:

    Voto 8. Stralunato.

Leave a Reply


Links