DANA SCULLY: ANALISI DI UN PERSONAGGIO

Posted by xfilesbluebookfanclub On Maggio 13, 2018 10 COMMENTS

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DANA KATHERINE SCULLY DA THE TRUTH A MY STRUGGLE IV PASSANDO PER IWTB

ANALISI DI UN PERSONAGGIO

di FRANCESCA

Analizzare il personaggio di Dana Scully per me significa mettere in discussione la visione che ho sempre avuto di lei.

Quello che mi chiedo a gran voce è “perché il personaggio di Dana Scully dal 2008 in poi ha perso buona parte delle caratteristiche che la rendevano unica e affascinante?”

Ho lasciato i nostri due personaggi nel 2002, alla fine della nona stagione, con l’episodio dal titolo “The Truth” che ha delineato la summa delle caratteristiche di Mulder e di Scully separatamente e di Mulder e Scully insieme.

Mulder spaventato dalla verità che aveva sempre cercato, Scully combattiva, tenace, innamorata, che tenta in ogni modo di salvare Mulder dalla pena di morte.

Li ho lasciati in un letto di un motel di Roswell. E quel motel è volutamente uguale a quello di Bellfleur dove per la prima volta Mulder ha raccontato ad una scettica Scully del rapimento di sua sorella e della sua ricerca senza fine per ritrovarla. Un cerchio che si chiude. Ora conoscono la verità e quello che gli resta da fare è salvare l’umanità e se stessi da quella sciagura. Il 22 dicembre del 2012 gli alieni invaderanno la Terra e distruggeranno l’umanità diffondendo un virus mortale.

Li ho lasciati spaventati ma pieni di speranza in quella che sarà la loro missione e convinti che saranno aiutati da qualcuno di più potente di loro in cui fanno affidamento. Mulder che sfiora la piccola croce di Scully, filo conduttore di tutta la loro relazione, ne rafforza la determinazione. Forse c’è speranza, e vinti dalla stanchezza si abbracciano e si addormentano.

Ognuno di noi avrà immaginato innumerevoli volte cosa sarebbe potuto accadere in un eventuale terzo film, partendo dalle premesse e dalle basi gettate con The Truth. Per esempio alle porte del 2012 i nostri eroi sarebbero potuti apparire pronti a combattere contro gli alieni e chi li appoggiava, avrebbero potuto essere entrati in contatto con qualche associazione che si occupa della salvezza della Terra, avrebbero potuto creare loro stessi una rete di sostegno tramite le loro conoscenze e le persone per bene di cui potevano fidarsi e sopratutto avrebbero ritrovato il loro figlio.

Però Mulder non era libero di agire, era braccato, tutti volevano la sua morte, non aveva documenti, non aveva un lavoro, non poteva entrare in possesso dei beni che gli aveva lasciato sua madre, quindi come poteva salvare la Terra se non era in grado di salvare neppure se stesso?

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IL FILM IWTB

Molto probabilmente è questa la domanda che si è posta il suo creatore quando ha deciso di intraprendere la messa in opera del secondo film IWTB, dove ho ritrovato i miei eroi nel 2008. Al di là del fatto che il film è solo un mega episodio di X files, pure scontato, voglio porre il mio interesse sui personaggi. Sulla loro evoluzione.

Già dalla prima scena vengo a sapere che Scully lavora come medico in un ospedale cattolico e si occupa di pediatria, e apprendo anche che continua ad usare il suo nome. Questo mi fa pensare che l’uso del suo nome potrebbe mettere in pericolo la vita di Mulder perché tutti sanno che lei li può condurre da lui. Ma non sembra così. Infatti quando il funzionario dell’FBI le chiede di metterlo in contatto con Mulder, lei ovviamente risponde che non lavora più con Fox Mulder.

Nella scena successiva Scully arriva presso una casetta sperduta in mezzo al nulla e al freddo dell’inverno. Dal suo modo di muoversi sembra che la conosca bene ma che non ci viva. In mezzo ad un disordine che al confronto quello della sua casa di DC era ordine, appare un Mulder trasformato, barba lunga, capelli arruffati, chiede ‘qual buon vento’ come se non la vedesse da secoli.

La logica deduzione è che lui viva recluso in quella casa da ben sei anni, immerso nelle sue ossessioni, e che lei lo mantenga lavorando come medico. E questo, già di per sé, è devastante per un uomo come Mulder. Inoltre si deduce che lei non viva stabilmente in quella casa e che lo vada a trovare di tanto in tanto per non metterlo in pericolo. Il rischio di essere seguita è sempre possibile.

Ci si aspetta che questo film sia propedeutico ad un ritorno in grande stile degli agenti più complessi e affascinanti del panorama seriale di fine millennio. E così pare, per buona parte del primo tempo. Ecco il Mulder geniale, intuitivo, la Scully agguerrita (padre Jo tocca le sue corde più profonde: il figlio perduto, i bambini che cura) che attraverso la ricerca e la scienza aiuta, come una volta, il suo collega/compagno a risolvere il caso. Ecco il Mulder avventato che con il solito colpo di testa mette a repentaglio la sua vita ed ecco la forte Scully che si danna l’anima per salvarlo e, ovviamente, ci riesce.

Però accade qualcosa che non solo nessuno di noi si aspettava, ma che non è in linea con il personaggio. A meno della metà del film Scully chiede a Mulder di mollare tutto, li ha aiutati a risolvere il caso, non c’è bisogno di continuare.

Le domande sono due: perché CC dà questo cambiamento così incomprensibile al suo personaggio, e questo personaggio perché vuole mollare a costo di perdere anche l’uomo più importante della sua vita?

Cosa è accaduto in questi sei anni che non abbiamo visto? Si può dedurre che Scully non si sia mai perdonata di aver dato in adozione suo figlio, che abbia trovato nel nuovo lavoro uno scopo alla sua vita e che la sua vita sia più appagante come medico, che il ricordo del dolore e della paura che ha vissuto durante gli anni all’FBI e la vita in parte solitaria, con un uomo vinto, negli ultimi sei anni, la spingano a voler compiere una scelta, a non voler più vivere una vita sull’orlo dell’abisso. Comprensibile, in fondo. Quando Mulder, nello spogliatoio dell’ospedale dice “Io sono perfettamente in grado, sto bene” lei risponde “è  questo che mi terrorizza infatti” una risposta data di getto, senza riflettere, che mette in luce un lato egoico che non si riconosce nel personaggio di Scully.

Ma perché CC ha voluto aggiungere questa sfumatura al carattere di Scully.  Non si capisce come una Scully che ha sempre dato tutta se stessa al suo compagno, in quel momento dia quella risposta. O forse si, forse si è già pentita di aver dato in adozione William, forse ogni cosa che la riporta indietro nel tempo la mette di fronte a quell’errore, forse vuole provare a dimenticare, forse vuole una vita normale, con un uomo normale ma Mulder non è un uomo normale. Lei gli chiede di non ritornare a combattere con le tenebre, gli propone un altro tipo di vita adesso che è libero. Al suo asserire che non può cambiare se stesso, che è quello che è e quello che era, che lavorare come investigatore è quello che sa fare e quello che conosce, lei gli propone di scriverlo. In realtà non vuole lasciarlo, vuole semplicemente vivere una vita comune, è questa la proposta che gli fa. Cerchiamo di vivere insieme una vita come tutti gli altri, lontani dalle tenebre. Ma lui non accoglie la sua richiesta, risponde con un’altra domanda ‘mi stai chiedendo di arrendermi?’ e con una supplica, ‘non abbandonarmi adesso’. I loro livelli di comunicazione sono diversi. Lui non vuole rinunciare alla sua natura, lei non vuole rinunciare ad una vita normale, a formare con lui una coppia normale, lontana dalle tenebre. L’essere ed il vivere, due livelli che, nel loro caso, non si possono incontrare. Non si capiscono, la comunicazione diventa paradosso, non c’è una via d’uscita e se continuano su quella strada non faranno altro che farsi del male. Ed è qui che Scully capisce di aver perso. Torna ad essere Scully e risponde alla sua domanda ‘non te lo chiederei mai’ non gli chiederebbe mai di arrendersi e poi aggiunge ‘dovrai fare a meno di me’ non è disposta a continuare accanto a lui a quelle condizioni.  Lui tenta di convincerla ma lei è irremovibile. Non ce la fa. E in fondo come darle torto? Avere a che fare con padre Joe l’ha precipitata nuovamente in un abisso di domande. L’enigmatico consiglio del prete, non si arrenda mai, suscita in lei domande a cui non sa dare una risposta. L’unica cosa che percepisce è che tornare su quella strada la porterà nuovamente all’inferno. E non ci vuole tornare più, neppure per Mulder.

Mulder l’uomo di cui si è innamorata tanti anni prima, che non ha smesso di amare e che continuerà ad amare così com’è, perché se anche lui fosse in grado di cambiare, significherebbe avere un uomo che rinuncia a quelle caratteristiche di cui lei si è innamorata. Lo dice lei stessa ‘è questa tua testardaggine che mi ha fatto innamorare di te’ ma adesso non ce la fa più. Ha più di quaranta anni, ha dovuto dare via l’unico figlio, non può averne altri, forse pensa di aver diritto almeno ad una vita normale, ad una casa, ad un lavoro, lontana dalle tenebre. E tutto questo deve averlo covato dentro chissà da quanto tempo. Ma a Mulder non l’ha detto, Mulder non lo sa, lo apprende in quel momento. Come sempre Scully non parla dei suoi disagi, dei suoi desideri. Si nasconde dietro a quei ‘Sto bene’ che sono sempre stati il suo mantra. Ma quando si decide a dire che sta male, Mulder cade dalle nuvole, sembra insensibile. Alla sua affermazione sul perché si è innamorata di lui, egli risponde ‘e che come hai detto tu ci impedisce di stare insieme’.  In realtà non è Scully a lasciare Mulder in IWTB. Scully gli propone un’alternativa. E’ Mulder che andando via dallo spogliatoio le augura ogni bene. E’ lui che se ne va. In seguito lei ci prova a trattenerlo sulle scale dell’ospedale dicendogli che lo ama, ma lui non accetta. Forse era la nostra prospettiva ad essere su un altro angolo di inquadratura, per usare una metafora cinematografica. Forse non abbiamo notato la mano di lei che prende la sua e il suo sguardo che tenta di trattenerlo e la mano di lui che lascia quella mano con un gesto e uno sguardo fra la rabbia ed il dolore e che ci fa capire che Mulder non vuole vivere la vita che lei gli propone e che in quel momento non riesce a capire quella sua presa di posizione. Come sempre, non so se per scelta del regista o per scelta dei due protagonisti, i loro corpi dicono sempre l’esatto contrario o qualcosa di più di quello che dicono le loro parole. E’ una caratteristica di questi due personaggi imprescindibile. Se vogliamo capire i pensieri più profondi di Mulder e Scully dobbiamo guardare al loro linguaggio non verbale.

Nel finale lui si rende conto che sta per perderla davvero, e come sempre si accorge che senza di lei nulla avrebbe  più senso, cerca di fermarla, le promette di portarla via, lontano dalle tenebre.

Perché CC ha intrapreso questa linea di racconto, quando era più logico fare in modo che Mulder fosse perdonato, che insieme risolvessero il caso e che tornassero a lavorare nell’FBI per poter poi, magari in un film successivo, salvare il mondo? Si certo, troppo prevedibile e Carter non è mai stato prevedibile, perché smentirsi dopo tutto….

Quindi alla domanda perché CC ha portato questo cambiamento al suo personaggio la risposta più logica è “perché ha voluto centrare il futuro sul rapporto Mulder-Scully-William”. Infatti questa linea CC non l’ha più mollata. Sia nella stagione 10 che nella 11 il rapporto Mulder-Scully-William è centrale.

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REVIVAL O STAGIONE 10

Passano otto anni, il 22 dicembre 2012 è passato senza invasioni aliene, senza virus, il pianeta terra si è trasformato in un modo che nessuno di noi avrebbe mai potuto immaginare reale, e nel 2016 arriva il revival, o la decima stagione di X files. E il primo episodio si apre con Mulder e Scully che si salutano su un marciapiedi e si scambiano dei convenevoli come due estranei ma i loro sguardi non dicono questo, i loro sguardi sono quelli di sempre, pieni d’amore, un amore che inutilmente cercano di nascondere nella freddezza dei corpi troppo distanti.

Ma cosa è accaduto? Non li avevamo lasciati su una barca in un mare tropicale a prendere il sole, lontani dalle tenebre, appunto?

E’ evidente che non ce l’hanno fatta. Ci hanno provato, ma non è stato possibile. Un uomo come Mulder non cambia perché se cambia muore e onestamente neppure glielo si può chiedere. E secondo me è questo quello che è successo. Ci ha provato e sembra che sia andato in depressione. Plausibile, ma non realistico. E Scully se ne è andata. Ha lasciato Mulder perché era depresso. Plausibile, ma non realistico, lo avrebbe accettato senza volto e con il corpo devastato dagli acidi, quando Jeffrey Spender si fa passare per lui nell’episodio ‘William’, “se fosse Mulder me ne fregherei” e adesso lo lascia perché è depresso? Quando? Due anni prima, forse, non è specificato. Sono rimasti in contatto, comunque, telefonico, si suppone. Io non credo che Scully lo abbia lasciato per quel motivo. Io credo che ci abbiano veramente provato con tutte le loro forze e la loro tenacia ma Mulder non può cambiare, non saprebbe come fare, non riesce a darle quella normale vita di coppia che lei vorrebbe o forse credeva di volere. Non sarebbe lui se ci riuscisse. Il loro rapporto è sempre stato speciale, è sempre stato al di fuori degli schemi, perché gli schemi non fanno parte di loro, soprattutto non fanno parte di Mulder. Scully deve essersi arresa definitivamente ad un certo punto, avranno pensato, secondo me insieme, stiamo lontani, vediamo cosa succede, possiamo farcela. Non ci faremmo mai tanto male quanto ce ne stiamo facendo stando insieme. La depressione c’entra poco o nulla. Forse Scully avrà anche pensato di potersi buttare dietro le spalle tutti quegli anni e ricominciare una nuova vita, magari accanto ad un altro. Dice a Tad O’ Malley che la relazione con Mulder è stata la più intensa ed impegnativa e la meno plausibile della sua vita. Quell’amore l’ha appagata e devastata allo stesso tempo. Un amore così ti riempie la vita e chiunque altro tu possa incontrare dopo, non ti renderà mai tanto felice quanto aveva fatto lui. E’ questo che Scully non ha ancora capito quando rincontra Mulder. In realtà sono rimasti in contatto, pare di capire che sia lei a cercarlo e a non trovarlo tanto facilmente, pare di capire che Mulder l’abbia lasciata libera di rifarsi una vita, non cercandola e non facendosi trovare facilmente. Pare di capire che Scully non abbia voluto tagliare definitivamente con lui, che è ancora il suo medico e ritiene di essere la sua amica. Lo tratta come un pazzo, tanto che lui non le ha raccontato di Sveta perché ‘mi avresti detto che sono pazzo’. Ma Mulder non è pazzo, è il solito Mulder alla ricerca della verità, sempre all’inseguimento di quella verità che gli è sfuggita per tutta la vita e che aveva perso le speranze di trovare. Sveta riaccende la sua speranza e Scully cerca di riportarlo con i piedi per terra. Come sempre. Ma la domanda è ‘perché Scully non ha tagliato definitivamente i ponti con lui? Perché ha continuato ad essere sua amica e suo medico? Non ha avuto il coraggio di farlo perché vivere lasciandolo al suo destino le avrebbe scatenato enormi sensi di colpa, perché comunque è il padre di suo figlio o perché non potrà mai smettere di amarlo anche se cerca di dimenticare che lo ama? Accetta di riprendere a lavorare con lui, accetta di tornare nell’FBI, ma rimane solo una sua collega ed una sua amica. Come stride questa parola in bocca a Scully, amica, sembra che lo dica più per convincere se stessa ma suona crudele. Io credo che Scully abbia tanta paura, paura di amare, paura di poter essere felice, paura di dover dire ciò che prova. Ha sempre nascosto questi suoi bisogni per poter sopravvivere in un ambiente di uomini e per giunta agenti FBI, neppure Mulder sembra essere riuscito a scalfire questa sua corazza. Ma questa corazza alla fine le si è rovesciata addosso. 

E adesso apro una lunga parentesi su un aspetto del personaggio Scully che è quello recitativo.  ‘Non è lui vi dico’ diceva in lacrime la moglie del colonnello Budaras nel secondo episodio della prima serie quando le viene restituito un uomo che sembra lui ma non è lui. Ecco è quello che ho pensato io vedendo Scully ‘Non è lei vi dico’

Scully tocca punte di surrealità che non hanno eguali. Ci sono due livelli in questo personaggio che non funzionano più in buona parte della stagione 10. Livelli che comunque finiscono per intersecarsi.

Analizzo per primo il livello recitativo.

Fisicamente irriconoscibile,   la dolce Scully, quella dai grandi occhioni azzurri e dal sorriso appena accennato è sparita insieme ai suoi capelli (stendiamo un velo pietoso su quella parrucca). Ghiaccio, allo stato puro. Sale in macchina con Tad O’Malley e Mulder e mette in mostra due gambe da paura. Espressione da….. da Stella Gibson!!!!!!  La recitazione di Gillian non ha nulla a che vedere con quella della giovane Gillian che aveva dato delle caratteristiche al suo personaggio che secondo me le appartenevano. Infatti ritrovo molto di più Scully nel back stage che negli episodi. Cammina su tacchi altissimi muovendosi in modo troppo sexy. Scully non era sensuale nel modo consueto del termine. La sensualità di Scully, almeno a mio modesto avviso, stava proprio in quell’essere femminile e affascinante e quel suo modo di essere irradiava bellezza in un modo inusuale. Era qualcosa di mai visto, qualcosa che ti faceva sorridere di tenerezza e che ti faceva pensare che se fossi stato un uomo saresti caduto ai suoi piedi. Questa Scully è fredda e sensuale in un modo che non le appartiene e che non le sarebbe mai potuto appartenere, Scully che porta camicette sbottonate che fanno intravedere il seno, Scully che al capezzale di sua madre appare una donna sexy e conturbante pure quando piange. Certe cose in una persona non cambiano né con la maturità né con il passare del tempo e nemmeno se la vita ti ha dato mazzate a non finire. Scully è nata tonda non può morire quadrata. Certe attitudini sono parte di una persona fin dalla nascita. Non si acquisiscono con gli anni, al massimo si possono scimmiottare.

Passo all’altro livello con una premessa, se la recitazione è responsabilità dell’attrice, le scene, le battute e i costumi sono responsabilità di chi crea la sceneggiatura e lo script. Questa Scully con camicette sempre troppo sbottonate, questa Scully che accetta la corte di Tad O’ Malley bevendo champagne in una macchina di lusso! Scully, la mia Scully? Quella che ha mandato a quel paese il suo collega Tom Colton quando le ha chiesto da che parte stava? Quella che ha respinto la corte di un tipo nella nona stagione dicendo che era una madre? Quella che non ha guardato un uomo in modo sensuale, escludendo Ed Jerse, mai nella sua vita? Quella che è stata cresciuta dalle suore e che ha sempre messo l’integrità davanti a tutto? E allora?! Questo  cambiamento è incomprensibile. Non ci sono spiegazioni.  Quella non era la mia Scully, quella era un clone. La Scully che piaceva a me è quella per la quale è stato inventato l’effetto Scully, quella che è stata d’esempio a migliaia di ragazze adolescenti che seguivano X files negli anni 90, di altezza al di sotto della media, rotondetta e bella ma non bellona. Dolce e nello stesso tempo forte e tenace. Quella che camminava trotterellando dietro Mulder per adeguarsi al suo passo o che arrivava con un passo lento da cowboy quando andava ad aprire la porta o percorreva il corridoio del palazzo di Mulder per dare qualche brutta notizia. Quella che diceva ‘sto bene’ soprattutto quando non era vero, ma che sapeva anche mostrare la sua fragilità senza vergognarsene. Una donna vera in cui tutte noi potevamo rispecchiarci. In questa Scully non ci si può immedesimare più, perché è finta, neanche posso dire che recita, piuttosto scimmiotta. Forse il suo autore voleva farci capire che la nuova Scully era determinata a vivere una vita normale e magari ad aprire la possibilità ad una nuova relazione attraverso questi trucchetti da personaggio qualunque? Mi dispiace una donna con la sua integrità non cambia carattere neppure dopo un milione di anni. Con il progredire degli episodi, solo sei, qualche cambiamento c’è stato. Quanto meno ha ripreso un po’ della sua verve ironica e ha ricominciato a camminare in modo normale. Ma rimane un po’ troppo lontana dalla mia Scully.

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STAGIONE 11

Fortunatamente è arrivata l’undicesima stagione. Il rapporto fra Mulder e Scully è migliorato, lavorano insieme ma non sono ancora insieme. Scully ha chiuso il bottone della camicetta, il suo volto non è più di ghiaccio, non sculetta neppure con i tacchi alti. Vivaddio somiglia di nuovo alla mia Scully.

La relazione con Mulder si evolve nel corso dei dieci episodi. Scully sembra essersi resa conto di aver commesso un grosso errore a lasciare Mulder, sembra aver capito che non può amare nessun altro che lui e forse lo ha capito grazie alle visioni che ha avuto sul futuro. Perdere Mulder non era nelle sue opzioni. Si è anche resa conto che non può continuare a nascondere le sue emozioni né a se stessa e tanto meno a Mulder. Averle nascoste l’ha portata a fare gli errori più devastanti della sua vita, è arrivato il momento di mostrare quel suo lato fragile e bisognoso di conferme. Soprattutto con Mulder. Perché se lui non sa, neppure può capire. Ed ecco che in Plus One gli confida la sua paura di invecchiare, mostra tutta la sua fragilità e i suoi rimpianti per i treni che ha perso.  Certo lo fa in un modo che non le si confà. Chiedere a Mulder se dovesse incontrare una più giovane. Chi Mulder? L’espressione di lui è più che eloquente nonostante la sua risposta politicamente corretta. Dice che non saprebbe con chi fare un altro figlio? Anche qui espressione eloquente di Mulder, risposta politicamente corretta. Arti subdole avrebbe detto il disneyano Dotto!  Ma ripensando ai primi 15 anni della loro relazione, durante i quali si è sempre trincerata dietro ai suoi sto bene, mi rendo conto che le arti subdole non fanno parte di Scully e allora posso immaginare che non essendo abituata ad esprimere i suoi timori ed i suoi desideri, così come fa con le sue teorie mediche o scientifiche, non sappia come esprimerli e lo faccia girandoci intorno ma senza alcuno scopo nascosto. Successivamente, quando Mulder, neppure troppo velatamente la invita a passare del tempo insieme, lei risponde ‘non credo proprio che lo farò’ risultando antipatica. La mia Scully lo avrebbe deliziato con uno sguardo enigmatico oppure gli avrebbe sorriso un ‘falla finita Mulder!’ Poi ci ripensa e, con una espressione da femme fatal, afferma ‘ma d’altronde non è fuori dal ventaglio delle possibilità’ cosa? Quale possibilità? Fare sesso? Ma fra loro non è mai stato solo sesso. Qui è decisamente fuori personaggio. Naturalmente in quei momenti, ma anche in tutti gli altri episodi, Mulder è stato grandioso, presente, attento, mai pressante, in attesa. La scelta spetta a lei. L’altro episodio è ovviamente IA, fuor di metafora, perché comunque quell’episodio è surreale, un ammonimento, un messaggio, perché se fosse vero il personal massanger sotto il letto sarebbe assolutamente ed inequivocabilmente fuori personaggio, così come il taxi senza conducente e la casa domotica e fredda.

Ma in questa stagione io l’ho apprezzata, anche se rimane qualcosa di diverso. Forse troppo fragile? Forse troppo dipendente? Forse dilaniata da troppi dubbi? Credo che alla fine Scully abbia capito di aver fatto due errori che le hanno cambiato la vita in peggio e non solo la sua. Dare in adozione William, che alla luce dei fatti sarà stato anche protetto da una famiglia normale ma non da se stesso, e a lasciare l’uomo della sua vita. L’unico che ha amato e che nessuno potrà mai sostituire nel suo cuore perché può amare solo lui da qui all’eternità!!!!.

Io, da inguaribile romantica, sento la mancanza di quella atmosfera fatta di frasi non dette e di sguardi, che si respiravano nelle prime nove stagioni. Anche se so che il tempo trasforma le cose e infatti lo ritroviamo quell’amore, diverso, maturo, da persone che hanno capito quanto la vita sia complicata e meravigliosa allo stesso tempo. Una vita che può riservare grandi dolori ma anche grandi sorprese. Persone che hanno raggiunto un tale punto di conoscenza ed intimità da potersi mettere a nudo l’uno con l’altro senza timore. La mia Scully mi viene restituita in alcuni momenti indimenticabili. La ritrovo in MS3 con le sue fragilità e la sua forza nelle convinzioni, in This, dove saluta Langly prima di distruggere completamente il programma che lo conteneva, in Ghouly, il pianto davanti al cadavere di William e le sue parole disperate ce la restituiscono con tutti i suoi sensi di colpa ed in tutta la sua personalità, in Nothing last forever, dove Mulder la invita a spiegare cosa vuole dire, perché lui è lì al suo fianco pronto ad ascoltarla, perché lui ha fatto questa scelta e non l’ha mai tradita e allora, in quel momento, possiamo ammirare la sua confessione, il suo prendere coscienza di aver commesso degli errori e tutta la sua volontà nel volerli risolvere e di volerlo fare insieme all’uomo per il quale ha rinunciato a tutto (Si sbagliava Smoking Man quando ha detto che di fronte alla scelta fra Mulder ed il suo unico figlio, lei avrebbe scelto di mettersi dalla sua parte). In quella chiesa,  alla presenza di Dio, si celebra un matrimonio. Si signori un matrimonio, quel Sacramento che viene celebrato dagli sposi davanti a Dio per il tramite di un sacerdote, il quale non è condizione assoluta, e alla presenza di due testimoni. Mulder afferma di aver fatto la scelta di starle accanto, lei gli mormora qualcosa all’orecchio che noi non conosceremo mai e aggiunge che vuole farlo con lui. Lui annuisce vistosamente a quei voti nuziali e poi accende la candela sull’amen del canto gregoriano che fa da colonna sonora alla loro promessa.  I testimoni? Noi, tre milioni di telespettatori che non sono stati solo testimoni della scena più romantica o della più romantica dichiarazione d’amore, ma sono stati testimoni di un matrimonio nascosto fra i simboli e che nessuno mai più avrà la fortuna di vedere in qualsiasi altra serie o film o fiction. Perché è stato un matrimonio alla X Files, che altro se no!!!! E dulcis in fundo, la mia Scully riappare in tutta la sua forza di donna di scienza, di cuore e di fede quando per salvare Mulder e se stessa dall’abisso della disperazione di fronte alla morte, stavolta reale, di William, gli dice che quel ragazzo non era figlio loro ma un esperimento nato in un laboratorio. Io trovo che il rinnegare quella maternità per salvare il suo compagno, se stessa e la nuova vita che porta in grembo, sia stato il più grande atto d’amore che potesse fare e che la mia Scully ha scelto di fare, restituendomi quel personaggio che ho tanto amato ed ammirato. Quel personaggio che finalmente si concede di continuare a singhiozzare nell’abbraccio protettivo del suo compagno, di fronte al quale può essere davvero se stessa.

10 Responses so far.

  1. Rita ha detto:

    L’analisi al microscopio di Francesca, davvero precisa ed esauriente, quasi entomologica nella sua osservazione fin nel dettaglio, ci ripropone quella domanda alla quale parecchi fans hanno tentato di darsi una risposta in tutti questi anni. Che cos’è successo alla Dana Scully che conoscevamo? Può una persona (un personaggio), nonostante i punti fermi siano sempre gli stessi, cambiare così tanto nel corso della sua vita, fino a stravolgersi (e stravolgerci) completamente? Provo anch’io a dire la mia, consapevole di non aggiungere granchè a quest’ottima analisi. Il mio sospetto è che, a partire dalla stesura di IWTB, tutto fosse già stato scritto o, almeno in parte, abbozzato da Carter, compresa l’evoluzione del personaggio Scully, sia pure con opportuni aggiustamenti in corso d’opera e nel corso degli anni, nell’intento di non riproporre pedissequamente gli stessi caratteri dei personaggi identici a quelli di vent’anni fa.

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    Sono passati 6 anni da quando abbiamo lasciato i nostri eroi in quel letto di Roswell, consapevoli che “si può ancora sperare”. Si sono, per così dire, accasati, lei ha trovato un lavoro col quale sembra mandare avanti la baracca per tutti e due. Concordo sull’osservazione che la loro non è una convivenza full time, pensando piuttosto in un domicilio diverso per Scully, che probabilmente trova più comodo vivere nelle vicinanze dell’ospedale e frequentare quella casa solamente nei week-end e durante le vacanze. L’osservazione che lei lo va a trovare di tanto in tanto per non metterlo in pericolo non mi trova pienamente d’accordo, perché è lei stessa che lo dice nel film: se l’FBI avesse voluto ritrovare Mulder, l’avrebbe già fatto, senza bisogno di pedinarla. Sparire dalla circolazione può essere relativamente semplice se uno rinuncia alla tecnologia, più difficile se uno vive attaccato ad un computer e ad un telefono. La giravolta umorale che Scully compie nel film credo sia perfettamente plausibile (stanca di dover rincorrere mostri nell’oscurità) per quanto riguarda le priorità della loro vita assieme, meno sul piano prettamente caratteriale, e forse qui sta tutta la chiave di lettura tra la Scully anni ’90 e la Scully del nuovo millennio: l’egoismo. Stavolta, le parole pronunciate ed i famosi “non detto” del loro esclusivo linguaggio paraverbale, non funzionano più e la spinta di ambedue (lei di cercare una vita normale, lui di combattere una sua personale guerra donchisciottesca perché non sa fare altro, non è altro, in questa vita) sembra ormai risolversi in un cozzare muro contro muro. In una coppia di lunga data ci può stare, ma tra loro due sembrava impossibile, fuori da ogni prospettiva. Invece… è accaduto. Mulder, come sempre quando si tratta dei sentimenti della sua compagna, sembra viaggiare con le fette di salame sugli occhi, salvo poi perderle per strada e risvegliarsi bruscamente alla realtà dei fatti, e non basta una romantica vacanza tropicale su una barchetta per rimediare ad una deriva ormai intrapresa. Insieme si tiene la barca dritta, ma se uno dei due rema contro… fatica sprecata. La vita non è un film. Io direi piuttosto che a lasciarsi sono stati tutti e due, contemporaneamente, di mutuo accordo, senza litigi, risultato di un logoramento interno che li fa decidere, senza troppi drammi ma con un pesante senso di sconfitta, di tentare altre strade indipendenti, ognuno rinchiuso nelle proprie ragioni. A volte, forse, può essere una triste soluzione. Su tutto, il pesante fardello del ricordo di William, della scelta tremenda di Dana, la paura che lui non potesse riuscire a perdonarla. Quando Mulder gli chiede quanti anni ha il suo piccolo paziente, lei non risponde: il suo silenzio potrebbe essere spiegato dal fatto che il bambino ha, grosso modo, l’età di William, e forse per questo lei si sente così legata a lui e non vuole riesumare quel dolore anche di fronte al padre naturale. Ma è innegabile che, pur in sottotraccia, William è il perno centrale della loro crisi.

    STAGIONE 10
    O dell’irriconoscibilità.
    Eccoci arrivati nel 2016, il mondo nel frattempo è stato abbastanza stravolto nelle sue fondamenta sociali, la società stessa è cambiata e, per mero spirito di sopravvivenza, anche i nostri due personaggi sono cambiati. Anzi, Dana è cambiata, Fox no. Ecco il punto. Giustamente, ad un uomo come Mulder non si può chiedere di cambiare altrimenti verrebbe snaturato nella sua stessa essenza: ma è questo che Dana gli ha chiesto, inconsciamente, nel corso del tempo, adeguandosi ad una nuova visione della vita imposta dalla “modernità”. I rapporti uomo-donna, come li conoscevamo fino a tutti gli anni ’90, sono profondamente cambiati, e Dana sembra essersi accodata al flusso della nuova corrente di pensiero. In questa nuova Dana io vedo una donna glamour, di classe, con abiti chic e scollature impensabili, con un’aura di superiorità che cozza smaccatamente col carattere fermo ma conciliante che abbiamo conosciuto nel passato, che tratta il suo ex (?) compagno con sufficienza, qualche volta con malcelata infofferenza, spesso con un velo di compassione ma, come giustamente osserva Francesca, ben consapevole che un uomo così non potrà mai essere rimpiazzato con nessun altro, perché nessun altro l’ha fatta sentire così viva e mai ci sarà. E questo suo cinismo davvero credo sia dovuto alla sua paura: paura di amare ancora, paura di essere felice: ha sempre avuto paura dei propri sentimenti. L’età avrebbe dovuto condurla ad un ripensamento di tutta la sua vita con Fox, ad ammorbidirla un pochino e farle abbandonare quella corazza che la proteggeva da sbandamenti emotivi, invece si è indurita ancor di più, tirando fuori un lato piuttosto cinico e per niente empatico nei confronti del prossimo che non le appartiene e mai le apparterrà. Perché tutto questo? Mulder è diventato con gli anni più maturo, riflessivo, ponderato, un signore di mezz’età ma con ancora il cuore di un fanciullo: che senso ha stravolgere il carattere di Scully fino a farcela (almeno, ai miei occhi) diventare antipatica e fin insopportabile? Nessun senso, a mio avviso. Sulla recitazione antipatica dell’attrice Gillian Anderson abbiamo già discettato più volte, trovandoci tutti d’accordo nell’affermare che Gillian si è completamente dimenticata del personaggio Scully, pensando di essere ancora in modalità Stella Gibson: appunto cinica, sprezzante, spregiudicata, sexy, una che affronta la vita a muso duro. Qualcuno ci ha rapito Scully e ci ha restituito una brutta copia e, appunto, vien proprio da gridare: “Non è lei vi dico!!”. Una Dana Scully che personalmente ho detestato. Per quanto concerne tutto il discorso trucco-parrucco-sceneggiatura, l’impressione è che i collaboratori di Chris Carter siano nuove leve che poco sapevano di X-Files, che non hanno “vissuto” gli anni ’90 o che se pure fossero stati al suo fianco negli anni ’90, abbiano buttato il passato (del personaggio) alle ortiche per conferire alla nostra Scully quel glamour che fa molto nuovo Millennio, attuale e contemporaneo, fatto di una donna che non è più disposta a sacrificarsi per chicchessia, men che meno per l’uomo che ha amato (e che ancora ama, inutile nasconderlo). E’ come se, nella mente di Carter e collaboratori, fosse passato il mantra: “abbiamo già dato”. Scully si è sacrificata anche troppo per quell’uomo totalizzante che, alla fin fine, le ha rovinato la vita, e per cosa? Per non avere nulla in mano. Basta, aria nuova, donna nuova. E la donna nuova, quella che non è disposta a concedere nulla di sé se non per proprio tornaconto, è ormai quella che va per la maggiore nella società attuale, nel mondo dello showbiz. Una donna egoista che rivendica i suoi spazi e le sue libertà a scapito di tutto il resto. Dana Scully è diventata un’egoista: “abbiamo già dato”, in termini di sacrificio della propria famiglia, della propria salute, di un figlio. Basta, è ora che pensi a me stessa. Ma questa non è la Scully che conoscevamo noi. Non è quella che 25 anni fa era d’esempio alle ragazze di allora, che decidevano di iscriversi a medicina e seguire la carriera di medico forense proprio per il bell’esempio che portava questa eroina dai capelli rossi, bassina, minuta, di una bellezza classica ma non travolgente, eppure rocciosa, granitica nelle sue convinzioni e, soprattutto, con fortissimi e saldi principi morali, che non si palesavano solamente nell’altissimo senso del dovere applicato al lavoro, ma anche ad uno speciale “senso del dovere” quale l’essere devota collega di un uomo eccezionale ancorchè impossibile da incasellare. Com’è impossibile da dimenticare, durante i loro primi casi assieme, la falcata chilometrica di lui e lei che gli trotterella dietro per tenere il passo; simbolicamente, dietro ad un grande uomo c’è sempre una grande donna. Ed è proprio questa parola, “devozione” che ce l’ha fatta amare fin dai primi episodi, che l’ha fatta scegliere tra l’ammuffire con Mulder nello scantinato o una facile e brillante carriera con Tom Colton, lo stesso concetto che il suo “suocero” CGB Spender le disse in macchina in “En Ami”, cogliendo perfettamente nel segno. Trovatemi, oggi, 2018, una qualsiasi giovane donna dell’età di Scully negli anni ‘90, che ne conosca il significato, il concetto stesso di “devozione”. Essere devota ad un uomo non significa essere la sua schiava: significa dargli quel sostegno dietro le quinte necessario perché lui possa essere pienamente consapevole di sé, della sua forza che trae origine dalla compagna che lo affianca. Senza Scully, Mulder si perde e si spegne, continuando a vivacchiare, una fiammella che arde al minimo, prossima allo spegnersi. La sua devozione innata, che si manifesta per le cause in cui crede, l’ha poi portata ad innamorarsi in silenzio, in gran segreto, dello “Spettrale”. La Scully del 2016, ha smarrito il concetto della sua devozione a Mulder, smarrendo così pure sé stessa. Mulder stesso probabilmente non è stato più in grado di riconoscerla, di capirla in questo suo evolversi così lontano e distante dalla risoluta ma dolce Dana che conosceva(mo). Ecco la frattura, l’inaridimento, il lasciarsi. Il concetto di sacrificio è insito nel femminile, ma, evidentemente, nel 2016 è diventato fuori moda come le giacche con le spalline. Avrebbe dovuto rimanere accanto a Mulder, che ama, che adora ma che, per egoismo, non tollera più accanto a sé, almeno nella speranza di reincontrare William. La perdita di un figlio, di solito, è un grosso banco di prova di una coppia. Non volete rimanere assieme per voi due? Almeno, fatelo per lui, per dare un senso a quel “si può ancora sperare” di The Truth. Potevate farlo perché vi amate nel profondo dei vostri cuori. In questi tempi cinici ed egoisti, l’amore vero, puro, totale e disinteressato sembra non trovare più posto. Nemmeno tra Mulder&Scully. Su tutto, aleggia il ricordo costante, sordo e doloroso di quel figlio perso chissà dove, chissà con chi, per il rimpianto che, è evidente, si fa spazio nelle rispettive vite da separati dei due. Il dolore va condiviso per essere accettato ed assimilato, il dolore vissuto da soli non fa che allontanare. E difatti eccoli, a struggersi per il loro bambino, ognuno rinchiuso nelle rispettive abitazioni. La Dana Scully del 2002 lo avrebbe permesso, tutto ciò? Non lo credo proprio. E con questo, la snaturalizzazione del personaggio Dana Scully si è avverata: se poi ci aggiungiamo la recitazione insofferente, distaccata, glaciale di Gillian, allora… missione compiuta. Se la separazione, tra i due, è stata una mossa azzardata, ma furba ed intelligente ai fini della narrazione, stravolgere un carattere così ben definito come Dana non ha davvero senso né scopo.

    STAGIONE 11
    O del rinsavimento.
    Degli autori, di Gillian, fate voi. Fare autocritica, rimettersi in discussione, è una delle imprese più difficili e stancanti per un individuo, perché è facile incolpare gli altri, ma quando di tratta di incolpare sé stessi, apriti cielo. Io non so se Carter ha dato ascolto ai numerosi fan che si sono lagnati perché ha fatto separare Dana da Fox o si è accorto da sé di aver creato un mostro con una Dana totalmente irriconoscibile e fuori personaggio, fatto sta che davvero nell’ultima stagione Dana non fa una gran bella figura in termini di sicurezza e pienezza di sé, e di questo non possiamo che rallegrarcene. Gillian sembra aver ricordato CHI è Dana Scully, il personaggio Dana Scully smette di trattare Mulder come un povero ossessionato da trattare con indulgenza per allontanare lo spauracchio della “pazzia”, torna ad essere più morbida, sorridente e complice. Gillian-Scully, pur a piccoli passi, è tornata. Matura, consapevole delle sue fragilità e del tempo che scorre. Dana è innamorata, e si vede. Nei lunghi periodi nei quali ha vissuto da sola, ha avuto modo di riflettere tanto sul suo rapporto con il compagno di una vita, col padre di quel figlio che, finalmente in Ghouli, apparirà ai loro occhi, ma che curiosamente verrà visto ed abbracciato dal vivo, nelle sue reali fattezze solo dal “padre”, non dalla madre. Il personaggio è, ovviamente, diverso dalla Dana di vent’anni fa, ora è una donna che ha passato la cinquantina, e le insicurezze relative all’età la mettono di fronte a degli aspetti della sua vita che mai si erano presentati. L’età ti mette nelle condizioni di fare dei bilanci, se non proprio delle spietate autocritiche. E’ questo che Dana ha fatto per tutti i 10 episodi (grazie, Carter), si è rimessa in discussione, ha abbandonato gli sterili egoismi del 2016, il cinismo, la freddezza, la supponenza, la presunzione di avere la verità in tasca. Non è mai stata una donna fragile in nessun aspetto della sua vita, da quando la conosciamo, meno uno: la sfera sentimentale-affettiva. Lì era consapevole che quell’aspetto era il suo tallone d’Achille, i sentimenti erano costantemente messi fuori dalla porta. Impossibile però continuare su quel binario, pena la distruzione di sé. Ora, nella stagione 2017-2018, il muro che si era costruita attorno al cuore le sta crollando tutto addosso, i nodi vengono al pettine. A parte qualche pessima ed abominevole scelta di sceneggiatura e dialoghi (la surreale battuta finale in Plus One, il massaggiatore in AI), abbiamo la galattica soddisfazione di rivedere una Scully che circola attorno a Mulder con orecchie basse e coda tre gambe e, soprattutto, che ammette e riconosce i propri colossali errori (abbandonare William, lasciarsi con Mulder), in una confessione a lume di candela che ci riconcilia col personaggio. Forse non è un caso che gli sceneggiatori abbiano deciso di dare metaforicamente un taglio al recente passato del personaggio Scully proprio col penultimo episodio, a cominciare dai capelli, riproponendo un caschetto che ricalca, aggiornandolo, quello che portava la Dana degli anni ’90 che tanto amavamo. Certo che la sequenza finale di “Nothing” è stata quella di un matrimonio e che il loro dialogo è stata la promessa d’amore eterno, e noi tutti a far da testimoni. La Dana cinica, fortunatamente, non c’è più, ritroviamo la nostra eroina con delle fragilità in più che non conoscevamo, l’abbiamo vista risoluta e determinata ma anche vacillante ed insicura ma, soprattutto, tanto, tanto innamorata, di un amore pieno e vero, maturo e consapevole, che fa carta straccia delle proprie rivendicazioni emotive ed egoistiche della stagione e degli anni precedenti, impaurita per un futuro che si prospetta difficilissimo con quella nuova vita vera nel suo grembo, dove la paura più grande sarà quella di esser felici. Qualcuno ha detto che: “La paura, se condivisa, si dimezza; il coraggio, se messo insieme, raddoppia”. Credo che questa massima si applichi perfettamente a Dana e Fox; sommessamente, mi piacerebbe che diventasse il mantra anche per Chris Carter, nel futuro nebuloso ed incerto di X-Files che si profila all’orizzonte.

  2. Francesca ha detto:

    Grazie Rita, hai completato alla grande la mia analisi di Dana Scully e grazie a XFBB per averla pubblicata.
    Un abbraccio a tutti

  3. xfilesbluebookfanclub ha detto:

    D’accordo con l’analisi di Francesca e con le integrazioni di Rita. Impossibile aggiungere altro. Unica riserva sul concetto di separazione. In generale è sempre uno che lascia l’altro, il quale può accettare, ma alla fine subisce la scelta covando segretamente un rancore pronto ad esplodere con violenza oppure con pungente ironia. E proprio quello che vediamo in MS1, quando Mulder e Scully si rivedono. Più volte lui lancia frecciatine ironiche sulla sua ex relazione prima sulla strada, poi in macchina. Credo proprio che sia stata lei a lasciare lui, per motivi assurdi che nemmeno la ragione del cuore può ritenere plausibili.

    • Rita ha detto:

      Ahah!! Massì, dai, diciamo pure che le premesse affinchè una relazione sfilacciata si logorasse a tal punto c’erano già, restava solo da vedere chi avrebbe compiuto il passo finale fuori dalla porta. Di solito, è il soggetto più esasperato. Ma le vogliamo bene lo stesso…

  4. Elisa ha detto:

    Bellissime ed interessanti interpretazioni escono fuori in questo sito! Sono sempre molto felice di leggerle.
    E’ vero nella decima stagione Scully non sembra lei ma capita anche nella vita di perdersi per poi ritrovarsi, io torvo che tutto ciò ha reso il personaggio più vero di quanto non sarebbe stato senza questa caduta emotiva. Perché per me di quello si sarebbe trattato. Forse nella sua testa ha sentito che quella “devozione” che ha sempre avuto per Mulder l’ha allontanata da tutto e da tutti. Probabilmente ce l’aveva più con se stessa perché consapevole che aveva scelto lei di seguirlo inizialmente, aveva scelto lei di stare con lui e lei aveva deciso di dare William in adozione. Forse, nel profondo, sentiva che il problema non era tanto Mulder o le sue teorie ma lei stessa. E tutto questo l’ha portata a tentare di fare scelte dissimili da quelle precedenti per vedere se così facendo riusciva a ritrovare le fila della sua vita… Verrebbe da dirle ora, per allora, “Ma sei matta?” però forse anche questo ci può stare.

    • rita ha detto:

      Mah… non discuto sulla separazione (logica, plausibile, irritante fin che si vuole, ma un vero colpo di genio di CC), ma sulla sua caratterizzazione nella 10^ stagione: non ho mai potuto digerire il suo modo di trattare Mulder, con sufficienza, quasi con fastidio, non è da Scully, e difatti nell’11^ le hanno fatto fare marcia indietro. Quindi ok, l’ha lasciato per sperimentare una vita diversa… ma perchè trattarlo come un cretino? (cfr Mulder&Scully meet the monster, sala autopsie). Non se lo meritava, e noi non ci meritavamo una Scully “antipatica” (volevo dire un’altra parola, ma penso che ci siamo capite… 😉 )

      • Anonimo ha detto:

        Era “antipatica” solo per cercare di difendersi, secondo me.
        Lo trattava con sufficienza solo per cercare di non farsi coinvolgere troppo perché sapeva l’effetto che avrebbe avuto su di lei, lo sa dal primo giorno che l’ha incontrato L’effetto che Mulder ha su di lei. E infatti…un po’ la sua intelligenza, un po’ i suoi occhioni da cucciolo…e la nostra Scully ha capitolato… ma come tutte noi, del resto. Chi resisterebbe a Fox Mulder? io no!

        • rita ha detto:

          Ahah!! Inutile, ci siamo capitolate tutte, mannaggia a David… Povero Mulder, ne ha avute di rogne da sopportare, perfino la “sua” collega che lo tratta “come un povero scemo” (parole sue, vedi lo splendido Field Trip), ma da qua a trattarlo come un poveretto malato di mente, ce ne corre…

  5. Francesca ha detto:

    Non parliamo di capitolazione!!!! Chi potrebbe resistere davanti ad un uomo che non solo è bello, ma è anche un gentiluomo, cavaliere, eroe senza macchia e senza paura? E ti guarda con quegli occhi…..? Anche la femminista più accanita si innamorerebbe di lui. Per quanto riguarda Scully non perdiamo mai di vista che un personaggio ha il destino segnato, scritto nero su bianco dal suo creatore, e non può cambiarlo, neppure se lo volesse. Quindi quanto è responsabile di ciò che le accade e di ciò che fa? Certo che non ce la meritavamo una Scully antipatica, ma questo lo dovremmo chiedere a CC.
    E’ vero che spesso Scully tratta Mulder come uno scemo, ma chi di noi, nella realtà, prenderebbe sul serio uno come lui?
    Io, come minimo mi chiederei: Ma che si è fumato questo? E comunque il pensiero di Scully rimane “tu sei pazzo ma io ti amo lo stesso” più incondizionato di così!!!!
    In ogni caso una cosa abbiamo appurato definivamente. Al di là di tutte le analisi, questa Scully non è la Scully degli anni ’90 e a noi non piace. CC se ci sei batti un colpo…….

  6. Rita ha detto:

    Comunque, su una cosa la Scully di oggi è perfettamente identica alla Scully anni ’90, in quanto certi atteggiamenti sono universalmente conosciuti e risalgono alla notte dei tempi, dalle caverne in poi: lei che tratta lui come un povero scemo. Facciamo un pò di sana autocritica, signore: chi di noi non ha mai trattato “come un povero scemo” il nostro amico e/o compagno? Ecco, in questo aspetto, da 25 anni, Scully incarna perfettamente tutte noi… Povero Mulder. 😉

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